Circular economy Polieco

Plastic Tax: siamo all’8° rinvio

Con la Legge di Bilancio 2026 la Plastic Tax italiana sui prodotti in plastica monouso e gli imballaggi contenenti plastica vergine non riciclata (i cosiddetti MACSI) è stata rinviata, ma non cancellata, per l’ ottava volta al 1° gennaio 2027, una scelta che soddisfa l’industria del settore, ma solleva perplessità tra i riciclatori, alimentando ulteriore incertezza tra imprese e investitori e disincentivando la pianificazione industriale necessaria per accelerare il cambiamento.

All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 652, concernente l’imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego, le parole «dal 1° luglio 2026» sono sostituite dalle seguenti: «dal 1° gennaio 2027» […]”  

È quanto prevede il comma 125 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028.”, che di fatto proroga ulteriormente per altri 6 mesi l’entrata di vigore della cosiddetta Plastic Tax ovvero dell’imposta sui contenitori e imballaggi costituiti anche parzialmente da plastica con singolo impiego (monouso).

L’entrata in vigore della misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 (L.160/2019, commi 634-658), era prevista inizialmente al 1° luglio 2020, ma è stata rinviata più volte fino a quest’ultima proroga.

La Plastic Tax colpirebbe i prodotti in plastica monouso e gli imballaggi contenenti plastica vergine non riciclata (i cosiddetti MACSI), destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili, dei dispositivi medici e dei MACSI adibiti a contenere e proteggere medicinali, con una tariffa di 0,45 euro al chilo, con l’obiettivo di ridurre il consumo di plastica e incentivare l’uso di materiali alternativi o riciclati, secondo quanto previsto dalla Direttiva UE/2019/904 (Direttiva SUP) recepita nella legislazione nazionale con il D.lgs. 8 novembre 2021, n. 196.

La tassa graverebbe su produttori, importatori e acquirenti di plastica monouso, con esclusione delle bioplastiche e dei materiali riciclati, a seconda della provenienza del prodotto: il fabbricante in Italia; l’importatore da Paesi extra-UE; l’’acquirente/il commerciante se proviene da altri Paesi UE; il cedente se il consumatore finale acquista da un altro Paese.

Il Governo giustifica questa “sterilizzazione”, ovvero che l’imposta resta formalmente prevista nei conti pubblici dei prossimi anni, ma non è operativa, con la necessità di alleviare oneri sugli operatori e di garantire maggiore tempo per predisporre meccanismi di applicazione e controllo, evitando al contempo pressioni inflazionistiche o costi inderogabili che potrebbero essere trasferiti sui consumatori.

Il rinvio italiano della plastic tax si inserisce in un contesto nazionale ed europeo di crisi dell’industria del riciclo della plastica. Secondo il Rapporto 2024 di Plastic Recyclers Union, siamo di fronte alla più grande contrazione di capacità mai registrata e i dati preliminari del 2025 rivelano un aumento del 50% delle chiusure di impianti di riciclo, con conseguente perdita di quasi un milione di tonnellate di capacità europea di riciclo in soli tre anni.

Nei mesi scorsi le più importanti Associazioni di riciclatori di plastica europee avevano inviato una Lettera alla Presidente della Commissione UE, chiedendo interventi in aiuto dell’industria europea in gravi difficoltà per una crisi di mercato che rende il settore europeo poco competitivo a seguito di costi energetici elevati, prezzi inferiori della plastica vergine e concorrenza sleale da parte di paesi terzi, mettendo a rischio l’economia circolare europea, la resilienza industriale e migliaia di posti di lavoro locali.

In risposta, la Commissione UE ha anticipato la Legge sull’economia circolare, prevista per la fine del 2026, adottando il 23 dicembre 2025 con la Comunicazione Accelerating Europe’s transition to a circular economy: a pilot for boosting the circularity of plastics”, una prima serie di azioni pilota immediate con particolare attenzione al settore della plastica, con un pacchetto di misure immediate, tra cui:
– un atto per stabilire criteri di cessazione della qualifica di rifiuto (EoW) a livello dell’UE per la plastica, ai sensi della Direttiva quadro sui rifiuti;
nuove norme per il calcolo, la verifica e la comunicazione del contenuto di riciclato nelle bottiglie monouso in polietilene tereftalato (PET) per bevande;
– il monitoraggio per i mercati dell’UE e globali della plastica vergine e riciclata, che informerà le potenziali misure commerciali per garantire una concorrenza leale tra la plastica prodotta nell’UE e quella importata;
– una Consultazione pubblica e un invito a presentare contributi per valutare la Direttiva SUP, al fine di esaminare in che misura abbia ridotto l’impatto di determinati prodotti di plastica sull’ambiente marino e sulla salute umana, promuovendo nel contempo un’economia circolare, innovativa e sostenibile.

