28 Gennaio 2023
Smart city

Smart Home: nel 2021 riprende a correre e apre ai servizi

L’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato i dati della ricerca su mercato Smart Home in Italia e all’estero, principali novità tecnologiche, prospettiva dei consumatori italiani e gli impatti derivanti dai nuovi modelli di business che stanno trasformando l’offerta di soluzioni per la casa intelligente.

Il settore Smart Home sta vivendo un periodo di forte crescita. Nel 2021 il mercato italiano ha ripreso a correre, registrando un +29% rispetto al 2020, superando anche i livelli pre-Covid. Pesano, però, la carenza di semiconduttori e i rincari delle materie prime. Senza questo freno che ha pesato per 75 milioni di euro di mancate vendite, il tasso di crescita del mercato sarebbe potuto essere addirittura del +45%. Molto verosimilmente gli impatti negativi si protrarranno anche nel 2022.

Sono i principali aspetti che emergono dalla Ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata il18 febbraio 2022 durante il Convegno “La Smart Home riprende a correre e apre la porta ai servizi”.

Un tema di nicchia, anche un po’ snob, se vogliano – ha osservato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del POLIMI, introducendo l’evento – Poi abbiamo cominciato a chiamarla smart home ma ancora la si trattava con una logica di gadget, non correlati a modelli di business e di servizio rilevanti per la vita delle persone. Siamo ora entrati nella terza fase, nella quale emerge un mercato che mostra segni di adeguata maturità, sia dal punto di vista dell’offerta, che oggi esprime nuove proposizioni di valore e modelli di business, sia dal punto di vita della domanda, con i consumatori più interessati e consapevoli”.

Secondo la ricerca, il mercato italiano ha raggiunto il fatturato di 650 milioni di euro, anche se resta comunque lontano dai primi in classifica a livello europeo: allungano il passo Regno Unito (4 miliardi di euro +43%. 58,7 euro/abitante) e Germania (3,9 mld di euro, +37%, 46,8 euro/ab.), mentre l’Italia accorcia le distanze dalla Francia (1,3 mld di euro +16%, 19,4 euro/ab.) e incrementa il suo distacco rispetto alla Spagna (480 milioni di euro, +14%, 10,1 euro/ab.).

Oltre agli incentivi fiscali a spingere il mercato è anche una maggiore conoscenza dei prodotti smart da parte dei consumatori finali: il 74% dei consumatori ne ha sentito parlare almeno una volta (69% nel 2020, 68% nel 2019, 59% nel 2018). E il 46% degli italiani possiede in casa almeno un oggetto smart, dato in costante crescita rispetto ai tre anni precedenti (43% nel 2020, 42% nel 2019, 41% nel 2018). Tra i motivi che spingono all’acquisto di dispositivi smart vi sono principalmente ragioni legate al comfort (38%), alla sicurezza (22%) e alla possibilità di controllare a distanza i dispositivi connessi (14%).

Sul fonte della domanda, il consumatore si dimostra sempre più interessato alla possibilità di gestire da remoto gli oggetti smart in casa e di attivare servizi e funzionalità avanzate – ha spiegato Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio Internet of Things del POLIMI – Il 12% di chi ha dispositivi connessi in casa ha già attivato un servizio aggiuntivo. Soprattutto vigilanza privata, pronto intervento in caso di guasti, servizi cloud per archiviare video e immagini. E in futuro, il 77% di chi desidera oggetti smart è interessato ad attivare nuovi servizi, come analisi dei consumi energetici, installazione e assistenza/manutenzione”.

L’area che cresce di più nel mercato è quella degli oggetti connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, che ha fatto registrare un aumento – in termini di incidenza sulle vendite – del 45%, con un valore corrispondente di 110 milioni di euro, pari al 17% del mercato rispetto al 2020.

Nello specifico, tra le persone che hanno acquistato nell’anno appena trascorso soluzioni connesse per il riscaldamento/raffrescamento e per la produzione dell’acqua calda sanitaria, il 46% ha optato per termostati, il 42% per climatizzatori, il 28% per caldaie, il 17% per valvole termostatiche e il 9% per scaldacqua/scaldabagni. Seguono pompe di calore (7%) e impianti di riscaldamento a pavimento (4%). Crescita favorita dagli incentivi come Ecobonus e Superbonus.

A guidare il mercato però ci sono gli elettrodomestici, con una quota del 21% del mercato (135 milioni di euro) e un tasso di crescita del +35%, grazie a un progressivo ampliamento dell’offerta e boom di vendita di alcune tipologie di piccoli elettrodomestici, come robot aspirapolvere e purificatori d’aria. Seguono gli smart speaker con una quota del 20% (130 milioni di euro) anche se, secondo la ricerca, non sono ancora ben integrati con la Smart Home, poiché solo l’11% dei possessori di smart speaker in Italia utilizza questi dispositivi per gestire altri oggetti smart in casa.

Le soluzioni per la sicurezza sono al 3° posto, con una quota del 19% (125 milioni euro), in crescita sul 2020, ma non raggiunge il livello del 2019. Un mercato trainato da soluzioni hardware, come videocamere, sensori per porte/finestre e serrature connesse, anche se si osservano sempre più offerte legate ad abbonamenti che consentono di archiviare su cloud immagini e video, di fare chiamate automatiche di emergenza o attivare servizi di pronto intervento in caso di allarme.

La rimanente quota del mercato è costituita da casse audio (9%, +20%), lampadine (8%, +25%), le smart plug (prese elettriche, 2%, +30%) e dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto (2%, +45%).

Nell’ultimo anno è aumentato il livello di maturità del settore, sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta – ha dichiarato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things – Le aziende hanno consolidato strategie e modelli di business basati sulla servitizzazione e il pay-per-use, con il passaggio dalla vendita del solo hardware alla proposta di servizi aggiuntivi, come abbonamenti mensili per servizi di tele-assistenza e manutenzione della caldaia, rilevazione di movimenti sospetti in casa e chiamate di emergenza, monitoraggio della forma fisica e assegnazione di allenamenti personalizzati. Ma anche assicurazioni pay-per-use per proteggere la casa dai furti attivabili anche solo per brevi periodi con tariffa a consumo”.

Fonte: Dati Osservatorio Internet of Things, School of Management, Politecnico di Milano

Il 2021 segna una forte crescita di tutti i canali di vendita, con la ripresa più forte per la filiera tradizionale (+40%, 245 milioni di euro), grazie al ritorno dei clienti nei negozi e alla spinta data dagli incentivi, ma registrano buoni risultati anche i canali e-commerce che hanno continuato a cavalcare la spinta agli acquisti online (+25%, 225 milioni di euro), e i retailer multicanale che hanno recuperato il calo dovuto al Covid (125 milioni di euro, +29%), mentre rimangono limitate per il momento le vendite di utility e assicurazioni.

Secondo la ricerca, nel corso del 2021 prosegue l’evoluzione delle tecnologie abilitanti per la Smart Home; infatti, si è consolidato lo sforzo delle aziende membri della Connectivity Standard Alliance (CSA) verso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home, seppur in ritardo sulla timeline definita nel 2020.

“Le prime dimostrazioni, presentate al CES di Las Vegas a inizio 2022 testimoniano il buon livello di avanzamento delle specifiche definite ad oggi e la crescente maturità della tecnologia a supporto degli standard presenti sul mercato – ha spiegato Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – I primi prodotti ‘Matter-compliant sono attesi probabilmente per fine 2022, lasciando tempo ai produttori di concentrarsi sulla definizione degli elementi differenziali di prodotti e servizi annessi per riuscire a emergere nel nuovo scenario di Smart Home integrata”.

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