Due Rapporti segnalano che l’industria siderurgica si sta avvicinando a un “punto di svolta positivo” per la produzione di acciaio pulito, per effetto di costi in calo, domanda crescente e politiche di sostegno, che consentono una rapida adozione di processi alimentati da fonti rinnovabili e nuove tecnologie, creando potenzialmente un passaggio autosufficiente dai metodi ad alta intensità di carbonio attraverso politiche intelligenti e cooperazione internazionale per raggiungere gli obiettivi climatici.
“Il settore siderurgico si trova all’incrocio tra clima, commercio, geopolitica e competitività industriale […] La buona notizia è che le dinamiche di svolta necessarie per la trasformazione – costi in calo delle tecnologie pulite, segnali di domanda in crescita, politiche di sostegno e cooperazione internazionale – sono ora visibili per la prima volta”.
Così conclude il suo contributo Steve Smith, Professore all’Università di Exeter (GB) – Centre for the Understanding of Sustainable Prosperity e co-autore dei Global Tipping Points Report, attualmente Hoffmann Fellowpresso il World Economic Forum (WEF), pubblicato il 19 dicembre 2025n per la serie del Centre for Nature and Climate, la piattaforma che riunisce leader globali (CEO, politici, esperti) per affrontare la crisi climatica e ambientale, focalizzandosi su soluzioni innovative, biodiversità, transizione energetica e sostenibilità.
Nell’articolo il Prof. Smith sottolinea come le tecnologie dell’acciaio pulito stiano aumentando al punto che, con le giuste politiche e la cooperazione internazionale, si intravede un punto di svolta positivo, basato su 3 fattori trainanti o condizioni abilitanti: costi competitivi, crescente domanda di mercato e politiche di sostegno.
L’acciaio è responsabile di circa il 7-8% delle emissioni globali. Senza un percorso credibile per ridurre queste emissioni, l’Accordo di Parigi non potrà essere rispettato. Allo stesso tempo, l’acciaio è profondamente interconnesso con le catene del valore globali e il commercio internazionale, il che significa che le soluzioni devono essere tecnologiche, commerciali e diplomatiche.
A sostegno delle considerazioni espresse vengono citati 2 recenti Rapporti, pubblicati entrambi lo scorso novembre:
– “Towards near-zero emissions steel: modelling-based policy insights for major producers”, redatto da EEIST (Economics of Energy Innovation and System Transition) progetto guidato dall’Università di Exeter e finanziato dal Dipartimento per la sicurezza energetica e le emissioni nette zero del Governo britannico, che sviluppa soluzioni di modellazione all’avanguardia basate sulla complessità per supportare il processo decisionale del governo in materia di innovazione a basse emissioni di carbonio e cambiamento tecnologico, con l’obiettivo di facilitare una rapida transizione verso basse emissioni di carbonio, in collaborazione con WRI India, S-Curve Economics e Cambridge Econometrics;
– “Making Clean Steel Competitive in International Trade” di S-Curve Economics, un’organizzazione no-profit che trae denominazione dalla teoria economica della curva a S d che descrive la crescita di tecnologie, mercati o innovazioni nel tempo, mostrando una fase iniziale lenta, un’accelerazione rapida, e poi una maturità con rallentamento fino alla saturazione, utile per pianificare lo sviluppo tecnologico identificando i punti di svolta e preparando l’introduzione di nuove innovazioni, rapporto redatto nell’ambito del Breakthrough Agenda Policy Network, una rete di Istituti (African Centre for Economic Transformation, Chatham House, Council on Energy, Environment and Water indiano, Energy Foundation China, Institut du Développement Durable et des Relations Internationales – IDDRI francese, Institute for Global Environmental Strategies – IGES del Giappone, Institute of Climate and Society – ICS del Brasile), iniziativa lanciata in occasione della COP26 di Glagow per migliorare la cooperazione globale al fine di rendere le tecnologie pulite accessibili e convenienti in tutte le regioni entro il 2030.
Il Rapporto dell’EEIST dimostra che una combinazione di 4 politiche (fissazione del prezzo del carbonio, le restrizioni alla costruzione di nuovi altiforni, sussidi e appalti pubblici e obblighi) potrebbe favorire la transizione verso un “acciaio pulito”, riducendo le emissioni di un settore difficile da decarbonizzare.
“Diversi paesi hanno adottato politiche per decarbonizzare l’acciaio, ma attualmente a livello globale non si registra quasi nessuna produzione di acciaio primario con emissioni prossime allo zero – ha affermato la Femke Nijsse, Docente senior in Innovazione, Energia e Clima all’Università di Exeter e Vicedirettrice dell’Exeter Climate Policy – I governi devono quindi sapere cosa funzionerà, ed è proprio questo l’obiettivo del rapporto“.
L’acciaio può già essere prodotto a prezzi competitivi partendo da rottami riciclati: circa un quarto dell’acciaio mondiale viene prodotto in questo modo, ma per la decarbonizzazione della produzione primaria rappresenta la sfida più ardua: per raggiungere questo obiettivo, sono necessarie nuove tecnologie.