Inoltre, la nuova Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio che si applicherà dal 12 agosto 2026, impone misure più stringenti per ridurre i rifiuti, promuovere il riutilizzo, il riciclo e la sostenibilità, introducendo obiettivi vincolanti, divieti su specifici imballaggi monouso (dal 2030) e obblighi di etichettatura ambientale, con la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che ne rafforzerà l’applicazione, estendendo la responsabilità dei produttori sul fine vita dei prodotti.

Infine, non si deve dimenticare che oggi è in vigore la Plastic Tax europea come risorsa propria dell’UE, basata sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati. Ogni Paese vi contribuisce con 0,80 euro per ogni chilogrammo di plastica non riciclata, ma dal 2028 la Commissione UE ha proposto di aumentare l’aliquota a 1 euro, con adeguamento annuale all’inflazione. L’obiettivo della Commissione UE è, da un lato, di assicurare entrate più consistenti e stabili per il bilancio dell’Unione, dall’altro spingere governi e imprese a ridurre il consumo di prodotti di plastica monouso, promuovere il riciclaggio e dare impulso all’economia circolare. Seppure diverse, tassa europea e quella nazionale sono complementari: quella nazionale potrebbe ridurre l’imponibile della tassa europea

Nel frattempo, il dibattito resta aperto tra chi giudica la plastic tax un provvedimento penalizzante per le imprese e poco efficace sul piano ecologico e chi la considera una misura necessaria per ridurre l’impatto ambientale della plastica e accelerare il percorso verso gli obiettivi europei di sostenibilità.

Così se dal settore delle imprese di trasformazione delle plastiche c’è chi plaude alla decisione di rinvio della plastic tax, sul lato dei riciclatori c’è chi esprime preoccupazioni.

Il rinvio al 2027 della plastic tax è una decisione di buon senso e di responsabilità, che riconosce le difficoltà di un comparto strategico per il Paese e l’impegno concreto delle imprese nel percorso di transizione ecologica – ha dichiarato Massimo Centonze, Presidente di UnionplastLe nostre aziende sono in prima linea negli investimenti per l’innovazione e la sostenibilità: negli ultimi anni il settore ha destinato risorse significative al riciclo meccanico e chimico, alla riduzione degli imballaggi e all’utilizzo di materie prime seconde. Una tassa generalizzata sulla plastica vergine avrebbe colpito indiscriminatamente la filiera, penalizzando proprio chi investe per rendere più circolare l’economia”.

Il rinvio offre l’opportunità di aprire un confronto serio tra istituzioni e industria, per costruire strumenti più efficaci nel sostenere la transizione ambientale e promuovere la competitività del sistema produttivo – ha aggiunto Centonze – Serve una riforma strutturale e una visione di lungo periodo, che premi chi innova e produce in modo sostenibile”.

Confidiamo che questo tempo venga utilizzato per arrivare alla cancellazione definitiva della Plastic Tax, sostituendola con politiche che accompagnino davvero la crescita sostenibile del Paese”,ha concluso il Presidente Unionplast.

Ad esprimere perplessità sulla decisione di rinvio della plastic tax è Il Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene (PolieCo).

Accogliamo con preoccupazione l’ennesimo rinvio dell’entrata in vigore della Plastic Tax – ha affermato Claudia Salvestrini, Direttrice generale PolieCo – Continuare a posticipare una misura che avrebbe dovuto incentivare la riduzione dell’uso di plastica vergine e sostenere un mercato più responsabile rischia di sottrarre tempo prezioso alla transizione ecologica. La Plastic Tax non deve essere vista come un limite o un ostacolo per le imprese ma come una leva per un sistema produttivoche sappia orientarsi versomateriali e soluzioni sempre più sostenibili, accrescendo così il vantaggio competitivo per le filiere virtuose. Ogni rinvio finisce per alimentare incertezza tra imprese e investitori e disincentiva la pianificazione industriale necessaria per accelerare il cambiamento”.

In altri Paesi europei, misure analoghe hanno già prodotto effetti positivi sul riciclo. In Spagna, ad esempio, la plastic tax ha rappresentato un volano per il riciclo: chi utilizza materiale rigenerato non paga l’imposta e questo ha determinato un aumento significativo della domanda di plastica riciclata, oggi di ottima qualità – ha evidenziato la Direttrice PolieCo – Perché allora non prendere esempio da modelli che funzionano?”.

Il rischio è che alcune posizioni – ha aggiunto Salvestrini – finiscano per interpretare le esigenze di lobby minoritarie anziché tutelare l’interesse generale e accompagnare il sistema produttivo verso una transizione ormai inevitabile”.

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