Un Rapporto di una coalizione di vari organismi internazionali presentato al WEF di Davos ha individuato tre settori che con interventi politici relativamente poco onerosi potrebbero rappresentare dei punti di svolta con una crescita inarrestabile a cascata in altri settori che nell’insieme rappresentano il 70% delle emissioni globali, accelerando la decarbonizzazione dell’economia globale e riducendo i rischi climatici.
Le misure adottate per incentivare la vendita di veicoli elettrici, l’uso di ammoniaca verde nei fertilizzanti e l’assunzione di proteine vegetali nelle diete alimentari potrebbero innescare a cascata la decarbonizzazione in altri settoriche coprono attualmente il 70% delle emissioni globali di gas serra.
È quanto emerge dalRapporto“The Breakthrough Effect – Triggering the Global Tipping Cascade”, presentato al WEF 2023 di Davos e prodotto da un team internazionale di ricercatori e esperti di Systemiq, Società di consulenza leader per la trasformazione dei sistemi economici, dell’Università di Exeter(GB) – Global Systems Institute, delSystem Change Lab, iniziativa collaborativa di vari organismi e istituti di ricerca per mobilitare l’azione verso i cambiamenti necessari per proteggere sia le persone che il Pianeta, e con il supporto finanziario delBezos Earth Fund.
L’umanità si sta dirigendo verso una serie di punti critici climatici che rischiano di causare danni irreversibili ai sistemi planetari di supporto vitale. Nonostante gli impegni dei decisori politici e aziendali, il mondo rimane fuori strada per raggiungere gli obiettivi climatici, con temperature globali che sono già superiori di 1,2 °C rispetto ai livelli preindustriali e che sollevano dubbi sulla possibilità di riuscire a contenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 °C.
“Con il tempo che sta per scadere, è necessario che l’azione sia mirata– ha affermatoMark Meldrum, partner diSystemiqe co-autore del Rapporto –Il nostro lavoroevidenzia le opportunità chiave per attuare un cambiamento che può produrre enormi ritorni in termini di decarbonizzazione, identificando i punti di non ritorno positivi nei settori a più alte emissioni dell’economia globale e analizzando le condizioni necessarie per innescarli”.
In tale contesto, ilpunto criticosi verifica quando una soluzione a zero emissioni di carbonio avanza fino a un punto in cui supera la soluzione esistente ad alte emissioni di carbonio. Una volta raggiunti, i “feedback loop” si rafforzano vicendevolmente, guidandouna crescita esponenziale nell’adozione della nuova soluzione e un rapido declino della vecchia.

Il Rapporto ha identificato3 punti di super leva finanziariache potrebbero ridurre le emissioni dei relativi settori, ma anche determinare un effetto a catena di rapidi cambiamenti in altri 10 settori economici.
Il primo punto critico giudicato “molto vicino” è iltrasporto su stradacon costi in calo, politiche governative e migliori infrastrutture in aumento che rendono i veicoli elettrici più attraenti rispetto alle auto a benzina e diesel sia per i produttori che per i consumatori. Le misure per i veicoli a emissioni zero sono uno strumento potente per portare avanti questo punto di svolta, affermano gli autori. Aumentando la produzione di batterie, stimolando miglioramenti tecnologici e di abbassamento dei costi,i veicoli elettrici potrebbero supportare la transizione verso l’energia pulita e aiutare a decarbonizzare altri settori che necessitano di elettricità pulita ed economica.
Il secondo è costituito dalle misure per l‘uso di ammoniaca verde(prodotta dall’idrogeno da fonti rinnovabili) come fertilizzante, che potrebbero a cascataavviare l’economia dell’idrogeno
I governi che imporranno una percentuale crescente di fertilizzanti verdi, sottolinea il rapporto, determineranno al contempo riduzioni dei costi nella produzione di idrogeno verde, supportando l’aviazione, lanavigazionea lunghe distanze, laproduzione diacciaio, lostoccaggio di energia, nei loro sforzi per porre fine alle loro emissioni di carbonio.
Infine, il rapporto afferma che leproteine alternative, in particolare quelle diorigine vegetale, possonoraggiungere un punto critico diventando più economiche delle proteine di origine animale. Gli appalti pubblici in luoghi come scuole, ospedali e dipartimenti governativi potrebbero aumentare significativamente l’adozione di proteine alternative, con conseguenteriduzione delle emissioni determinate dall’allevamento di bestiamee laliberazione tra 400 e 800 milioni di ettari di terreno(equivalente al 7-15% dei terreni agricoli globali di oggi). Ciò, a sua volta,ridurrebbe la deforestazione e fornirebbe più terreno per lo stoccaggio del carbonio e per la riduzione di perdita della biodiversità.
“I settori dell’economia ad alte emissioni non esistono isolati: sono profondamente interconnessi e le soluzioni a emissioni zero possono influenzare le transizioni in più settori contemporaneamente– ha affermatoSimon Sharpe, Direttore del settore Economia delClimate Champions Teame Senior Fellow alWorld Resources Institute, uno dei principali autori del rapporto –Nessun paese da solo può attivare questi punti di super leva, ma piccoli gruppi di paesi che allineano le loro azioni possono farlo. Nella maggior parte dei settori di grandi emissioni i primi dieci paesi emettitori rappresentano dal 50 al 75% della produzione o del consumo globale, sufficiente per spostare il mercato globale”.
Il rapporto sostiene laBreakthrough Agenda, lanciata alla COP26 di Glasgow e sottoscritta alla COP26 di Sharm el-Sheikh da 45 Paesi più l’UE, tra cui alcuni dei più grandi inquinatori globali come gli Stati Uniti, la Cina, l’India e la stessa UE, laFirst Movers Coalition, lanciata sempre alla COP26 che consente alle aziende di sfruttare il proprio potere d’acquisto e le catene di approvvigionamento per creare i primi mercati per le tecnologie energetiche pulite innovative, e altre iniziative che lavorano per rendere le soluzioni a basse emissioni di carbonio l’opzione più conveniente, accessibile e attraente in ogni settore.
