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I benefici da investimenti per un sistema energetico decarbonizzato

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La transizione globale verso un sistema energetico decarbonizzato non solo aiuterebbe a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei +2 °C, come prevede l’Accordo di Parigi, ma sarebbe in grado di produrre entro il 2050 anche benefici economici fino a 10 miliardi di dollari e un aumento del PIL mondiale di 19 miliardi di dollari“.

È questa in estrema sintesi le conclusioni più importanti a cui giunge il Rapporto “Perspectives for Energy Transition: Investment Needs for Low-Carbon Energy System“, che è stato congiuntamente preparato, per la prima volta, dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) e Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) su richiesta del Governo tedesco per fornire un contributo alla Presidenza del G20 e presentato in occasione dell’annuale primaverile Berliner Energy Transition Dialogue (20-21 marzo 2017) dedicato alle analisi dei percorsi di transizione che devono essere intrapresi per coprire, sostenibilmente, la crescente domanda di energia.

L’accordo di Parigi riflette una determinazione internazionale senza precedenti ad agire sul clima – Adnan Z. Amin, Direttore generale IRENA – L’attenzione deve essere posta sulla decarbonizzazione del sistema energetico globale in quanto rappresenta quasi i due terzi delle emissioni di gas serra. L’opportunità economica per la transizione energetica non è mai stata così valida. Oggi, in tutto il mondo sono in costruzione nuovi impianti di energia rinnovabile, che sono in grado di produrre energia a costi inferiori rispetto alle centrali a combustibili fossili. Inoltre, da qui al 2050, la decarbonizzazione può alimentare una crescita economica sostenibile e creare nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. Siamo in una buona posizione per trasformare il sistema energetico mondiale, ma il successo dipenderà dalla velocità con cui saranno intraprese le misure, mentre ritardarle farà aumentare i costi“.

La necessità di una transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio e un sistema energetico in cui le energie rinnovabili siano dominanti è stato ampiamente riconosciuta e pubblicizzata da parecchio tempo, ma solo negli ultimi anni è diventata oggetto di dibattito economico, specie ora che il prezzo dell’energia solare ed eolica sta scendendo e gli investitori e le imprese stanno intravedendo le potenzialità della transizione.

Complessivamente, secondo il Rapporto, l’investimento netto necessario è notevole e pari ad oltre 29.000 miliardi di dollari fino al 2050, che rappresenta solo lo 0,4% del PIL mondiale.

A livello globale, il budget per gli investimenti nel settore energetico può rimanere – ha affermato il Direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol – Si tratta di spostare maggiori investimenti dal settore dei combustibili fossili a quelli delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica“.
L’
analisi macroeconomia compiuta indica che tale investimento, associato ad altre politiche di crescita, sarebbe in grado di:
– incrementare al 2050 il PIL globale dello 0,8%;

– generare 6 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili che andranno a compensare di gran lunga i posti persi nel settore dei combustibili fossili, anche per effetto degli ulteriori posti che si creeranno nelle attività di efficienza energetica, oltre a quelli conseguenti il miglioramento generale del PIL;
– migliorare il benessere umano attraverso importanti ulteriori benefici per la salute grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico che, come ha evidenziato uno studio dell’OCSE, senza adeguati interventi potrebbe costare 2.600 miliardi di dollari da qui al 2060, fino all’1% del PIL.

A livello globale, nel 2015 sono state immesse in atmosfera 32 gigatonnellate (Gt) di CO2 dovute alla produzione energetica, mentre per limitare il riscaldamento a non più di 2 °C sopra le temperature pre-industriali le emissioni dovranno costantemente ridursi a 9,5 Gt entro il 2050. Il 90% di questa riduzione, secondo il Rapporto IEA-IRENA, potrebbe derivare dall’espansione delle energie rinnovabili e dal miglioramento dell’efficienza energetica.
Attualmente, l’energia rinnovabile rappresenta il 24% della produzione energetica globale e il 16% di energia primaria. Per raggiungere la decarbonizzazione, nel 2050 le energie rinnovabili dovrebbero costituire l’80% della produzione di energia e il 65% del totale di quella primaria. Inoltre, la transizione del settore energetico avrebbe la necessità di andare oltre il settore di produzione dell’energia elettrica per permeare tutti i settori di consumo energetico finale.

Le rinnovabili dovrebbero al 2050 produrre la maggior parte dell’elettricità, tenendo conto della continua e rapida crescita soprattutto dell’energia solare ed eolica, in combinazione con reti condivise e nuove pratiche operative. Tuttavia, anche gli edifici, l’industria e i trasporti dovranno consumare più bioenergia, e il riscaldamento e raffrescamento dovranno utilizzare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sostituendo l’energia convenzionale. Il veicolo elettrico dovrà divenire il tipo di auto predominante nel 2050 e la produzione di biocarburanti dovrà crescere di dieci volte. Gli edifici ad alta efficienza energetica completamente elettrici dovranno divenire la norma, la diffusione delle pompe di calore dovrà essere accelerata e un totale di 2 miliardi di edifici nuovi o ristrutturati dovranno impiegare tali tecnologie.

Il Rapporto, infine, sottolinea la necessità che le politiche creino un adeguato quadro di riferimento normativo e di riprogettazione del mercato energetico in cui il messaggio di un prezzo maggior per il carbonio potrebbe contribuire a fornire una parità di condizioni, insieme ad altre misure.

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