20 Settembre 2021
Circular economy Sostenibilità

Sostenibilità ambientale: solo il 13% delle imprese italiane la pratica

Il Rapporto dell’Istat sull’avanzamento delle imprese italiane verso i criteri di sostenibilità ambientale e sociale rileva che la maggior parte di loro è più attenta alle responsabilità di tipo sociale piuttosto che a quella ambientale (risparmio ed efficienza di energia; mobilità sostenibile; uso delle risorse idriche; utilizzo di materie prime seconde; inquinamento atmosferico, acustico e luminoso; bilanci di sostenibilità).  

Il tema della sostenibilità ha un crescente impatto sull’agenda politica e sui comportamenti di famiglie, imprese, istituzioni. In particolare, all’interno del perimetro organizzativo dell’impresa, questo tema induce nuove pratiche, potenzialmente in grado di coniugare crescita e performance economica, sostenibilità sociale e ambientale.

È questo l’inizio del Rapporto Sostenibilità nelle imprese: aspetti sociali e ambientali” pubblicato il 12 giugno 2020 dall’Istat che negli ultimi ha avviato una intensa attività per la definizione e la progressiva implementazione di un quadro statistico di riferimento in grado di fornire prime evidenze empiriche sulle caratteristiche dei comportamenti sostenibili delle imprese.

Gli aspetti economico-finanziari vengono inseriti in un più ampio quadro, che considera la dimensione della sostenibilità declinata in comportamenti e pratiche d’impresa misurabili: diventa quindi sempre più importante verificare gli avanzamenti rispetto ai cosiddetti criteri ESG (Environmental, Social, Governance), che vengono assunti come base giuridica per la sostenibilità degli investimenti.

La rilevazione censuaria ha interessato un campione di circa 280mila imprese con 3 e più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti: si tratta quindi di un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata svolta tra maggio e ottobre del 2019, l’anno di riferimento dei dati acquisiti dalle imprese è il 2018.

Relativamente alla sostenibilità ambientale, il 75,8% ha realizzato almeno una azione di sostenibilità ambientale, il 10,3% ha realizzato più di 10 azioni di sostenibilità ambientale, il 2,7% ne ha compiute più di 10 e il 50,4% solo una.

L’impegno verso una riduzione dell’impatto ambientale è più accentuato tra le imprese dell’industria in senso stretto (71,6%) e in quelle delle costruzioni (71,1%) rispetto alle imprese dei servizi (64,5%) tra le quali quelle attive nel settore della Sanità e assistenza sociale mostrano percentuali elevate (73,1%).

Energia
Uno degli ambiti di intervento delle imprese per la riduzione degli impatti sull’ambiente attiene alla gestione efficiente e sostenibile dell’energia e dei trasporti, in forte sviluppo grazie anche alle politiche di incentivazione delle fonti energetiche e rinnovabili (FER) e dell’efficienza energetica portate avanti dal nostro Paese negli ultimi anni.

Per ridurre i consumi energetici il 40,1% delle imprese ha provveduto a installare macchinari, impianti e/o apparecchi efficienti; il 32,2% lo ha fatto senza usufruire di incentivi. Tra gli investimenti finalizzati al risparmio di energia, 13 imprese su 100 hanno scelto l’isolamento termico degli edifici e/o la realizzazione di edifici a basso consumo energetico e quasi 10 su 100 hanno sostenuto la spesa in assenza di incentivi. Più marginale l’impegno delle imprese nella produzione di energia da fonte rinnovabile elettrica (7,2%) o termica (4,4%) e nella realizzazione di impianti di cogenerazione, trigenerazione e/o per il recupero di calore (2,8%). Per queste iniziative, circa la metà degli investimenti è stata effettuata grazie all’erogazione di incentivi. Ancora poco diffuse risultano anche le azioni a supporto della mobilità sostenibile, in media solo 4,8 imprese su 100 hanno acquistato automezzi elettrici o ibridi.

La dimensione d’impresa si conferma fattore fortemente discriminante anche per l’impegno nella tutela dell’ambiente. La quota di imprese che effettuano investimenti per la gestione sostenibile di energia e trasporti varia positivamente con il numero di addetti. I differenziali sono particolarmente elevati nell’ambito della co/trigenerazione e recupero di calore (si passa dal 2,4% delle microimprese al 17,9% delle imprese con 500 e più addetti), per l’acquisto di automezzi elettrici o ibridi (da 3,9% a 28,3%) e la produzione elettrica da fonte rinnovabile (da 5,9% a 26,3%).

Acqua
In Italia la gestione delle risorse idriche presenta diverse criticità, specie in alcune zone più vulnerabili, in larga parte legate alle crescenti pressioni della domanda rispetto alla disponibilità naturale, alle inefficienze delle reti di distribuzione dell’acqua e alla rilevanza dei carichi inquinanti derivanti dalle attività antropiche.

Il contributo delle imprese alla sostenibilità ambientale può realizzarsi attraverso una molteplicità di interventi, tutti finalizzati a ridurre le pressioni sugli ecosistemi generate dai processi produttivi attraverso i prelievi di risorse naturali e gli inquinanti atmosferici, del suolo e delle acque restituiti all’ambiente. Tra questi le imprese italiane hanno messo ai primi posti gli interventi per contenere prelievi e consumi di acqua, realizzati da 6 imprese su 10 nel triennio 2016-2018.

