1 Dicembre 2022
Acqua Risorse e consumi

Siccità: Sud e Isole meno assetati con la dissalazione

Un workshop organizzato da Althesys e svolto nel corso di AccaDueO Forum (Fiera di Bologna, 12-14 ottobre 2022) ha evidenziato come la dissalazione dell’acqua di mare, tecnologia ormai matura a livello di scala e competitiva a livello di costi, troverà largo impiego anche in Italia, stretta in una morsa di prolungate siccità indotte dai cambiamenti climatici, previa semplificazione autorizzativa e revisione di modelli gestionali.

La recente grave siccità che ha colpito l’Italia ha riportato l’attenzione sulle tecnologie di desalinizzazione, con proposte e progetti da parte di numerosi player e crescenti sollecitazioni verso i policy maker. La dissalazione è oggi una tecnologia industrialmente matura, economicamente competitiva e sostenibile grazie alla ricerca e alla complementarità con le energie rinnovabili. Malgrado i vantaggi economici e ambientali che può portare in diversi contesti, in Italia questa tecnologia è ancora poco diffusa. Serve, dunque, un maggior impegno della politica, nazionale e locale, e un quadro normativo favorevole.

Per fare il punto su questa soluzione, analizzandone gli elementi tecnologici, economici, ambientali e normativi, attraverso il confronto con alcuni dei maggiori stakeholder e player del settore, si è svolto ad AccaDueO Forum (Bologna, 12-14 ottobre 2022), il nuovo appuntamento convegnistico biennale del mondo Accadueo dedicato alla digitalizzazione e all’innovazione del comparto idrico, il Workshop “La dissalazione per gestire il cambiamento climatico”, promosso da Althesys, la Società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza, con competenze di eccellenza nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility

La dissalazione ha un enorme potenziale – ha spiegato l’economista Alessandro Marangoni, Amministratore di Althesys- Il calo dei costi e l’aumento degli oneri di approvvigionamento idrico ne favoriranno la diffusione nei prossimi anni. Per facilitare lo sviluppo è necessario ridisegnare le politiche idriche, semplificando le autorizzazioni e rivedendo i modelli di realizzazione e gestione con un’unica regia, che ottimizzi l’uso delle risorse”.

Nel mondo esistono oltre 19.700 impianti di dissalazione in 150 Paesi per quasi 100 milioni di mc/giorno di acqua prodotta. La Spagna è il leader europeo della dissalazione, con una produzione di circa 5 milioni di mc al giorno di acqua potabile destinata per lo più al consumo civile, mentre nel nostro Paese la produzione di acqua dissalata è solo lo 0,1% del prelievo di acqua dolce, concentrata prevalentemente nelle isole minori di Sicilia, Toscana e Lazio.

“Con oltre 15.000 impianti di dissalazione installati nel mondo in 50 anni è stato accumulato a livello internazionale un vasto know-how – ha osservato Renato Drusiani, Senior Advisor di Utilitalia, la Federazione che riunisce le Aziende speciali operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas – Quanto al nostro Paese, ci dovremmo chiedere quanto potrebbe costare approvvigionarsi di acqua potabile trasportata con le bettoline. Oggi il costo è di circa 14-15 euro/mc, mentre il costo di acqua prodotta da dissalatore a osmosi è 2-3 euro/mc, con tendenza a ridursi nel tempo”.

Non è però solo il Mezzogiorno a soffrire la siccità, ma l’intero Paese: nonostante la fine dell’estate, le preoccupazioni per la scarsità di precipitazioni non sono cessate, come denuncia l’ultimo bollettino dell’Osservatorio ANBI Risorse Idriche. Sono, infatti, numerose le regioni che hanno chiesto lo stato di calamità naturale a causa della mancanza d’acqua, tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia e Veneto.  

Nel corso del workshop è emerso che il nuovo Governo potrebbe essere chiamato ad adottare nuove e più stringenti misure di water saving e di efficientamento delle infrastrutture idriche, ma ciò potrebbe non essere sufficiente, data la forte riduzione delle precipitazioni nel nostro Paese e il contemporaneo aumento dei fenomeni siccitosi: i primi 7 mesi del 2022 hanno fatto registrare dati cumulativi di precipitazioni inferiori rispetto all’ultima grande siccità, quella del 2017. Da gennaio a luglio, si è registrato il 50% circa della quantità d’acqua mediamente precipitata al suolo in Italia negli ultimi 30 anni

La corsa nel mondo, anche in Europa
La desalinizzazione ha conosciuto nell’ultimo mezzo secolo una forte crescita, con un tasso medio dell’8% annuo. Al 2020 è impiegata in 183 Paesi; quasi la metà della capacità totale (47,5%) è installata nei Paesi delMedio Oriente. In Europa, sono interessati alla desalinizzazione soprattutto i Paesi mediterranei, con un notevole sviluppo soprattutto in Spagna, dove al 2021 risultano installati circa 765 impianti.

Manuel Majon Vilda, Global EPC Operatons Director di Acciona, la Società spagnola che opera nel settore delle utenze rinnovabili, ha evidenziato come le economie di scala, con impianti cresciuti da poche centinaia di metri cubi al giorno fino al milione mc/giorno, hanno progressivamente abbattuto i costi di investimento e di esercizio degli impianti. I costi di “produzione” dell’acqua sono così scesi da 3 dollari/mc fino a meno di mezzo dollaro. Crescono quindi le installazioni di grande taglia al servizio di aree urbane e territori ampi, come nel caso di Alicante, con una capacità annua di 240 miliardi di mc destinati sia ad uso civile che all’agricoltura.

La situazione in Italia
L’Italia presenta caratteristiche ideali per lo sviluppo della desalinizzazione, come le molte aree soggette a scarsità cronica di acqua e una linea costiera tra le più ampie al mondo. Non solo: nelle isole la desalinizzazione è assai più conveniente del trasporto. Il costo dell’acqua desalinizzata si attesta infatti sui 2-3 euro/mc, mentre il prezzo di un metro cubo di acqua trasportata via nave si aggira su livelli molto più alti, circa 13-14 euro. Molte isole, soprattutto in Sicilia, Toscana e Lazio, hanno già iniziato a dotarsi di impianti di desalinizzazione. La maggior parte di quelli presenti nelle principali isole italiane è stata costruita dopo il 2005. Una tecnologia di questo tipo, dato il susseguirsi di fenomeni estremi di prolungate siccità, dovrebbe essere presa in considerazione e sostenuta tra le soluzioni necessarie ad incrementare le riserve idriche potenziali.

E qualcosa inizia a muoversi, come ha sottolineato Alessandro Di Martino, Amministratore unico di Amap SpA, l’azienda idrica di Palermo, che ha annunciato il progetto di un dissalatore nell’isola di Ustica.

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