2 Dicembre 2021
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Muretti a secco: Patrimonio immateriale dell’Umanità

L’iscrizione nell’elenco dell’UNESCO dell’Arte dei muretti a secco, quale Patrimonio immateriale dell’Umanità, deve costituire per l’Italia, dove non c’è regione che non abbia testimonianza di tali esempi di adattabilità alle condizioni geomorfologiche e climatiche degli ambienti, l’occasione per le necessarie opere di manutenzione dopo decenni di abbandono.

La 13 Sessione del Comitato intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio immateriale dell’Umanità (Port Louis-Repubblica di Mauritius, 6 novembre – 1° dicembre 2018) ha approvato l’iscrizione nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Arte dei muretti a secco, la cui candidatura era stata sostenuta da 8 Paesi europei: Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

L’arte del ‘Dry stone walling’ riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secca – si legge nella motivazione (link: https://ich.unesco.org/en/RL/art-of-dry-stone-walling-knowledge-and-techniques-01393) della decisione – Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo, svolgendo un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, e migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura“.

Uno Studio del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea del 2005 aveva stimato che nell’UE-15 (tanti erano i Paesi dell’Unione nel 2003 anno di rilevazione dei dati ) vi fossero 1.612.2533 km. di stone walls che costituivano anche una parte considerevole delle divisioni di proprietà.

In Italia una mappatura predisposta dall’Università di Padova e presentata in occasione del 3° Incontro Internazionale sui Paesaggi Terrazzati dal titolo “Terraced Landscapes: Choosing the Future” (Padova, 6-15 dicembre 2016) aveva individuato, tramite foto aeree, e quindi riferibili solo al visibile, oltre 173.000 km. di muretti a secco.

Dalle aree alpine alle dorsali appenniniche, dalle fasce costiere a picco sulmare alle grandi isole, non c’è regione nel nostro Paese che non abbia la testimonianza di questo patrimonio creato dalla fatica delle passate generazioni che hanno plasmato il territorio per adattarlo alle esigenze di coltivazione e di abitabilità.

I muretti a secco sono un esempio di stabilità strutturale che viene assicurata tramite un’attenta selezione e posizionamento delle pietre e di adattamento alle condizioni geomorfologiche e climatiche dell’ambiente.

In un momento in cui i cambiamenti climatici stanno impattando pesantemente sui territori, sia in termini di dissesto idrogeologico che di produzioni agricole, la conservazione e la cura di questi manufatti potrebbero costituire un’adeguata risposta di resilienza climatica e di mantenimento della biodiversità agricola, ricca di sapori e saperi.

I “saperi tradizionali” devono recuperare il loro valore “scientifico”.

È quindi auspicabile che dopo questo inserimento nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO si trovino le risorse per le necessarie opere di “custodia” dei muretti a secco, dopo decenni di noncuranza ed abbandono per scelte meno dispendiose e più redditizie, seppur standardizzate.

Sarebbe anche il giusto riconoscimento per quegli agricoltori “eroici” che, in regime di autoconsumo, si dedicano alla terra con passione e cura, mantenendo in vita culture e colture, a rischio di estinzione, con l’occhio attento alla qualità dei prodotti e, soprattutto, alla biodiversità.

In copertina: Val di Cembra (Trentino) -Vigneti terrazzati su muretti a secco (Foto: Diego Rizzolli; Fonte: Regione Veneto, “Terraced Landscapes: Choosing the Future”, Exibion Catalogue, 2016)

 

 

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