La Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato una rassegna sulle azioni dell’UE per affrontare la crescente quantità di rifiuti pericolosi, che evidenzia le sfide esistenti e future nella gestione dei rifiuti pericolosi, tra cui il miglioramento della classificazione, la garanzia della tracciabilità, l’aumento del riciclaggio e la lotta al traffico illegale. La nota a favore della FEAD.
Nonostante le misure adottate dall’UE per ridurli, i rifiuti pericolosi prodotti nell’UE sono aumentati costantemente dal 2004.
A dirlo è la Corte dei conti europea (ECA) che in un’analisipubblicata il 16 gennaio 2023 dal titolo “Azioni dell’UE per fare fronte ai volumi sempre crescenti di rifiuti pericolosi” fa luce sulle sfide attuali e future nella loro gestione:migliorarne la classificazione,assicurarne la tracciabilità,aumentarne il ricicloecontrastarne il traffico illecito, che continua a rappresentare un’attività lucrativa.
“La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’UE non può non affrontare la questione– ha dichiaratoEva Lindström, il Membro dell’ECA responsabile del documento che non è una relazione di audit, bensì un’analisi basata prevalentemente su informazioni di dominio pubblico o su materiale raccolto appositamente a tal fine –I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa. Ciononostante, oltre il 50 % del totale dei rifiuti pericolosi dell’UE viene ancora smaltito. In questa analisi, abbiamo mostrato che prevenzione e trattamento dei rifiuti pericolosi sono tuttora difficoltosi, ma presentano anche delle opportunità”.
La normativa dell’UE definisce irifiuti pericolosicomerifiuti che presentano una o più caratteristiche di pericolo, ad esempio esplosive, irritanti o tossiche. I rifiuti pericolosi sonopotenzialmente nociviper la salute delle persone e per l’ambiente.
Il comparto manifatturiero (metallurgico in particolar modo), il trattamento delle acque e dei rifiuti, l’edilizia e il settore estrattivo sono responsabili complessivamente di oltre il 75 % dei rifiuti pericolosi prodotti nell’UE. Questi ultimi possono essere anche generatinelle case delle famiglie(ad esempio, lo sonocerti medicinali, lebatterie usate, iprodotti per la puliziae leapparecchiature elettroniche).

Nell’ambito della gestione dei rifiuti, a essere responsabili dell’attuazione delle disposizioni giuridiche dell’UE a livello nazionale sono gli Stati membri. La Commissione ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che non hanno recepito la normativa dell’UE nella legislazione nazionale o non l’hanno rispettata. La Commissione dispone di una panoramica deifondi dell’UE per il trattamento dei rifiuti in generale, con 4,3 miliardi di euro di fondi stanziati per il periodo di programmazione 2014-2020,ma non ne ha una simile per i rifiuti pericolosi nello specifico. I dati disponibili indicano che tali finanziamenti sono stati erogati principalmente tramiteOrizzonte 2020perricerca e sviluppo di capacità. I fondi che costituiscono l’altro maggiore contributo al finanziamento della gestione dei rifiuti pericolosi sono ilFondo di coesionee ilFondo europeo di sviluppo regionale. A integrazione del bilancio dell’UE, sia ildispositivo per la ripresa e la resilienza, sia laBanca europea per gli investimenti forniscono finanziamenti per la gestione dei rifiuti, inclusi quelli pericolosi. Dall’adozione delregolamento sulla tassonomia,l’UE ha smesso di finanziare l’incenerimento dei rifiuti pericolosie ilconferimento in discarica,attività ritenute non sostenibili, mentre ne ha promosso il riciclo.
Secondo l’ECA, il modo migliore di far fronte alla questione è in primo luogofar sì che i rifiuti pericolosi non vengano prodotti. L’azione dell’UE è stata incentrata sull’influenzare il modo in cui gli operatori economici progettano e realizzano i prodotti, sul rendere chi inquina responsabile dei propri rifiuti e sul fornire ai consumatori migliori informazioni. Nonostante tali iniziative,la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE non sta calando.
