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Oceani: si conferma la tendenza all’accelerazione del riscaldamento

Una nuova valutazione sul contenuto di calore degli oceani (OHC) osservato da 4 precedenti studi pubblicati tra il 2014 e il 2017 conferma le conclusioni dei modelli climatici che indicano un’accelerazione nel riscaldamento degli oceani superiore a quanto previsto dall’ultima valutazione (AR5) dell’IPCC.

Secondo i risultati di una ricerca pubblicati sul numero dell’11 gennaio 2019 di Science, per effetto del calore intrappolato dai gas ad effetto serra, gli oceani si stanno riscaldando più velocemente, fornendo un’ulteriore prova che confuta alcune analisi che avrebbero indicato un rallentamento nel corso del quinquennio a cavallo dei secoli.

Se vuoi vedere dove si sta evidenziando il riscaldamento globale, guarda negli oceani – ha affermato Zeke Hausfather, dell’Istituto Energia e Risorse presso l’Università di California-Berkeley e co-autore dello Studio “How fast are the oceans warming?”- Il riscaldamento oceanico è un indicatore molto importante dei cambiamenti climatici e abbiamo prove solide che si sta riscaldando più rapidamente di quanto pensassimo“.

Si stima che il 93% dell’energia solare in eccesso intrappolata dai gas serra si accumuli negli oceani del mondo, per cui il riscaldamento degli oceani è un indicatore critico dei cambiamenti climatici perché a differenza delle temperature superficiali, quelle degli oceani non sono influenzate da variazioni annuali causate da eventi climatici come El Niño o le eruzioni vulcaniche.

Assumendo uno scenario “business as usual” ovvero che non vengano attuate azioni per la riduzione delle emissioni di gas serra, i modelli del Progetto Intercomparison Coupled 5 (CMIP5) prevedono che la temperatura dei primi 2.000 metri degli oceani del mondo aumenterà di 0,78 °C entro la fine del secolo. La dilatazione termica causata da questo aumento di temperatura innalzerebbe il livello del mare di 30 centimetri, in aggiunta a quello già significativo causa dallo  (lscioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali. Inoltre, oceani più caldi contribuiscono anche a tempeste e uragani più intensi e a precipitazioni estreme.

Mentre il 2018 si appresta a divenire con ogni probabilità il 4° anno più caldo mai registrato in superficie, per gli oceani sarà sicuramente il più caldo mai registrato, così come lo sono stati il 2017 e il 2016 – ha proseguito Hausfather – Il segnale di riscaldamento globale è molto più facile da rilevare se sta cambiando negli oceani rispetto che in superficie“.

Non si tratta di una nuova valutazione, quindi, ma di una verifica della bontà degli studi effettuati in precedenza e che avevano dato adito a diverse interpretazioni per alcune lacune rilevate, offrendo ora un quadro più chiaro.

Circa 3.900 robot galleggianti del sistema di monitoraggio Argo vengono utilizzati negli oceani del mondo che possono immergersi con una certa frequenza nelle acque fino ad una profondità di 2000 metri per misurare la temperatura a mano a mano che risalgono, il pH, la salinità e le altre informazioni, fornendo importanti dati sulla temperatura degli oceani a partire dalla metà degli anni 2000.

Prima di Argo, i dati della temperatura oceanica erano scarsi, facendo affidamento su dispositivi chiamati batitermografi che venivano immersi una sola volta e davano la temperatura del fondo.

Gli oceani non sono stati ben osservati se torniamo indietro nel tempo – ha osservato Kevin Trenberth scienziato di fama mondiale del Centro nazionale per gli studi atmosferici degli Stati Uniti d’America (NCAR) di Boulder e co-autore dello studio – Ci sono chiari segnali di un’accelerazione”.

Quattro studi indipendenti, pubblicati tra il 2014 e il 2017, che hanno fornito stime delle tendenze passate del contenuto di calore oceanico (OHC), sono giunte a conclusioni simili a quelli dei modelli climatici che indicano un riscaldamento oceanico continuo nel XXI  secolo, dando così maggiore concretezza riguardo alle aspettative per il futuro.


Evoluzione del contenuto di calore degli oceani nel passato e quello previsto
Le osservazioni annuali dell’OHC sono coerenti tra loro e con le modalità dell’insieme dei modelli CMIP5 per le simulazioni storiche pre-2005 e le proiezioni dal 2005-2017, dando fiducia alle proiezioni future al 2100 (RCP2.6 e RCP8.5). Le variazioni medie proiettate di OHC e la loro affidabilità al 90% tra il 2081 e il 2100 sono indicate nelle barre a destra. Il riquadro interno indica l’andamento delle osservazioni dei 4 studi indipendenti analizzati dopo il gennaio 1990, aggiornate a settembre 2018 che indicano una sostanziale sovrapposizione (fonte Science)

Non si tratta di una nuova valutazione, quindi, ma di una verifica della bontà degli studi effettuati in precedenza e che avevano dato adito a diverse interpretazioni per alcune lacune evidenziate, offrendo ora un quadro più chiaro.

Ora sappiamo che le proiezioni dei modelli sono allineate con le osservazioni effettuate e che il riscaldando in media è del 40% superiore a quanto previsto nel V Rapporto di valutazione (A5R) dell’IPCC, pubblicato nel 2014. Inoltre, il probabile maggior riscaldamento dell’oceano “avrebbe un impatto maggiore sugli ecosistemi oceanici e l’innalzamento del livello del mare attraverso l’espansione termica“, concludono i ricercatori.

Immagine di copertina: Gli scienziati lanciano in mare uno dei 3900 robot del sistema di monitoraggio Argo, che hanno fornito una copertura dati quasi globale per osservare le temperature degli oceani fino a 2000m di profondità (Foto Alicia Navidad /CSIRO).

 

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