Infrastrutture e mobilità

Mobilità sostenibile: 1° Forum nazionale di Legambiente

“Dalle politiche urbane a quelle industriali. Quale futuro per la mobilità in Italia?” è il tema del 1° Forum nazionale che Legambiente ha organizzato a conclusione della Campagna itinerante “Città2030”, un tour in 17 tappe nei principali capoluoghi di provincia, per promuovere una mobilità sostenibile e a zero emissioni e per chiedere città più vivibili e sicure.

In Italia la mobilità sostenibile viaggia a rilento, soprattutto per effetto del taglio delle risorse destinate al settore:
– nessun fondo è previsto nella legge di bilancio 2024 per il trasporto rapido di massa, per la ciclabilità e la mobilità dolce
;
–l’87% delle risorse infrastrutturali è stato destinato al Ponte sullo Stretto fino al 2038;
–le risorse del Fondo Automotive state dimezzate passando dagli 8,7 miliardi inizialmente previsti entro il 2030 a soli 450 milioni nel 2025 e 200 milioni annui per gli anni successivi.
La Penisola, inoltre, continua a detenere il primato peril più alto tasso di motorizzazione dell’UE: 694 autovetture per 1.000 abitanti (571 la media UE), concittà dove l’emergenza smog è cronica, e a restare indietro rispetto alle capitali europee in fatto di km di linee metropolitane, tram e ferrovie.
Buone notizie riguardano, invece, lecolonnine elettriche:64.391 punti di ricarica, più di GB, Francia e Germania.
Meria una menzione l’impegno di diverse città italiane che, pur tra mille difficoltà, optano per soluzioni più sicure, accessibili e a basso impatto ambientale come accade ad esempio a Milano, Roma e Messina. 
  

A scattare questa fotografia èLegambientecon la1° Edizione del Forum Nazionale Mobilità “Dalle politiche urbane a quelle industriali. Quale futuro per la mobilità in Italia?”, organizzata in partnership conEnelil 18 marzo 2025 a Roma e trasmessa instreaming, a conclusione dellaCampagna itinerante “Città2030” per promuovere una mobilità sostenibile e a zero emissioni e per chiedere città più vivibili e sicure,iniziata il 4 febbraio a Milano e conclusasi appunto a Roma, per un totale di17 tappe nei principali capoluoghi italiani per raccontare come si stanno preparando alle scadenze del 2030.

Obiettivo del Forum, è stato di fare il punto sulfuturo della mobilità sostenibile e dell’industria automotive, una volta fiore all’occhiello dell’industria nazionale, che oggi si trovaschiacciata tra la necessità di una transizione ecologica e l’assenza di una strategia industriale adeguata. Per questo Legambiente chiede al Governo un cambio di rotta immediato: in primis, con ilripristino del Fondo Automotive,risorse adeguate al TPL, piano di elettrificazione del trasporto pubblico,progetti di gigafactorysul territorio nazionale epiano dedicato alla mobilità nelSocial Climate Fund.  

Anche i dati di bilancio che emergono dalla Campagna Città2030raccontanoquanto ancora ci sia da fare a livello nazionaletra problemi cronici come – smog,alto tasso di motorizzazioneeinsicurezza stradale –ebuone pratiche da replicare.  

Bilancio Città2030, luci e ombre della mobilità urbana.
Nessuna delle città
esaminate– tutti capoluoghi di regione e provincia,tranne Olbia– rispetta i futuri limiti dellaDirettivaeuropea sulla qualità dell’aria prevista per il 2030. Nei prossimi cinque anni, ciascuna dovrà impegnarsi per ridurre le concentrazioni di PM10 (dal 3% al 35%) e di NO2 (dal 5% al 40%). 

Iltasso di motorizzazione rimane molto elevato, con unpicco di 78 auto per 100 abitanti a Olbia e un minimo di 48 a Genova, passando perRoma (66),Milano (52,5)eNapoli (61);valori decisamente superiori agli standard delle città europee comeBarcellona (41),Londra (36),Amsterdam (25,7)eParigi (25). Questo alto tasso coincide con unamobilità fortemente sbilanciata verso l’auto privata, utilizzata almeno dal 30% della popolazione, con picchi dell’81,3% a Olbia, 65% a Reggio Calabria e 59,3% a Roma. Percentuali ben lontane da città come Parigi, dove solo il 4,3% dei cittadini sceglie l’auto per i propri spostamenti. 

Restanoalti i dati sugli incidenti stradali: la maggioranza di questi avvienesu strade urbane(sulle strade del territorio provinciale, 86% a Prato, 85% a Genova, 82% a Milano), con un rapporto morti e feriti per 1.000 abitantiche raggiunge picchi di8,4 a Firenze e Genova, mentre a Roma si attesta a 6,1, a Milano a 7,3 e a Napoli a 3,4. Se il trend attuale di riduzione non accelererà, nessuna città raggiungerà l’obiettivo previsto dal Piano Nazionale Sicurezza Stradale (PNSS), ovvero dimezzare il numero di decessi dei feriti gravi sulle strade entro il 2030, rispetto ai valori registrati nel 2020. 