Quesit rifiuti devono esseretrattati inappositi impianti, conformemente a regoleerequisiti di sicurezza rigidi. L’onere amministrativoei maggiori costi per gli operatori economiciche ne conseguono rendono concreto ilrischio di traffico illecito: gli stessi operatori non dichiarano i rifiuti prodotti come pericolosi e li scaricano abusivamente o li spediscono altrove in violazione della normativa.
La Corte sottolinea checlassificare e tracciare adeguatamente i rifiuti pericolosi aiuterebbe a prevenire trattamenti impropri e scorciatoie illecite, pur rilevando che i rifiuti pericolosi vengono classificati in modi differenti negli Stati membri. Secondo la Corte, inoltre, la Commissione UE potrebbe intensificare i propri sforzi per armonizzare la normativa UE applicabile.Allineare i registri elettronici nazionali dei rifiuti pericolosi al registro europeo previsto per la spedizione dei rifiuti aiuterebbe a tracciarli con maggiore efficacia durante tutto il loro ciclo di vita.
Idealmente, i rifiuti pericolosi dovrebbero essere preparati per essere riutilizzati o riciclati. Tuttavia, lamaggior parte di tali rifiuti non è adatta al riutilizzo e il riciclo è limitato da impedimenti tecnici e dalla mancanza di opportunità di mercato per i rifiuti riciclati. Nell’analisi, l’ECA evidenzia che migliorare le tecnologie e la capacità di riciclo creerebbe diverse possibilità: ad esempio, recuperare le materie prime critiche dalle apparecchiature elettroniche e da altri rifiuti sosterrebbe l’autonomia strategica dell’UE.

Iltraffico illecito e lo scarico abusivo dei rifiuti pericolosicontinuano a essere attività lucrative: secondo alcune stime, i ricavi annuali si attestanotra 1,5 e 1,8 miliardi di euro per il solo traffico illecito. I casi individuati,le indagini e le azioni penali sono rari, e le sanzioni sono modeste. Il ricorso alladigitalizzazione per meglio tracciare i rifiuti pericolosi e contrastare le false dichiarazioni, oltre a unsistema di sanzioni più dissuasivo, potrebbe limitare le possibilità di praticare il traffico illecito. Anche undivieto su tutte le spedizioni di rifiuti da smaltire, proposto dalla Commissione nel 2021, potrebbe contribuire a contenere tale tipo di traffico.
La Federazione Europea delle imprese che operano nel settore dei servizi ambientali e nella gestione dei rifiuti (FEAD) che rappresenta 18 Paesi europei (membro per l’Italia,AssoAmbiente) e 3.000 aziende con 320.000 addetti, che gestiscono circa il 60% del mercato dei rifiuti urbani e oltre il 75% dei rifiuti industriali e commerciali in Europa, in uncomunicatoesprime favore per l’analisi dell’ECA, sottolineando la necessità di un’industria specializzata per la gestione dei rifiuti pericolosi, di migliorare le tecnologie e le capacità di riciclaggio e l’importanza delle regole di classificazione e della loro armonizzazione.
“In occasione della pubblicazione dell’ECA Review, l’Associazione europea per la gestione dei rifiuti accoglie con favore e sottolinea l’appello a migliorare le tecnologie e le capacità di riciclo per affrontare l’aumento delle quantità di rifiuti pericolosi e sostenere l’autonomia strategica dell’UE– ha dichiarato la neo-PresidenteClaudiaMensi–FEAD aggiunge a questa affermazione che la corretta classificazione, gli incentivi per la raccolta (differenziata) dei rifiuti e una migliore elaborazione dei dati sono fondamentali. L’industria europea dei rifiuti è all’avanguardia nell’innovazione, nella sicurezza e nelle pratiche di gestione rispettose dell’ambiente e lavoriamo ogni giorno per ottenere i migliori risultati“.
