14 Agosto 2022
Cambiamenti climatici

Adattamento ai cambiamenti climatici: una giusta resilienza

Un briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) sottolinea come i cambiamenti climatici colpiscano sempre più gli europei, ma i gruppi vulnerabili, come gli anziani, i bambini, le persone a basso reddito e quelle con problemi di salute o disabilità, sono i più colpiti, e le azioni di adattamento devono essere improntate ad equità e giustizia sociale.

Nonostante gli sforzi per adattarsi ai cambiamenti climatici in Europa, i gruppi più vulnerabili della società come gli anziani, i bambini, i gruppi a basso reddito e le persone con problemi di salute o disabilità, sono ancora i più colpiti. Inoltre, le risposte di adattamento possono peggiorare le disuguaglianze esistenti o addirittura crearne di nuove. 

Per esaminare come i cambiamenti climatici colpiscano i gruppi vulnerabili e come questi impatti possono essere prevenuti o ridotti attraverso azioni di adattamento eque, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 29 giugno 2022 il briefing Towards just resilience”. 

Secondo il briefing, gli europei sono sempre più vulnerabili e più esposti a pericolose ondate di calore, a causa della combinazione di aumento delle temperature, urbanizzazione e invecchiamento della popolazione,ma l’impatto di questi eventi su individui, comunità e regioni varia a seconda della vulnerabilità delle persone o delle aree colpite e del loro livello di esposizione 

In alcuni paesi le  Le aree soggette a inondazioni in alcuni paesi tendono ad avere quote più elevate di anziani o disoccupati che potrebbero non essere in grado di trasferirsi o pagare le assicurazioni o avere un’adeguata protezione dalle inondazioni per le loro case. 

L’analisi dell’AEA mostra inoltre che quasi la metà delle scuole e degli ospedali nelle città europee si trova all’interno di isole di intenso calore urbanouna scuola o un ospedale su dieci in Europa può essere esposto a inondazioni.

Inoltre, il briefing dell’AEA rileva che le misure di adattamento ai cambiamenti climatici raramente vanno a vantaggio di tutti nella stessa misura. Fare in modo che i gruppi più vulnerabili non vengano lasciati indietro, costruendo una “giusta resilienza”, richiede che le misure di adattamento vadano a vantaggio in modo specifico di quei gruppi e che non siano eccessivamente colpiti dagli oneri dell’adattamento. 

Il RapportoCambiamenti climatici 2022: Impatti, Adattamento e Vulnerabilità” del Working Group II dell’IPCC dello scorso febbraio ha indicato che la giustizia climatica può essere intesa secondo 3 principi:
giustizia distributiva, cioè l’allocazione di oneri e benefici tra individui, nazioni e generazioni;
giustizia processuale, in riferimento a chi decide e partecipa al processo decisionale;
riconoscimento, che si riferisce al rispetto, al coinvolgimento e alla giusta considerazione delle diverse culture e prospettive.

Ciò significa tenere conto delle disuguaglianze esistenti per garantire a tutti le stesse opportunità e gli stessi risultati. Garantire l’equa fornitura di misure di adattamento potrebbe non comportare la stessa riduzione dei rischi.

Le azioni rivolte specificamente ai gruppi o ai luoghi più vulnerabili o più esposti sono giustificate se vanno a beneficio di coloro che stanno peggio. La partecipazione significativa dei gruppi vulnerabili, o delle parti interessate che rappresentano i loro interessi, alla pianificazione e all’attuazione dell’adattamento e al monitoraggio degli impatti sociali delle misure di adattamento, è fondamentale per garantire un processo di adattamento equo e risultati equi.

La nuova Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici “Forging a climate-resilient Europe”, adottata dalla Commissione UE, riconosce che il livello locale è la base delle politiche di resilienza.

Secondo il briefing dell’AEA, le politiche climatiche nazionali e dell’UE sottolineano attualmente la necessità di soluzioni eque, ma l’attuazione pratica di tali soluzioni rimane scarsa

Al riguardo si ricorda come un’analisi condotta dall’AEA sui piani di 150 città europee abbia rivelato che l’aumento del rischio per le persone già vulnerabili è stato riconosciuto quale 2° maggiore impatto sociale dei cambiamenti climatici dai rappresentanti delle città, ma poi le politiche rivolte ai gruppi più vulnerabili sono state elencati solo al 12° posto tra i tipi di azioni di adattamento climatico segnalati.

Un equo adattamento ai cambiamenti climatici che garantisca la giustizia sociale, conclude l’AEA, richiede il coinvolgimento degli stessi gruppi vulnerabili e dei decisori a livello dell’UE a livello nazionale e locale.

In copertina: foto di Lorenzo Gaudenzi, My City/AEA

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