3 Ottobre 2022
Cambiamenti climatici Sostenibilità

Prodotti di legno: le potenzialità di mitigazione dei cambiamenti climatici

Una ricerca pubblicata sulla PNAS ha rilevato che attualmente i prodotti in legno di tutto il mondo compensano solo l’1% delle emissioni globali annue di carbonio, mentre una loro maggiore domanda potrebbe giocare un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio e nel contrasto al global warming.

Sostituire materiali ad alta intensità energetica con prodotti a base di legno raccolto (Harvest Wood Products) è un mezzo per ridurre le emissioni di anidride carbonica e mitigare i cambiamenti climatici.

Per effetto del processo di fotosintesi degli alberi, in un metro cubo di legno rimane imprigionata una tonnellata di CO2, quantità che viene sottratta all’atmosfera, e dopo il loro utilizzo, i prodotti in legno (materiale edile, arredi urbani, mobili, giocattoli, carta, ecc.) vengono a volte riciclati e alla fine bruciati o depositati in discarica dove lentamente decadono. È importante, quindi, individuare le soluzioni per aumentare l’impiego del legno a scapito di altri materiali e per allungare il loro ciclo di vita.

Il cambiamento della domanda di prodotti in legno può avere un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio e nel contrasto al global warming, tant’è che in base all’Accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale entro +1,5 °C alla fine del secolo, nella contabilizzazione delle emissioni i Paesi devono ora tener conto del potenziale stoccaggio del carbonio di questi prodotti..

Tuttavia, una recente ricerca, pubblicata sulla prestigiosa PNAS e condotta da ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison (UWM), ha constatato che al 2015, l’anno più recente di disponibilità di dati, i prodotti in legno di tutto il mondo compensano solo l’1% delle emissioni globali annue di carbonio.

I Paesi sono alla ricerca di strategie di emissioni net-zero, per cui non si tratta solo di ridurre le nostre emissioni, ma di perseguire strategie che potrebbero avere potenzialità di stoccaggio, e i prodotti in legno raccolti sono una di queste opzioni – ha affermato Craig Johnston,Professore di economia forestale presso la UWM e co-autore dello Studio – Individuare le opportunità di azioni che non ostacolino la crescita è positivo, ma la domanda è: possiamo continuare a consumare prodotti in legno e avere benefici sul cambiamento climatico correlati a tale consumo?“.

Per rispondere a questa domanda, Johnstone il suo collega Volker Radeloff, Professore di ecologia forestale e faunistica alla UWM, hanno condotto un’analisi coerente su 180 Paesi per modellare il futuro sequestro del carbonio nei prodotti in legno, utilizzando i dati sui raccolti di legname e sulla produzione di prodotti in legno dal 1961 al 2015 forniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

La ricerca dal titolo “Global mitigation potential of carbon stored in harvested wood products” ha constatato che i prodotti globali di legno hanno assorbito 335 milioni di tonnellate di biossido di carbonio nel 2015, di cui 71 milioni di tonnellate, non erano disponibili per la contabilizzazione, secondo gli standard delle Nazioni Unite. 

Sulla base di 5 modelli di possibile crescita economica e demografica, i due fattori che influiscono maggiormente sulla domanda dei prodotti in legno, i ricercatori hanno rilevato che il sequestro di carbonio di tali prodotti potrebbe aumentare di oltre 100 milioni di tonnellate entro il 2030, a seconda del livello di crescita economica globale.

Tali risultati offrono ai Paesi che sono alla ricerca di indicazioni e modi per mantenere i cambiamenti climatici gestibili, limitando severamente le emissioni, le indicazioni su come le loro industrie del legno potrebbero compensare le loro emissioni di carbonio.

Tuttavia, la ricerca evidenzia anche come attualmente i prodotti in legno rappresentino solo una piccola parte delle compensazioni necessarie per la maggior parte dei Paesi, tranne che per alcuni che hanno una potente industria del legname. Ad esempio, le industrie del settore svedesi dei prodotti in legno, hanno compensato ben il 9% delle emissioni di carbonio della Svezia nel 2015, pari al 72% delle emissioni da fonti industriali di quell’anno.

Per la maggior parte dei Paesi, Stati Uniti in testa, i prodotti in legno hanno attenuato una quota molto bassa delle emissioni complessive nel 2015, e questa percentuale, secondo i ricercatori, con gli attuali trend non dovrebbe aumentare significativamente nel 2065.

I regolamenti delle Nazioni Unite in atto creano un divario tra la quantità effettiva di carbonio immagazzinata nei prodotti di legno del mondo e ciò che viene ufficialmente contabilizzato, che nel 2015 tale ammontava a 71 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti alle emissioni di 15 milioni di automobili. Se tali orientamenti rimangono invariati, entro il 2065 altri 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica potrebbero non essere conteggiati, mentre questa quantità di carbonio non conteggiato non aumenta in modo significativo la percentuale di emissioni globali compensata dai prodotti in legno.

Johnston e Radeloff hanno anche scoperto che il livello di carbonio immagazzinato nei prodotti di legno è estremamente sensibile alle condizioni economiche: una crescita lenta o negativa potrebbe ridurre significativamente la quantità di carbonio compensato da queste industrie.

Poiché i prodotti in legno sono fabbricati, devono essere aggiunti come serbatoi di carbonio nel Paese, ma questi prodotti alla fine decadono. Oggi abbiamo emissioni di carbonio da mobili o legname prodotte 50 o 75 anni fa – ha aggiunto Johnston – Quindi se non produciamo a un ritmo che compensi almeno tali emissioni, allora vedremo dal sequestro di carbonio si passerà ad una fonte netta di emissioni“.

Così, la Grande Recessione del 2008 e del 2009 ha trasformato i prodotti in legno americani da net zero, seppur di poco, ad emettitori di carbonio, e i ricercatori hanno scoperto che un effetto simile è avvenuto con il crollo dell’Unione Sovietica.

Tutte e cinque le proiezioni modellate nello studio per la futura crescita economica prevedono che aumenterà la quantità di carbonio sequestrato dai prodotti a base di legno raccolto, ma shock economici imprevisti potrebbero temporaneamente invertire questa tendenza per determinati Paesi.

Lo studio offre la possibilità di valutare gli obblighi attuali e aiutare i Paesi a prevedere le emissioni future, costituendo anche fonte di utili informazioni per i negoziati sulle emissioni nell’ambito dell’UNFCCC.

Stiamo rendendo disponibili questi dati per tutti i Paesi, per tutti i prodotti in legno, per tutti gli scenari – ha concluso Johnston – Ora sappiamo come si presenta la situazione per ogni Paese sotto un modello comune e con comuni ipotesi portate avanti”.

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