2 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Energia

Climate Transparency Report: G20 assai lontano da 1,5 °C

Secondo l’ultimo Climate Transparency Report, a cui hanno concorso 16 prestigiose organizzazioni e istituti di ricerca, le emissioni sono di nuovo in aumento in tutti i Paesi del G20. Nonostante gli impegni netti zero e gli NDC aggiornati, l’azione climatica del G20 che rappresenta il 75% delle emissioni globali rischia non permetterebbe di conseguire l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Il profilo dell’Italia che emerge presenta più ombre che luci.

Come è consuetudine da qualche anno, in occasione dell’annuale Summit del G20 (Roma, 30-31 ottobre 2021) Climate Transparency, ONG globale con la missione condivisa di stimolare un’ambiziosa azione per il clima attraverso una maggiore trasparenza, pubblica un Rapporto, alla cui redazione collaborano 16 organizzazioni e istituti di ricerca di 14 Paesi membri del G20, che fornisce una panoramica completa di tutti i Paesi del G20,attraverso l’analisi di 100 indicatori di azione climatica, tra cui l’attrattività degli investimenti, gli investimenti nelle energie rinnovabili, la politica climatica, la vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici l’intensità di carbonio nei settori dell’energia elettrica e nell’economia, i sussidi ai combustibili fossili e il contributo al finanziamento per l’azione climatica.

Secondo il Climate Transparency Report 2021, nei Paesi del G20, che rappresentano il 75% delle emissioni globali di gas serra, nel 2020 le emissioni di CO2 legate all’energia sono diminuite del 6% per effetto delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, ma nel 2021 le emissioni di CO2 dovrebbero rimbalzare del 4% in tutto il G20.

La quota di rinnovabili del G20 è aumentata dal 9% del 2019 al 10% nel 2020 (Total Primary Energy Supply) e questo trend proseguirà nel 2021, raggiungendo il 12%. Tra il 2015 e il 2020, la quota di rinnovabili nel mix energetico del G20 è aumentata del 20%, raggiungendo il 28,6% della produzione di energia del G20 nel 2020 e si prevede che raggiungerà il 29,5% nel 2021.

Dal 2015 al 2020, l’intensità di carbonio del settore energetico è scesa del 4% in tutto il G20. Ma si prevede che il consumo di carbone aumenterà di quasi il 5% nel 2021, con la Cina a guidare tale crescita (61% della crescita), seguita da USA (18%) e India (17%).

USA (4,9 tCO2/pro capite) e Australia (4,1 tCO2/pro capite) hanno il record di emissioni pro capite nel G20 (la media è di 1,4 tCO2/pro capite), riflettendo l’elevata quota di combustibili fossili, in particolare gas naturale e petrolio, utilizzati per la produzione di calore.

Tra il 1999 e il 2018 ci sono stati quasi mezzo milione di morti e quasi 3,5 trilioni di dollari di costi economici correlati agli impatti climatici in tutto il mondo, con Cina, India, Giappone, Germania e USA che sono stati particolarmente colpiti nel 2018.

Nel G20, l’attuale quota di mercato dei veicoli elettrici (EV) nelle nuove auto vendute rimane bassa al 3,2%, ad eccezione dell’UE con Germania, Francia e Regno Unito che hanno percentuali più elevate.

Tra il 2018 e il 2019, i membri del G20 hanno fornito 50,7 miliardi di dollari all’anno di finanze pubbliche per i combustibili fossili, con Giappone (10,3 miliardi di dollari l’anno), Cina (8 miliardi) e Corea del Sud (poco meno di 8 miliardi), tra i più generosi.

La maggior parte dei Paesi del G20 hanno perso l’occasione di promuovere gli obiettivi di mitigazione del clima attraverso i pacchetti economici varati per la ripresa dopo la pandemia. Solo 300 miliardi di dollari su un totale di 1.880 sono stati assegnati per il green recovery, mentre i combustibili fossili hanno continuato ad essere finanziato.

