Il Parlamento europeo ha respinto la mozione contro l’inclusione del gas e nucleare prevista nell’Atto delegato della Commissione UE nell’elenco delle attività economiche ecosostenibili. La decisione ha spaccato le forze in Parlamento e a giocare un ruolo determinante è stata la guerra in Ucraina.
Il 6 luglio 2022 il Parlamento europeo ha respinto con 328 voti con 278 (33 astenuti) la mozione contro l’inclusione del gas e del nucleare tra le attività economiche eco-sostenibili, dando via libera all’atto delegato della Commissione UE che prevede l’inclusione, a determinate condizioni, di specifiche attività energetiche correlate a gas e nucleare nell’elenco delle attività economiche eco-sostenibili, comprese nella cosiddetta tassonomia UE, che fa parte del Piano d’azione sul finanziamento della crescita sostenibile.
Se anche il Consiglio europeo non solleverà obiezioni, come è prevedibile, visto anche l’appello della neo-presidenza di turno ceca rivolta al Parlamento europeo.
“Ogni Stato membro deve essere libero di scegliere il mix energetico che vuole – ha affermato Petr Fiala durante la presentazione del programma di attività al Parlamento – La tassonomia è una proposta equilibrata che viene incontro ad una serie di Paesi che potranno raggiungere gli obiettivi climatici solo attraverso un mix che preveda gas e nucleare. Vi chiedo quindi di non votare l’obiezione di rigetto”.
Come era prevedibile la decisione ha spaccato il Parlamento europeo e le forze politiche europee e nazionali. Anche all’interno del Consiglio la decisione non sarà unanime, con Austria e Lussemburgo che hanno annunciato di ricorrere alla Corte di giustizia europea contro la decisione della Commissione UE.
La guerra in Ucraina ha avuto un peso nella decisione del Parlamento europeo.. Il Ministro dell’Energia, German Galushenko, in una lettera ai Presidenti della Commissione Affari economici e della Commissione Ambiente del Parlamento europeo, secondo quanto riportato dall’ANSA, avvertiva che se fosse passata l’obiezione all’atto delegato sarebbe messa in difficoltà la ricostruzione post-bellica dell’Ucraina.
Decisamente critico per questa decisione è il fronte ambientalista europeo che nei giorni scorsi aveva organizzato varie mobilitazioni nei pressi del Parlamento europeo.
“L’Europarlamento con il voto di oggi ha ceduto alle lobby di gas e nucleare sostenendo la proposta della Commissione di classificarli come fonti energetiche sostenibili, in base al regolamento sulla tassonomia degli investimenti verdi – ha commentato, tra gli altri, Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – Un duro colpo al Green Deal Europeo e ad un’ambiziosa politica climatica in linea con l’obiettivo di Parigi di 1.5°C, indispensabile per fronteggiare l’emergenza climatica. Si tratta di una scelta politica senza alcuna base scientifica, come invece richiede il regolamento sulla tassonomia”.
