Il 1° Rapporto “L’auto in transizione” di Alleanza Clima Lavoro, commissionato a YouTrend, offre una panoramica diretta e chiara sul punto di vista dei lavoratori del comparto automotive in Italia, smontando le tesi di chi si oppone alla transizione all’elettrico.
La transizione dell’industria automotive verso la mobilità elettrica e a zero emissioni è già una realtà nelle fabbriche italiane e non viene respinta dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore.
È quanto emerge dal1° Rapporto“L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia” che presenta i risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo di501 addette e addetti dell’intera filiera(operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti di componentistica, produzione e assemblaggio, vendita e post-vendita), realizzato daYoutrendper l’Alleanza Clima Lavoro, tavolo permanente di confronto, elaborazione, proposta e iniziativa comune promosso da organizzazioni sindacali e della società civile (Campagna Sbilanciamoci,FIOM CGIL,CGIL Piemonte,Kyoto Club,Transport&Environment,Motus-E,Legambiente, WWF Italia,Greenpeace,FILT CGIL,FLAI CGIL) perfavorire la giusta transizione alla mobilità sostenibile ed elettrica in Italia e conseguire il traguardo della neutralità climatica entro il 2050 sancito dal Green Deal europeo.
L’indagine mostra come oltre 4 aziende su 5 siano coinvolte, a diversi livelli, nei processi di elettrificazione: il 60% delle intervistate e degli intervistati segnala attività già avviate legate alla mobilità elettrica o sostenibile, e un ulteriore 23% indica iniziative già pianificate. La transizione appare quindi già presente nelle fabbriche, nelle filiere produttive e nelle competenze richieste dal mercato.
La ricerca mette in discussione la narrazione secondo cui il Green Deal e l’elettrificazione sarebbero i principali responsabili della crisi occupazionale del settore. Le difficoltà dell’automotive italiano precedono infatti l’accelerazione della transizione ecologica e risultano legate a fragilità industriali pregresse, carenza di investimenti, delocalizzazioni e insufficienza delle politiche industriali. Negli ultimi tre anni, il35,7% delle indicazioni raccolte riguarda esperienze di cassa integrazione o contratti di solidarietà, il28% processi di delocalizzazione o esternalizzazionee il18,2% licenziamenti o uscite incentivate.
Dal sondaggio emerge una forte domanda di politiche pubbliche capaci di governare il cambiamento. Due persone intervistate su tre non chiedono di rallentare o bloccare la transizione, ma di accompagnarla con formazione, protezione sociale, politiche industriali e coinvolgimento nei processi decisionali. La principale indicazione riguarda la tutela del lavoro e la partecipazione alle scelte industriali (36,2%), seguita dalsostegno alla transizione produttiva e occupazionale(29,6%).Solo il 20,5% delle indicazioni fa riferimento all’eliminazione del phase-out dei motori endotermici previsto per il 2035.

Il Rapporto evidenzia inoltre come ambiente e lavoro non siano percepiti come elementi in conflitto. Il69% delle lavoratrici e dei lavoratori si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il cambiamento climatico, il77% riconosce effetti concreti della crisi climatica sul proprio territorio. Un altro nodo centrale riguarda competenze e formazione. Il93% riconosce che il settore richiede nuove competenze professionali, masolo il 38% ritiene di possederle pienamente. La ricerca segnala la necessità di rafforzare in modo strutturale politiche formative, investimenti e strumenti di accompagnamento alla riconversione.
L’indagine evidenzia infine unadiffusa percezione di inadeguatezza delle politiche pubbliche messe in campo per affrontare la transizione dell’automotive. Il 60% delle lavoratrici e dei lavoratori giudica poco o per nulla efficaci le politiche industriali nazionali a sostegno del settore; al contempo i livelli di fiducia nei confronti del Governo risultano bassi. Un dato che rafforza larichiesta di una strategia industriale più chiara, credibile e capace di accompagnare concretamente il cambiamento.

Nel complesso, il rapporto dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce un quadro molto diverso da quello che domina spesso il dibattito pubblico. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione e prolungare un modello produttivo centrato sul motore endotermico, ma di guidare il cambiamento attraverso politiche industriali efficaci, innovazione, formazione, protezione sociale e maggiore coinvolgimento nei processi decisionali.
Per l’Alleanza Clima Lavoro, il nodo centrale non è il “se” della transizione, ma la capacità di governarla in modo sostenibile sul piano produttivo, occupazionale e sociale. Senza una strategia politica e industriale adeguata, imprese, territori e lavoro rischiano disubire passivamente trasformazioni già in corso nell’industria globale dell’auto.