Seguono i trattamenti delle acque reflue per il controllo degli inquinanti, possibili solo nell’ambito di alcune realtà produttive, effettuati da un quinto delle imprese, e quelli per il riutilizzo e riciclo delle acque (8% delle imprese).

Le azioni volte al contenimento di consumi e prelievi di acqua vengono intraprese più frequentemente della media dalle imprese dei servizi (61,4%) e da quelle di minori dimensioni (61,5% per le imprese con 3-9 addetti. Le imprese del Mezzogiorno si dimostrano più attente nell’utilizzo dell’acqua anche per la minore disponibilità della risorsa idrica in questa porzione del territorio, con il 64,5% di unità che applicano misure per la riduzione dei prelievi, il 25,7% per il controllo degli inquinanti, il 10,3% per il recupero e riutilizzo delle acque di scarico.

Rifiuti e risorse
La sostenibilità nella produzione si manifesta anche con il risparmio del materiale utilizzato nei processi produttivi, che riguarda il 52,8% delle imprese, e con l’utilizzo di materie prime seconde (ossia scarti recuperati e reimmessi nella produzione) a cui ricorre il 21,3%. Questo tipo di impegno – risparmio di materiale e riutilizzo di materie prime – è superiore alla media nel settore estrattivo (56,1% e 40,6% delle imprese) e, con riferimento al solo contenimento dei materiali di produzione, nel settore della fornitura acque, gestione rifiuti e risanamento (45,9%). Anche le imprese manifatturiere si distinguono per livelli superiori alla media: il 35,6% ha utilizzato materie prime seconde, il 67,3% ha adottato misure per contenere l’utilizzo del materiale di produzione, con limitate differenze legate al territorio e alla dimensione d’impresa.

Anche per effetto dei vincoli normativi sempre più stringenti, la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti rappresentano le principali attività per ridurre l’impatto ambientale. L’86,8% delle imprese ha intrapreso azioni in questa direzione e il 58,2% ha implementato misure di gestione dei rifiuti per il controllo degli inquinanti.

A risultare più virtuose, rispetto a entrambe le sfere di azione, sono le imprese del Nord-est (89,0% per la differenziazione/riciclo e 59,3% per il controllo degli inquinanti) e dei settori manifatturiero (88,2% e 67,6%) e sanità e assistenza sociale (90,0% e 73,6), oltre alle imprese che operano proprio nella gestione dei rifiuti (il 70,5% pratica attività finalizzate al controllo degli inquinanti).

Inquinamento atmosferico, acustico e luminoso
Le azioni di controllo dei contaminanti ambientali si estendono al contenimento delle emissioni atmosferiche, che interessa il 34,3% delle imprese, e dell’inquinamento acustico e/o luminoso (44,5%), con un coinvolgimento crescente all’aumentare della dimensione d’impresa soprattutto per la prima tipologia di intervento (la quota di imprese di 500 e più addetti è quasi doppia rispetto a quella delle microimprese).
Le imprese più attive nel contenimento dell’inquinamento acustico e luminoso operano per lo più nei settori dell’estrazione (56,9%) e della fornitura di acqua, gestione dei rifiuti e risanamento (53,0%); lo stesso accade per le azioni di controllo delle emissioni atmosferiche (57,7% e 53,3%), ampiamente praticate anche nella fornitura di energia (42,2% delle imprese) che d’altra parte è uno dei settori a maggiore intensità di emissioni di CO2 sul valore aggiunto9 .

Bilanci e/o rendicontazioni ambientali e di sostenibilità
La valutazione e la comunicazione delle prestazioni ambientali sono un importante momento di verifica e di consolidamento della reputazione aziendale, anche ai fini di una programmazione strategica più attenta agli effettivi rischi e impatti ambientali.

I numerosi strumenti di certificazione ambientale volontaria, sviluppati a partire dagli anni Novanta, risultano di grande rilevanza per coordinare le politiche industriali con quelle ambientali e per la sostenibilità; possono inoltre orientare i consumatori nelle loro scelte di acquisto.

Nel triennio 2016-2018 il 12,4% delle imprese ha acquisito certificazioni ambientali volontarie di prodotto o di processo. Si tratta di una pratica nettamente più diffusa nelle grandi imprese (57%), in taluni casi soggette a obblighi normativi, e in quelle di medie dimensioni (39,1%), che non nelle piccole (19,0%) o nelle microimprese (9,7%).

Le imprese che dichiarano di aver redatto bilanci e/o rendicontazioni ambientali e di sostenibilità sono meno del 4%, ma la quota raggiunge il 30,8% tra le grandi imprese. La valutazione delle iniziative di sostenibilità ambientale viene invece praticata dal 13,0% delle imprese (quasi 50% nelle grandi). Per alcune imprese, la sostenibilità ambientale rappresenta un obiettivo da estendere anche ai fornitori della filiera produttiva, coinvolgendoli nelle iniziative di riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività: si tratta del 14,0% delle imprese per i fornitori italiani e dell’1,5% per i fornitori stranieri. Il coinvolgimento dei fornitori appare più frequente nei settori della fornitura di acqua e gestione dei rifiuti (25,3%) e della fornitura di energia (24,7%).

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