29 Novembre 2022
Prodotti e acquisti verdi

Appalti verdi: i numeri del GPP in Italia 2022

Fondazione Ecosistemi e Legambiente hanno presentato al Forum Compraverde Buygreen (Roma, 19-20 ottobre  2022) i dati del 5° Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, da cui si rileva un trend di crescita rispetto alla precedente edizione, ma il processo è ancora troppo lento, tenendo conto  del ruolo degli appalti pubblici per l’implementazione delle misure previste nel PNRR le cui regole prevedono, quale elemento propedeutico di qualsiasi finanziamento di soggetti pubblici o privati, il principio DNSH e quindi dei CAM.

Nel corso della XVI edizione del Forum Compraverde Buygreen. Gli Stati Generali degli acuisti verdi (Roma, 19-20 ottobre 2022), la manifestazione che ogni anno riunisce i principali attori coinvolti nella diffusione e attuazione di politiche, progetti, beni e servizi di Green Procurement pubblico e privato, è stato presentato il Rapporto “I numeri del Green Public Procurement in Italia-2022” dell’Osservatorio Appalti Verdi, nato dalla collaborazione di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, in partnership con Assosistema, Novamont, Università degli Studi di Padova, AdLaw Avvocati Amministrativisti e Federparchi.

Gli acquisti verdi della pubblica amministrazione sono regolati da specifiche tecniche e clausole contenute nei Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori dal 2016, introdotti in Italia con il Green Public Procurement (GPP), lo strumento che indirizza gli enti pubblici verso investimenti a ridotto impatto ambientale. Oggi la loro adozione è prerequisito essenziale per concorrere ai bandi del PNRR. Ma il tema degli acquisti verdi riguarda più in generale tutto il mondo delle imprese in un’ottica di economia circolare ed efficientamento dei processi. Una spinta in avanti è arrivata con l’introduzione del DNSH (Do no significant harm), principio in base al quale gli interventi previsti dal PNRR non dovranno arrecare un danno significativo all’ambiente.

Il rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi 2022 mostra un graduale miglioramento dello stato di attuazione del GPP nei Comuni, ma soprattutto negli enti gestori delle aree protette che, in crescita esponenziale, superano nettamente il dato dello scorso anno rispetto agli enti che dichiarano di applicare sempre i CAM – ha commentato Silvano Falocco, Direttore generale della Fondazione Ecosistemi, organizzazione che nasce dall’esperienza dell’omonima società di consulenza ambientale e che ha per mission il miglioramento della qualità ambientale e sociale dell’economia e del territorio per uno sviluppo sostenibile  – Il processo però è ancora troppo lento, in un momento in cui il ruolo degli appalti pubblici assume, tenendo conto dell’investimento del PNRR, una rilevanza mai raggiunta nel passato. Le regole del PNRR prevedono infatti di adottare, quale elemento propedeutico di qualsiasi finanziamento di soggetti pubblici o privati, il principio DNSH e quindi dei CAM. Le grosse difficoltà da parte dei soggetti interessati per quanto riguarda la formazione del personale, il monitoraggio interno e la stesura degli appalti vanno superate rapidamente. Le nostre proposte tengono conto di tutto questo e la loro presa in considerazione è di grande importanza per quei passi avanti decisivi che ormai da cinque anni spingiamo quotidianamente affinché vengano compiuti”.

Secondo i dati forniti, su 89 Comuni Capoluoghi di Provincia che hanno preso parte al monitoraggio civico sono 35 quelli che registrano un tasso di attuazione dei CAM superiore all’80%, 18 quelli che raggiungono il 100%, ovvero più del doppio rispetto allo scorso anno: Belluno, Bolzano, Brescia, Chieti, Cuneo, Ferrara, Forlì, Imperia, Latina, Mantova, Modena, Monza, Padova, Pavia, Pordenone, Rimini, Savona e Trento. Tenuto conto di tutti i fattori che concorrono a formare l’indicatore complessivo, il capoluogo più performante risulta Torino.

Entrando nello specifico, il 98% delle amministrazioni coinvolte è a conoscenza del GPP, in crescita rispetto allo scorso anno. I criteri ambientali più applicati sono quelli relativi all’acquisto di stampanti, di carta in risme e sui servizi di pulizia, quelli meno applicati riguardano invece l’edilizia (il 37,8%, dato in peggioramento rispetto allo scorso anno), i prodotti tessili (il 37%), l’acquisto di calzature e accessori in pelle (il 34,7%). Tra le maggiori criticità che i capoluoghi riscontrano nell’applicazione dei CAM, al primo posto figurano la mancanza di formazione (46%), seguita dalle difficoltà nella stesura dei bandi (41%) e dalla mancanza di imprese (25%) dotate dei requisiti per la partecipazione a bandi che hanno integrato i CAM.

