Economia e finanza

Economia marittima: Italia regge impatto di nuovo scenario globale

Il 13° Rapporto Annuale “Italian Maritime Economy” (2026), intitolato“Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale”, evidenzia che l’economia del mare in Italia vale oltre l’11% del PIL nazionale e che il Mediterraneo sta dimostrando una forte resilienza strategica, pur in una situazione di crisi geopolitiche.

Durante unevento trasmesso onlineè stato presentato a Napoli il 10 luglio 2026 ilRapporto 2026Italian Maritime Economy” di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM), Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, giunto alla XIII edizione, intitolato quest’anno “Strette e rotte marittime nel nuovo scenario globale. La centralità del Mediterraneo tra crescente competizione e cambiamenti delle catene logistico-portuali”, che analizza come crisi internazionali, nuove direttrici commerciali e trasformazioni delle catene del valore stiano cambiando il ruolo di porti, logistica e infrastrutture nella competitività dei sistemi economici.

“Il tema scelto da SRM per il Rapporto di quest’anno coglie con grande efficacia una delle sfide più rilevanti del nostro tempo –ha dichiaratoGian Maria Gros-Pietro, Presidente Intesa Sanpaolo –Mai come oggi il mare rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’evoluzione dell’economia mondiale. Le rotte marittime, i porti, gli stretti strategici e le infrastrutture logistiche non sono soltanto elementi del sistema dei trasporti: sono i luoghi nei quali si intrecciano commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. È anche per questa ragione che il settore dei trasporti marittimi e della logistica riveste per Intesa Sanpaolo una valenza strategica. Attraverso il mare transitano le esportazioni delle nostre imprese, gli approvvigionamenti energetici, i flussi turistici e una quota crescente degli investimenti che sostengono la crescita del nostro Paese. In definitiva, una parte rilevante della competitività dell’Italia si gioca proprio sull’efficienza e sulla capacità del suo sistema logistico-portuale, infrastruttura essenziale per sostenere crescita, apertura internazionale e resilienza economica”.

Il Rapporto SRM evidenzia come il commercio internazionale non stia rallentando, ma si stia riorganizzando. Le tensioni che interessano lo Stretto di Hormuz, il Mar Rosso e il Canale di Suez, il progressivo riequilibrio degli scambi tra Stati Uniti, Cina e Paesi ASEAN e lo sviluppo di nuovi corridoi logistici stanno ridisegnando le rotte globali. In questo scenario, la sfida non è più soltanto movimentare più merci, ma connettere in modo più efficiente porti, reti ferroviarie, aree produttive e mercati internazionali, rafforzando la resilienza delle catene di approvvigionamento.

I numeri principali del Rapporto
Gli indicatori più significativi fotografano la trasformazione in corso:
–oltre 72 milioni di TEU (unità di misura standard utilizzata nel trasporto marittimo e nella logistica internazionale per quantificare la capacità di carico delle navi e dei terminali portuali) movimentati dai principali porti container del Mediterraneo nel 2025 (+5,9%);
–511 milioni di tonnellate di merci movimentate nei porti italiani(+3,5%);
–1.235,6 miliardi di euro di commercio estero italiano, con 643 miliardi di euro di export, con circa un quarto del valore degli scambi che viaggia via mare;
–304 milioni di tonnellate nello Short Sea Shipping, che confermanol’Italia leader in Europa;
–oltre 13 miliardi di investimentiprogrammati per migliorare accessibilità, collegamenti ferroviari, ultimo miglio e digitalizzazione del sistema portuale.

Dal mare alle reti logistiche
Il Rapporto evidenzia che la crescente regionalizzazione degli scambi e la ricerca di filiere più solide stanno rafforzandoil ruolo del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Nonostante le difficoltà che hanno interessato il Canale di Suez,i principali porti dell’area hanno continuato a crescere e le previsioni indicano un aumento del traffico container del 15% entro il 2030, confermando la capacità dell’area di mantenere un ritmo di crescita sostenuto.

Per l’Italia, tra le principali economie manifatturiere ed esportatrici d’Europa, questa evoluzione rappresentaun’opportunità strategica. Il Rapporto Italian Maritime Economy 2026 evidenzia cheil vantaggio competitivo del Paese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare porti, infrastrutture ferroviarie, aree industriali e logistica avanzata. Una sfida che richiede investimenti, innovazione e una visione di sistema, per trasformare laposizione geografica dell’Italia in un fattore di crescita e di competitività nei mercati internazionali.

“Le crisi geopolitiche internazionali stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali– ha sottolineatoMassimo Deandreis, Direttore Generale SRM –In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l’Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito. La competitività del sistema produttivo passa dalla capacità di connettere meglio scali, reti ferroviarie, aree industriali e mercati internazionali. I porti italiani, con oltre 500 milioni di tonnellate movimentate e investimenti rilevanti su ultimo miglio, digitalizzazione e accessibilità, possono diventare uno degli strumenti più forti per sostenere crescita, resilienza e proiezione internazionale dell’economia nazionale”.

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