Buone pratiche e segnali positivi di cambiamento
Ben 16 città su 17 hanno avviato progetti per rinnovare le flotte di bus con mezzi full electric (a Bologna e Modena anche una quota ad idrogeno con tecnologia fuel cell) e 12 stanno realizzando ex-novo o ammodernando linee tramviarie, infrastrutture con una notevole capacità di riconnettere il tessuto urbano, come dimostrano le esperienze di Firenze e Padova. Buone notizie arrivano da Milano, dove la quota modale del trasporto pubblico ha superato quella dell’auto privata (48% contro 43%), un dato importante che segna un punto di svolta nel panorama della mobilità italiana. Poi, Bologna e Olbia, grazie all’adozione delmodello Città30, hanno ottenuto significativi miglioramenti nella sicurezza e nella riduzione delle emissioni inquinanti. A Bologna, in un anno le emissioni da traffico sono diminuite del 29%, gli incidenti stradali del 13% e quelli più gravi del 31%. ARoma, invece, oltre alla Fascia Verde, spicca l’esperienza dell’integrazione tra trasporto pubblico e sharing mobility: l’abbonamento annuale offre gratuitamente un consistente pacchetto di corse con bici e monopattini in sharing, garantendo a prezzo competitivo una reale intermodalità – un’esperienza che, insieme a quella di MessinaconMoveMe, ha registrato un enorme successo.  

Focus mobilità elettrica e infrastrutture di ricarica
Il parco di autovetture elettriche nelle città analizzate dalla campagna è ancora minimale (ACI 2023), con una media dello 0,55% rispetto al parco totale, con percentuali che superano appena l’1% solo a Milano e Roma. Il paradosso è che, nonostante questo,l’Italia dispone di una rete di ricarica ben sviluppata: secondo i dati diMotus-E, il nostro Paese con 64.391 i punti installati è addirittura in netto vantaggio (con19 punti di ricarica ogni 100 Bev) rispetto ad altre nazioni europee come Francia (14 punti), Regno Unito (7), Germania (8). La distribuzione, tuttavia, resta sbilanciata (57% al Nord,20% al Centro,23% al Sud e Isole) e lacopertura autostradale ancora insufficiente, seppur in crescita (1.044 su 7.318 km di rete). Il problema, dunque, non è tanto la disponibilità di punti di ricarica, quanto la scarsa diffusione dei veicoli elettrici, dovuta apercezioni errate sulla diffusione delle stazioni di ricarica, alimentata spesso da fake news.  

“Dai dati presentati oggi emerge chiaramente un Paese che va in due direzioni opposte– ha dichiaratoStefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –Da una parte il governo nazionale che sottoscrive una vera e propria ipoteca sulle infrastrutture del trasporto, drenando risorse con il Ponte sullo Stretto e mantenendo sottofinanziato un già esiguo Fondo Nazionale Trasporti. Al contrario, le città italiane, indipendentemente dallo schieramento politico, stanno puntando su una mobilità più sostenibile e inclusiva. Al governo Meloni chiediamo un immediato cambio di rotta anche sul fronte delle politiche industriali con il ripristino del Fondo Automotive. Occorrono risorse adeguate al TPL, per evitare l’aumento dei costi a carico dei cittadini, un piano per l’elettrificazione dei trasporti pubblici insieme a un chiaro piano di investimento del Social Climate Fund destinato proprio alla mobilità, per evitare che si disperdano risorse in inutili bonus carburante o incentivi per nuove auto con motore endotermico. Non possiamo più assistere passivamente alla desertificazione industriale del Paese mentre il mondo corre verso la mobilità elettrica. La transizione ecologica del settore automotive è ormai iniziata a livello globale: o ne diventiamo protagonisti con scelte coraggiose, o ne saremo travolti con costi sociali drammatici”.   

 Le proposte di Legambienteper favorire la decarbonizzazione del settore dei trasporti e garantire la competitività dell’industria automobilistica italiana nel panorama globale.
– Investimenti e pianificazione: occorre ripristinare e potenziare il Fondo Automotive, vincolandolo a specifici obiettivi di riconversione verso la mobilità elettrica. Seguendo l’esempio francese, che detiene il 6,1% di Stellantis, è fondamentale valutare forme di partecipazione pubblica che vincolino le aziende a precisi impegni occupazionali, salvaguardando il know-how nazionale e attivando il Social Climate Fund europeo.  
–Puntare sull’elettrico: la tecnologia dell’elettrico è matura e in grado di garantire efficienza e sostenibilità ai trasporti e alla mobilità in genere. Dunque, è necessario che il Paese punti convintamente sulla transizione all’elettrico, delegando ai biocarburanti e agli e-fuels un ruolo nei settori “hard to abate” (aviazione e navale).  
–Infrastrutture di ricarica: il potenziamento delle infrastrutture di ricarica, specialmente lungo le autostrade, le superstrade e nelle aree meno servite del Centro-Sud, è fondamentale per superare la “range anxiety”, accelerando l’adozione dei veicoli elettrici sia tra i privati che nelle flotte aziendali.
–Materie prime critiche:è necessario non abbandonare i progetti delle giga factory nazionali e sul fronte delle materie prime critiche definire subito una road map, attrezzandosi velocemente per l’obbiettivo minimo del 25% del consumo interno proveniente dalla filiera del riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
–Ridurre il costo dell’energia: è necessaria una svolta verso l’approvvigionamento energetico da FER, considerando non solo l’alto potenziale di indipendenza energetica, ma altresì la riduzione dei costi dell’elettricità prodotta da fotovoltaico ed eolico, modificando il Decreto agricoltura, quello sulle aree idonee e il testo unico sull’autorizzazione degli impianti. 
– Mobilità urbana sostenibile: è necessario rinnovare radicalmente il trasporto pubblico locale (attualmente l’87% dei 42.894 mezzi circolanti funziona ancora a diesel) con l’acquisto di 4.000 nuovi autobus elettrici ogni anno, promuovere il modello “Città 30” seguendo gli esempi di Bologna e Olbia, sviluppare con più forza la sharing mobility e riorientare gli incentivi economici, dando priorità alle flotte aziendali e ai servizi pubblici, e prevedendo per i privati, PMI e artigiani formule di leasing sociale sul modello francese.  

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