6 Dicembre 2022
Benessere Società

Sviluppo Umano: le crisi concomitanti arrestano i progressi

Secondo il Rapporto 2021-2022 sullo Sviluppo Umano delle Nazioni Unite (UNDP), gli ultimi due anni hanno avuto un impatto devastante per miliardi di persone in tutto il mondo, quando il COVId-19 e la guerra in Ucraina si sono incrociate e hanno interagito con i pericolosi cambiamenti planetari e un aumento della polarizzazione, mettendo in secondo piano la solidarietà e l’azione collettiva di cui abbiamo bisogno per affrontare le crisi a tutti i livelli.

Per la prima volta nei 32 anni in cui il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) l’UNDP lo ha calcolato, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) che misura la salute, l’istruzione e il tenore di vita di una nazione, è diminuito a livello globale per due anni consecutivi, tornando ai livelli del 2016, invertendo gran parte dei progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’inversione è quasi universale poiché oltre il 90% dei Paesi hanno registrato un calo del loro punteggio HDI nel 2021 o nel 2022 e in oltre il 40% è diminuito in entrambi gli anni, segnalando che per molti la crisi sta diventando sempre più grave.

Lanciato l’8 settembre 2022 nel corso di un evento online di alto livello il Rapporto Human Development: Uncertain Times, Unsettled Lives: Shaping our Future in a Transforming World” sostiene che strati di incertezza si accumulano e interagiscono per sconvolgere la vita in modi senza precedenti. Gli ultimi due anni hanno avuto un impatto devastante per miliardi di persone in tutto il mondo, quando crisi come il COVID-19 e la guerra in Ucraina si sono incrociate e hanno interagito con ampi cambiamenti sociali ed economici, pericolosi cambiamenti planetari e massiccio aumento della polarizzazione.

Il mondo si sta sforzando per rispondere alle crisi che si sono susseguite – ha dichiarato Achim Steiner, Amministratore dell’UNDP – Con il costo della vita e le crisi energetiche, abbiamo visto che, mentre si è tentati di concentrarsi su soluzioni rapide come la sovvenzione dei combustibili fossili, le tattiche di aiuto immediato stanno ritardando i cambiamenti sistemici a lungo termine che dobbiamo apportare. Siamo collettivamente paralizzati nell’apportare questi cambiamenti. In un mondo caratterizzato dall’incertezza, abbiamo bisogno di un rinnovato senso di solidarietà globale per affrontare le nostre sfide comuni e interconnesse”.

Il Rapporto esplora il motivo per cui non si sta verificando il cambiamento necessario, suggerendo che ci sono molte ragioni, incluso il modo in cui l’insicurezza e la polarizzazione si alimentano oggi vicendevolmente per precedere la solidarietà e l’azione collettiva di cui abbiamo bisogno per affrontare le crisi a tutti i livelli. Nuovi calcoli mostrano, ad esempio, che coloro che si sentono più insicuri hanno anche maggiori probabilità di avere opinioni politiche estreme.

Anche prima che il COVID-19 colpisse, stavamo assistendo ai due paradossi del progresso con insicurezza e polarizzazione – ha aggiunto Steiner – Oggi, con un terzo delle persone in tutto il mondo che si sente stressato e meno di un terzo delle persone in tutto il mondo che si fida degli altri, dobbiamo affrontare importanti ostacoli all’adozione delle politiche che funzionino per le persone e per il pianeta. Abbiamo una finestra ristretta per riavviare i nostri sistemi e garantire un futuro basato su azioni decisive per il clima e nuove opportunità per tutti“.

Per tracciare un nuovo corso, il Rapporto raccomanda l’attuazione di politiche incentrate sugli investimenti, dalle energie rinnovabili alla preparazione alle pandemie, e sulle assicurazioni, compresa la protezione sociale, per preparare le nostre società agli alti e bassi di un mondo incerto. Mentre l’innovazione nelle sue molteplici forme – tecnologica, economica, culturale – può anche creare capacità per rispondere a qualsiasi sfida si presenti.

Per superare l’incertezza, dobbiamo raddoppiare lo sviluppo umano e guardare oltre il miglioramento della ricchezza o della salute delle persone – ha sottolineato Pedro Conceição dell’UNDP, autore principale del Rapporto – Anche se rimangono importanti, dobbiamo al contempo proteggere il pianeta e fornire alle persone gli strumenti di cui hanno bisogno per sentirsi più sicuri, ritrovare un senso di controllo sulle proprie vite e avere speranza per il futuro”.

Per superare i limiti dell’indicatore di sviluppo macroeconomico (PIL), fin dal 1993 lo Human Development Report per valutare lo stato di benessere dei Paesi membri dell’ONU ha introdotto l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) che tiene conto, oltre che del reddito pro capite, dell’aspettativa di vita e dell’istruzione. Secondo tali parametri i Paesi sono classificati in 4 gruppi: da quelli con uno sviluppo umano molto elevato a quelli con uno sviluppo umano basso, con una scala in millesimi decrescenti.

In cima alla lista, come Paese con il più alto indice di sviluppo umano, c’è la Svizzera, seguita da Norvegia, Islanda, Hong Kong e Australia.

In fondo si colloca il Sud Sudan, preceduto da Chad, Niger, Repubblica Centroafricana, Burundi.

L’Italia è classificata al 30° posto, perdendo una posizione rispetto alla passata edizione, preceduta da Cipro, Francia, Spagna e Emirati Arabi Uniti, e seguita da Estonia, Cechia, Grecia e Polonia.

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