È stato presentato al Parlamento europeo durante un evento in diretta streaming, il Rapporto richiesto dalla Commissione per le Petizioni (PETI) all’Università di Utrecht, per valutare le alternative all’uso delle gabbie negli allevamenti, a seguito dell’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage End” che ha raccolto 1.400.000 firme, anche in vista della revisione dell’attuale legislazione UE sul benessere degli animali.
Il 15 aprile 2021 al Parlamento europeo verrà discussa l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage End”, promossa 3 anni fa daCompassion in World Farming(CIWF) e fatta propria da altre organizzazioni e associazioni, che ha raccolto 1.400.000 firme, perporre fine all’uso delle gabbie negli allevamenti di tutta Europa.
In risposta a questa iniziativa la Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo (PETI Commission) aveva incaricato l’Università di Utrecht di predisporre una valutazione sulle possibilità e alternative per porre fine alla stabulazione in gabbia, che è stata presentata durante un evento in streaming il 13 aprile 2021.
NelRapporto“End the Cage Age – Looking for Alternatives“, biologi comportamentali, zoologi, veterinari ed esperti di etica della Facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Utrecht hanno analizzato la letteratura scientifica disponibile sulle alternative all’alloggiamento in gabbia.
“La nostra analisi si è focalizzata su galline ovaiole e suini– ha affermatoBas Rodenburg, Professore di Benessere degli Animali all’Università di Utrecht –Perché sono queste le specie che vengono tenute prevalentemente nelle gabbie e per le quali ci sono alternative disponibili o in fase di sviluppo“.
Per altre specie, come vitelli da latte e conigli, i ricercatori forniscono una breve panoramica della situazione e delle attuali possibilità.
“Il nostro Rapporto mostra che la fine degli alloggi in gabbia ha effetti positivi sul comportamento e sul benessere degli animali– ha proseguito Rodenburg –Questo perché gli animali nelle alternative senza gabbia possono mostrare il loro comportamento naturale. Polli e maiali sono onnivori; normalmente si nutrono, beccando e grufolando tutto il giorno. Tale comportamento è essenziale per questi animali, ma che hanno bisogno di materiali per rovistare come sabbia, paglia o trucioli di legno. Questo è difficile o impossibile da ottenere in gabbia“.
Per quanto riguarda lasostenibilità, negli studi pubblicati fino ad ogginon sono state trovate grandi differenze nell’impatto ambientale, sociale ed economico tra l’alloggiamento in gabbia e le alternative senza gabbia. Tuttavia, le alternative pongono nuove sfide. Ad esempio unrischio più elevato di malattie infettiveedisordini tra le comunità, come il beccarsi le piume. Per passare con successo ad alternative senza gabbia, gliallevatori devono quindi essere formati e imparare a lavorare con i nuovi sistemi.
Per altre specie, come ilvisoneo leoche e anatre per la produzione di foie gras,non esistono alternative alla gabbia. Per cui l’unica possibilità sarebbe undivieto europeo di produzione e importazione.
Lo Studio mostra che il passaggio ad alternative senza gabbia è possibile.
Ma come si può effettivamente ottenere questo risultato?
“Per gli allevatori è necessario rendere stimolante il passaggio– ha sottolineato Rodenburg –Gli investimenti richiesti devono tradursi in valore aggiunto per i loro prodotti. E i consumatori devono essere pronti a pagare un po’ di più per questa transizione, quindi è necessaria la consapevolezza anche di questo gruppo“.
A breve termine, ciò richiede misure finanziarie comesussidi per nuovi sistemi favorevoli al benessereedetichette di benessere sui prodotti, consentendo aiconsumatori di acquistare in modo più consapevole. A più lungo termine, lalegislazione potrebbe vietare alcuni tipi di gabbie.
“Una delle nostre raccomandazioni più importanti– ha concluso Rodenburg –è coinvolgere tutte le parti interessate nel processo, in modo che possano progettare insieme il nuovo e migliorato allevamento di bestiame“.
Il mese scorso, le principali aziende alimentari dell’UE avevano inviato unaletteraalla Commissione UE e al Parlamento europeo per chiedere che larevisione in corso dell’attuale legislazione europea sul benessere degli animali, sia l’occasione per porre fine all’uso delle gabbie negli allevamenti animali in tutta l’UE, a partire dalle galline ovaiole.
