28 Gennaio 2023
Infrastrutture e mobilità Scienze e ricerca

Le città “condivisibili”: futuro del trasporto a livello globale

Le città condivisibili futuro del trasporto a livello globale

Uno Studio del SENSEable City Lab del MIT, a cui i ricercatori dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iit-Cnr) hanno dato un notevole contributo, ha scoperto le leggi della mobilità condivisa (in questo caso il ride sharing) che possono essere applicate a qualsiasi città, fornendo indicazioni per trasformare il futuro del trasporto a livello globale.

Con i veicoli a guida autonoma che stanno per arrivare sulle nostre strade, la condivisione delle auto e dei viaggi potrebbe diventare sempre più diffusa, creando nuovi sistemi di mobilità che rappresenteranno un ibrido fra trasporto pubblico e privato“.

Così ha commentato la pubblicazione dello Studio “Scaling Laws of Urban Ride Sharing“, pubblicata nel numero di marzo 2017 della rivista Nature Scientific ReportsCarlo Ratti, Direttore del SENSEable City Lab del Massachusetts Institute of Technology (Mit), che ha guidato la ricerca.

Ratti, Architetto e Ingegnere laureatosi presso il Politecnico di Torino e l’École Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi, e successivamente ha conseguito il MPhil e Dottorato di ricerca presso l’Università di Cambridge, è uno dei soci fondatori dello studio internazionale di design Carlo Ratti Associati, è membro del GlobalFuture Council on Cities and Urbanization del WEF (World Economic Forum) e consigliere speciale per l’Innovazione urbana della Commissione UE.
Utilizzando una quantità senza precedenti di dati sulla mobilità, messi insieme in 10 anni dal MIT per un precedente progetto, attraverso l’analisi di oltre 200 milioni di viaggi di taxi effettuati in 30 città globali, la ricerca ha scoperto le leggi della mobilità condivisa (in questo caso ride sharing) che possono essere applicate a qualsiasi città, fornendo indicazioni per trasformare il futuro del trasporto a livello globale.

Il concetto di “ride sharing” si riferisce in generale all’attività di condivisione di passaggi in auto (in questo caso definito ride sharingon demand) con un’automobile di proprietà, con o senza finalità di lucro, diversamente da car sharing con cui si intende il noleggio a tempo di un’automobile di proprietà di terze parti (in Italia solo le aziende possono dare a noleggio un’auto, in altri Paesi anche i privati) e da car pooling che presuppone l’uso condiviso di veicoli privati tra due o più persone che devono percorrere uno stesso itinerario, o parte di esso, senza finalità di lucro.

La mobilità condivisa si sta diffondendo sempre più: UberPool, che è il servizio di Uber con conducente non professionista per la condivisione dei viaggi, è attivo in oltre 30 città, inclusa San Francisco dove è scelto da oltre il 50% dei suoi clienti. Grazie alla mole di dati generati da questo e simili sistemi, è possibile quantificare il potenziale della mobilità condivisa in un modo che era finora impossibile – ha dichiarato Paolo Santi, ricercatore presso l’Istituto di informatica e telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iit-Cnr) e il Mit Senseable City Lab e co-autore dello studio – Per quantificare il rapporto tra domanda di mobilità urbana e il numero di corse condivisibili, è stata utilizzata una metodologia basata sulla scienza delle reti. Il nostro gruppo di ricerca ha inoltre sviluppato un modello che caratterizza la ‘legge del ride-sharing’: con tre semplici parametri – l’area urbana, la densità delle richieste di viaggio e la velocità media del traffico – è stato possibile ottenere una stima molto accurata del numero di viaggi che può essere condiviso in una data città“.

Utilizzando questa legge, il team di ricerca è stato in grado di classificare le città in base al loro potenziale di condivisione:, scoprendo, per esempio, che Milano ha un potenziale di condivisione dei viaggi di circa il 50%, cinque volte maggiore di Roma: questa differenza è in gran parte dovuta alla diversa velocità del traffico cittadino.
Di tutte le città studiate, New York è risultata la città più “condivisibile” con il 62%, Berlino e Londra fra le meno “condivisibili”, con il 10-15%”.
I risultati della ricerca mettono anche in luce certe somiglianze tra città storicamente e strutturalmente diverse come Vienna e New York – ha proseguito Santi – Questo risultato è sorprendente e la spiegazione possibile per tale somiglianza, nonostante le differenze strutturali, è che ciò che influenza la condivisibilità dei viaggi, è il modo in cui sono organizzate le nostre vite, più che la disposizione della città“.

C’è da aggiungere, infatti, che ad incidere ci sono molti altri fattori, anche di tipo culturale, come riconosce Ratti, tra cui la disponibilità dei passeggeri di impegnarsi più spesso in tale condivisione che potrebbe essere maggiore in alcuni Paesi anziché in altri. Tuttavia, secondo colui che “Wired Magazine” ha inserito nella “Smart List“, che “Blueprint Magazine” ha incluso tra le “25 persone che cambieranno il mondo del Design” e che “Fast Company” ha definito uno dei “più influenti designer in America“, il ride sharing potrebbe diventare una parte importante nel mix del trasporto urbano, riducendo la congestione e gli effetti ambientali di utilizzazione delle auto.
Oggi le automobili di proprietà individuale sono utilizzate solo per il 5% del tempo – ha concluso Ratti – Perciò, se fossimo in grado di cambiare un po’ tali numeri, l’impatto potrebbe risultare notevole“.

Rimane un senso di tristezza, tuttavia, che sia un algoritmo a fare da intermediario nelle relazioni umane, anche se siamo consapevoli che i sistemi digitali hanno pervaso le città e ne modellano il futuro, lasciando sempre meno tempo alla “flânerie” di baudelairiana memoria.

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