Il Rapporto “Banking on Climate Chaos” (BOCC 2026) giunto alla 17ma edizione e pubblicato da una coalizione di Ong , rivela che le 65 maggiori banche mondiali hanno destinato 906 miliardi di dollari alle aziende dei combustibili fossili nel corso dell’ultimo anno, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, evidenziando una forte inversione di marcia rispetto ai passati impegni climatici e portando il finanziamento totale a 8.700 miliardi di dollari nei dieci anni successivi all’Accordo di Parigi.
Le 65 maggiori banche del mondo hanno investito 906 miliardi di dollari in aziende del settore dei combustibili fossili nel 2025, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. Dalla firma dell’Accordo di Parigi (2015), queste banche hanno convogliato 8.700 miliardi di dollari in attività legate a petrolio, gas e carbone.
È quanto rivela ilRapporto“Banking on Climate Chaos“, pubblicato l’8 giugno 2026 e realizzato da una coalizione do ONG (Rainforest Action Network,BankTrack,Center for Energy,Ecology and Development,Indigenous Environmental Network,Oil Change International,Reclaim Finance,Sierra ClubeUrgewald), checostituisce il più completo set di dati open-source al mondo sul finanziamento dei combustibili fossili da parte delle banche commerciali.
Il Rapporto, giunto alla sua 17ma edizione, conferma cheJPMorgan Chaserimane il principale finanziatore di combustibili fossili al mondo, avendo erogato 58 miliardi di dollari alle aziende del settore nel 2025, con un aumento del 12,6% rispetto al 2024.Bank of Americasi posiziona al 2° posto con 47 miliardi di dollari, mentre il gruppo finanziario giapponeseMitsubishi UFJ Financial Group(MUFG) si colloca al 3°posto con la stessa cifra, registrando un incremento del 21% in un solo anno.
La “Sporca Dozzina“(le dodici maggiori banche operanti nel settore dei combustibili fossili)detiene ora quasi il 40% di tutti i finanziamenti globali destinati a questo settore, erogati da circa 2.000 banche in tutto il mondo.
I finanziamenti per le aziende che espandono intensamente le proprie attività nel settore dei combustibili fossili sono aumentati del 27%,raggiungendo i 508 miliardi di dollari nel 2025. Qualsiasi finanziamento di questo tipo èincompatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
–906 miliardi di dollari i finanziamenti totali nel 2025, con un aumento dell’8% rispetto al 2024.
–8.700 miliardi di dollari i finanziamenti per petrolio, gas e carbone dall’Accordo di Parigi).
–508 miliardi di dollarii finanziamenti per l’espansione nel 2025, con un incremento del 27%, il più alto mai registrato.

La quota delle banche statunitensi sul totale dei finanziamenti globali al settore dei combustibili fossili è aumentata al 32%,rispetto al 28% del 2021, rappresentando la principale fonte di capitale per i combustibili fossili a livello mondiale.Le banche europee mostrano la tendenza al ribasso più evidente.BNP Paribasha ridotto gli investimenti nel settore dei combustibili fossili del 28%; UBS del 36%;La Caixadel 34%. Standard Chartered ha invece aumentato i propri finanziamenti al settore dei combustibili fossili del 28%,Deutsche Bank del 20% eHSBCdel 16%.
“L’entità dei finanziamenti che continuano ad affluire ai combustibili fossili, in particolare all’espansione del settore, dimostra quanto profondamente le grandi banche rimangano legate a un modello di business che sta devastando il clima– ha dichiaratoLucie Pinson, Direttrice e Fondatrice diReclaim Financee co-autrice del Rapporto–Eppure, mentre le banche statunitensi e giapponesi continuano a investire miliardi in carbone, petrolio e gas alla ricerca di profitti a breve termine, incuranti delle conseguenze per il pianeta, alcune banche europee hanno iniziato ad adottare misure per limitare i finanziamenti destinati all’espansione delle attività di estrazione di petrolio e gas. BNP Paribas e Crédit Agricole, entrambe tra le dieci maggiori banche al mondo e tra quelle che si sono spinte più in là nell’adottare restrizioni per le aziende che sviluppano nuovi giacimenti di petrolio e gas, hanno dimostrato che tali politiche possono tradursi in significative riduzioni dei finanziamenti. Questo dimostra che non c’è nulla di inevitabile: una pressione pubblica costante può imporre un cambiamento. La sfida ora è mantenere e amplificare tale pressione fino a quando la fine dei finanziamenti ai combustibili fossili non diventerà la norma”.
I dati e il posizionamento degli istituti italiani evidenziano che:
–Intesa Sanpaolosi conferma come laprima banca fossile in Italia, con focus particolare con un focus particolare sui progetti legati all’espansione del Gas Naturale Liquefatto (GNL);
– UniCreditè risultata tra i gruppi che hanno continuato a canalizzare capitali verso le fonti fossili, sebbene le analisi ne traccino unridimensionamento parziale rispetto ad altri colossi internazionali.
Il rapporto si sofferma, inoltre, sull’impatto limitato degli impegni volontari sul clima e la necessità di misure normative più rigorose. In seguito al crollo dellaNet-Zero Banking Alliance(NZBA), le banche hanno accelerato l’inversione di rotta nelle loro politiche. Delle 15 banche nordamericane prese in esame, 12 non hanno più impegni significativi in materia di combustibili fossili.JPMorgan ChaseeGoldman Sachshanno abbandonato completamente le loro esclusioni per il carbone e l’Artico, convertendole in standard di due diligence caso per caso.

Le crisi energetiche fossili degli anni 2020, ovvero l’invasione russa dell’Ucraina e la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel 2026, dimostrano chela dipendenza dai combustibili fossili è una fonte strutturale di instabilità globale. Tre quarti dell’umanità vive in paesi importatori di combustibili fossili e sopporta il costo di ogni interruzione delle forniture. In seguito al conflitto con l’Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, i prezzi all’ingrosso del gas sono praticamente raddoppiati nell’UE, mentre il razionamento d’emergenza si è diffuso in tutto il Sud-est asiatico. Le tendenze mostrano che i profitti vanno verso l’alto:l’84% dei profitti in eccesso derivanti dal petrolio e dal gas negli Stati Uniti a seguito della crisi ucraina è andato al 10% più ricco della popolazione,mentre tutti gli altri ne hanno pagato il prezzo. Questo schema sembra ripetersi nel 2026.
“Le principali banche non sono semplici osservatrici passive della crisi climatica– ha sottolineatoJessye Waxman, Consulente della Campagna per la finanza sostenibile delSierra Club e co-autrice del Rapporto –Finanziando l’espansione dei combustibili fossili, aggravano il rischio climatico e scaricano i relativi costi su famiglie, comunità e sull’economia in generale. Questo dovrebbe allarmare gli investitori istituzionali e i fondi pensione, i cui portafogli dipendono da mercati assicurativi stabili, mercati immobiliari funzionanti, infrastrutture affidabili e un’economia resiliente. Gli investitori non possono considerare le politiche climatiche delle banche come una questione secondaria: il continuo finanziamento dell’espansione dei combustibili fossili contribuisce direttamente al rischio complessivo dei portafogli e le banche devono essere ritenute responsabili dell’aggravamento della crisi”.