Oltre agli 89 capoluoghi, l’Osservatorio ha monitorato anche 91 Aree Protette, 35 Aziende Sanitarie Locali, e, per la prima volta, 10 Centrali di Committenza Regionali (le gare pubbliche fanno riferimento ai bandi emessi nel 2021, non tengono in considerazione quindi i CAM usciti nel 2022).

Un trend positivo si registra anche per gli Enti Gestori delle Aree Protette che dichiarano di applicare sempre i CAM, i quali passano dai 13 del 2020 ai 44 del 2021. Ad applicare il 100% dei Criteri Ambientali Minimi sono 11 Aree Marine Protette, 12 Parchi Nazionali, 21 Parchi Regionali e Riserve. Sono 14, invece, le ASL che applicano i CAM al 100%. Tra le Centrali Uniche di Committenza, Valle d’Aosta, Veneto, Sardegna, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Emilia-Romagna e Calabria segnano tassi di applicazione del 100%.

Per Centrali di Committenza Regionali, ASL e Aree Protette, le maggiori criticità nell’applicazione dei CAM vengono riscontrate, in ordine di grandezza:
– nella stesura dei bandi;
– nella mancanza di formazione;
– nella mancanza di imprese dotate dei requisiti per la partecipazione a bandi che hanno integrato i Criteri Minimi Ambientali.
D’altro canto, all’interno degli enti presi in considerazione, si evidenziano scarsi livelli di monitoraggio dell’attuazione del GPP da parte dell’amministrazione pubblica e di parità di genere (gender procurement), tra i fattori che faciliterebbero l’adozione del GPP.

In collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, l’Osservatorio ha anche monitorato i benefici riscontrati dagli enti che hanno applicato il Green Public Procurement nel 2021:
– al 1° posto, il positivo impatto territoriale dal punto di vista ambientale e/o sociale;
– al 2° posto, un miglioramento dell’immagine verso cittadini e utenti;
– al 3° posto, una riduzione dei costi di gestione ambientali;
– al 4° posto una razionalizzazione della spesa;
– al 5° posto, un miglior accesso ai finanziamenti comunitari attraverso il criterio premiale.

Criteri Ambientali Minimi e GPP sono strumenti strategici nello sviluppo dell’economia circolare e delle rinnovabili, e più in generale nella realizzazione di una effettiva transizione ecologica nel nostro Paese. Nonostante una normativa assolutamente all’avanguardia in tal senso, l’Italia sconta ancora un importante ritardo nella loro piena implementazione – ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente – Di edizione in edizione, nel nostro rapporto abbiamo rilevato un graduale miglioramento anche se ancora troppo lento e inadeguato nelle performance e anche nel 2021 assistiamo a una crescita dei CAM applicati. Proseguiamo dunque nel nostro lavoro dotandoci oggi di uno strumento prezioso quale la piattaforma webgis che consente di mappare i risultati raggiunti e di orientarsi nell’adozione di un approccio che deve incoraggiare la diffusione di tecnologie e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale”.

Infatti, è stata presentata al Forum e contestualmente messa online, la versione pilota della prima piattaforma webgis che fotografa l’applicazione del GPP in Italia: attraverso una mappa interattiva sarà possibile conoscere l’applicazione del GPP e dei CAM da parte degli enti che hanno risposto al monitoraggio di Legambiente e Fondazione Ecosistemi nel 2021, conoscerne la performance complessiva e l’adozione dei CAM nel dettaglio. Uno strumento utile, e inedito in Italia, che nei prossimi mesi sarà ottimizzata per essere utilizzata da mobile e implementata con i dati dei precedenti rapporti stilati dall’Osservatorio Appalti Verdi, per offrire una panoramica quanto più completa possibile, utile ad amministrazioni pubbliche, imprese, giornalisti e cittadini.

Le raccomandazioni dell’Osservatorio
Ricordando che oltre 200 miliardi di euro attribuiti dall’Europa all’Italia per il PNRR potranno essere spesi solo adottando, nelle procedure di gara, i CAM e che le opportunità legate al processo di transizione ecologica, energetica, sociale, oltre che quella digitale, sono collegate strettamente al rispetto di tali criteri gara, Legambiente e Fondazione Ecosistemi avanzano alcune proposte alle istituzioni, quali:
rafforzare la capacità delle istituzioni partendo da enti locali e responsabili acquisti delle stazioni appaltanti per diffondere il GPP e garantire l’adozione dei criteri;
individuare un referente GPP in tutte le pubbliche amministrazioni; – estendere il campo di applicazione del GPP;
rafforzare l’uso dei criteri minimi nelle imprese pubbliche;
diffondere la formazione, promuovere e sviluppare monitoraggi ulteriori e incentivare l’utilizzo dei Criteri ambientali minimi;
raccordare il GPP con il DNSH per agevolare le pubbliche amministrazioni e i privati nella comprensione delle strette connessioni tra i due sistemi.

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