Il Rapporto contiene anche il profilo di ogni singolo Paese del G20. In quello dell’Italia si legge che L’obiettivo nazionale dell’Italia è ridurre le emissioni di gas serra del 38% al di sotto dei livelli del 2005, ovvero di circa 366 MtCO2e, entro il 2030. Per mantenersi al di sotto del limite di temperatura di 1,5 °C, le emissioni dell’Italia al 2030 dovrebbero essere di circa 165 MtCO2e (o il 72% al di sotto dei livelli del 2005) rimanendo un gap di 201 MtCO2e”.

Le emissioni dell’Italia (escluse quelle legate all’uso del suolo) sono diminuite del 17% tra il 1990 e il 2018, attestandosi a 429 MtCO2e. Le emissioni totali di gas serra hanno raggiunto il picco nel 2005, poi hanno oscillato per alcuni anni prima di iniziare a diminuire in modo più costante dal 2011 in poi. Le attuali proiezioni attuali mostrano che le emissioni dell’Italia raggiungeranno al 2050 il 64% al di sotto dei livelli del 1990”.

Il grafico mostra il mix di combustibili per tutta la fornitura di energia dell’Italia, compresa l’energia utilizzata per la generazione di elettricità, il riscaldamento e per cucinare, e per i carburanti dei trasporti. I combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) costituiscono il 77% del mix energetico italiano, leggermente inferiore alla media del G20 dell’81% nel 2020. L’uso di carbone e petrolio è in diminuzione, ma la quota di gas naturale, importante fonte di emissioni, rimane stabile (42%), mentre la quota di rinnovabili nel mix energetico è solo del 18%. L’Italia punta al 30% del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 (Fonte: CTR 2021)

“In Italia l’intensità di carbonio del mix energetico è leggermente diminuita negli ultimi cinque anni e si attesta a 48 tCO2/TJ nel 2020. Dato inferiore alla media del G20 (57 tCO2/TJ)”, ma la quota di rinnovabili negli ultimi 5 anni (2015-2020) è cresciuta poco più del 9% contro l’oltre 24% del G20.

“Le emissioni dei trasporti continuano a salire. Nel 2018, il 91% del trasporto passeggeri e l’85% delle merci è stato trasportato su strada e i combustibili fossili hanno ancora dominato il mix energetico dei trasporti. I veicoli elettrici (EV)  hanno rappresentato solo il 4,3% delle vendite di auto nel 2020. Per rimanere entro 1,5 °C, il trasporto passeggeri e quello pesante devono essere decarbonizzati”.

Anche il recente report di Carbon Disclosure Project Europe che ha tracciato la traiettoria verso l’obiettivo di 1,5 °C delle imprese italiane ha rilevato che il settore è assai lontano dal conseguire l’obiettivo di Parigi, con solo 20 imprese su 194 analizzate che hanno obiettivi dettagliati di riduzione delle emissioni di CO2 a medio termine.

All’ultimo G20 dei Ministri dell’Ambiente di Napoli, il Documento finale è stato firmato da tutti i Paesi del G20, ma su riscaldamento globale e decarbonizzazione non c’è stata intesa per le posizioni di contrarietà di 5 Paesi (Cina, India, Russia, Arabia Saudita Indonesia), per cui si è deciso di rinviare tali questioni al prossimo Vertice di Roma.

I Paesi del G20 sono davvero in ritardo con gli obiettivi climatici per il 2030, i piani di eliminazione graduale dei combustibili fossili e i pacchetti di finanziamento per il clima – ha dichiarato Laurence Tubiana, CEO di European Climate Foundation, una delle Organizzazioni che hanno contribuito alla redazione del Climate Transparency Report 2021, Ambasciatrice francese per i negoziati sul clima in occasione della COP21 (2015), svolgendo un ruolo chiave nel facilitare l’Accordo di Parigi – Il Rapporto rivela che il G20 deve spostare le montagne per garantire che possiamo ancora percorrere lo stretto sentiero verso gli1,5 °C. Per fortuna, non è impossibile. I compiti sono chiaramente definiti. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che i leader dei più grandi emettitori del mondo si facciano avanti e svolgano i loro compiti eccezionali”.

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