L’analisi, che ha utilizzato un modello di “diffusione dinamica della tecnologia” per testare le opzioni politiche ed esaminarne l’impatto, rileva che la tassazione del carbonio, un’opzione politica implementata o pianificata da molti governi, molto probabilmente favorirà una transizione verso il riciclo dei rottami di acciaio, ma non consentirà l’impiego di tecnologie pulite per la produzione primaria di acciaio

L’utilizzo congiunto delle quattro politiche potrebbe incentivare un maggiore riciclaggio e sostenere l’impiego di nuove tecnologie, con un “impatto combinato di gran lunga superiore a quello di qualsiasi singola politica.
“La nostra analisi dimostra che questa combinazione creerebbe un circolo virtuoso – ha affermato Arpan Golechha, del World Research Institute India – Ridurre i costi delle nuove tecnologie ne aumenta l’adozione, e la maggiore adozione riduce i costi delle tecnologie. Questa transizione richiederà il sostegno sia del settore pubblico che di quello privato. Fornire tale sostegno è in linea con gli obiettivi di zero emissioni nette stabiliti sia dai governi che dalle aziende“.
L’acciaio è una materia prima fondamentale per tecnologie come turbine eoliche, pannelli solari, impianti geotermici e veicoli elettrici, quindi il settore ha un ruolo chiave nella transizione verde
Attualmente, l’acciaio nuovo viene prodotto con uno dei due metodi seguenti:
– il 71% tramite forno ad altoforno-forno a ossigeno basico (BF-BOF), che utilizza una quantità significativa di carbone;
– il 29% tramite forno ad arco elettrico (EAF).
L’acciaio pulito, con emissioni prossime allo zero, verrebbe prodotto tramite BF-BOF con cattura e stoccaggio del carbonio, e EAF a base di idrogeno utilizzando rottami di acciaio che non è in grado, comunque, di soddisfare tutta la domanda globale.
Le altre opzioni pulite sono attualmente più costose delle tecnologie inquinanti, il che significa che è necessaria un’azione politica per guidare il cambiamento e garantire che il settore siderurgico raggiunga la riduzione del 90% delle emissioni necessaria entro il 2050 per rispettare gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.
La Cina è il maggiore produttore di acciaio a livello mondiale, contribuendo al 56% della produzione totale di acciaio grezzo nel 2023. Altri grandi produttori sono India, Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud e Germania.
I ricercatori affermano che ogni Paese avrà un percorso unico per la produzione di acciaio pulito, a seconda di circostanze quali la disponibilità di rottami di acciaio.
“Per utilizzare acciaio primario pulito servono sussidi mirati – ha sottolineato Simon Sharpe, Ceo di di S-Curve Economics e co-autore del Rapporto – Se i costi venissero addebitati vengono addebitati all’industria stessa, i governi non d0vrebbero di dove trovare i soldi”.
E proprio agli aspetti economici correlati alla produzione e al commercio dell’acciaio pulito si focalizza l’altro Rapporto.
Il commercio svolge un ruolo fondamentale in questa transizione, ma per ora rimane un ostacolo. L’esposizione internazionale del settore siderurgico, la mancanza di differenziazione tra prodotti ad alte e basse emissioni e gli elevati costi dell’acciaio a emissioni prossime allo zero rendono l’acciaio pulito non competitivo e ostacolano gli investimenti. La sovraccapacità nei mercati siderurgici globali sta ulteriormente indebolendo la fiducia negli investimenti nella decarbonizzazione e alimentando le tensioni commerciali, con oltre la metà dei paesi del G20 che hanno innalzato barriere commerciali sull’acciaio dal 2024.
Sebbene la tassazione del carbonio abbia dominato i dibattiti politici, il Rapporto rileva che sussidi mirati all’acciaio pulito saranno probabilmente essenziali per sbloccare gli investimenti in nuove tecnologie di produzione primaria dell’acciaio, progettati in modo da non generare entrate per i governi, a basso costo per i consumatori e senza creare rischi per la competitività industriale.

Il rapporto suggerisce al riguardo un approccio diplomatico al commercio e alla produzione di acciaio a livello internazionale:
– Esenzioni tariffarie per l’acciaio pulito, per dare all’acciaio a emissioni prossime allo zero un vantaggio nel commercio internazionale.
– Partnership commerciali per l’acciaio verde che consentano ai paesi con costi energetici elevati di importarlo da regioni con le migliori risorse di fonti rinnovabili e minerali, sostenendo sia la competitività che lo sviluppo industriale sostenibile.
– Princìpi concordati per sussidi all’acciaio pulito, supportati da definizioni e standard comuni, per ridurre il rischio di controversie commerciali e dare maggiore fiducia agli investimenti.
Secondo il Rapporto, che queste misure sarebbero meno difficili da concordare rispetto ai prezzi comuni del carbonio e potrebbero spostare gli attuali dibattiti sul commercio dell’acciaio da una dinamica a somma negativa a una a somma positiva, proponendo che i principali produttori di acciaio, come Cina, India e UE, insieme ai potenziali esportatori di acciaio verde come Australia, Brasile e Sudafrica, avviino un processo diplomatico per creare e far crescere i mercati globali per il ferro e l’acciaio puliti.
