Cambiamenti climatici Clima

Gas serra: dal Bollettino WMO l’allarme per un nuovo record

Emissioni di gas serra

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha diffuso il suo Bollettino annuale sui gas serra, la relazione che, assieme all’Emissions Gap Report dell’UNEP, costituisce una verifica scientifica delle azioni e misure degli impegni dell’Accordo di Parigi, da cui emerge che non c’è alcuna inversione di tendenza rispetto all’immissione in atmosfera dei gas climalteranti.

A poco più di una settimana dall’inizio della UNFCCC-COP24 (Katowice, 2-13 dicembre 2018) che dovrà definire le Linee guida per l’implementazione dell’Accordo di Parigi sottoscritto da Governi nel dicembre 2015 con l’obiettivo di mantenere alla fine del secolo il riscaldamento globale al di sotto dei +2 °C e di fare adeguati sforzi per mantenerlo a 1,5 °C,  la World Meteorogical Organization (WMO) ha rilasciato il 22 novembre il suo ultimo BollettinoThe State og Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations trough 2017” che costituisce, assieme all’ “Emissions Gap Report”  dell’UNEP (la pubblicazione è prevista per il 27 novembre), la relazione scientifica di verifica delle azioni e misure degli impegni presi dai Paesi nell’ambito della Convenzione sul Clima (UNFCCC).

I livelli di gas serra che intrappolano il calore nell’atmosfera hanno raggiunto un altro nuovo record – si legge nella nota che annuncia il rilascio del Bollettino – Non c’è alcun segnale di inversione di questa tendenza che sta guidando i cambiamenti climatici, l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione e i fenomeni meteorologici estremi”.

Il Bollettino evidenzia che nel 2017 le concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) hanno raggiunto le 405,5 parti per milione (ppm), mentre erano  a 403,3 ppm nel 2016 e a 400,1 ppm nel 2015. Anche le concentrazioni di metano e di protossido di azoto sono aumentate ed è stata osservata una esacerbazione del CFC-11, un potente gas serra che riduce l’ozono, la cui produzione è regolamentata dal relativo Protocollo di Montreal per proteggere lo strato di ozono.

La WMO spiega che per emissioni si intende le quantità di gas che vengono immesse in atmosfera e per concentrazioni quelle che vi persistono dopo il complesso sistema di interazioni tra l’atmosfera, la biosfera, la litosfera, la criosfera e gli oceani. Circa un quarto viene assorbito dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera.

La CO2 permane in atmosfera per centinaia di anni e negli oceani ancora più a lungo – ha la Vice Segretaria generale della WMO, Elena Manaenkova Al momento non esiste una bacchetta magica per rimuovere tutta questa eccedenza di CO2 dall’atmosfera. Ogni frazione di grado di riscaldamento pesa e questo vale per ogni parte per milione di gas serra”.

Dal 1990 c’è stato un aumento del 41% del forcing radiativo totale (l’effetto del riscaldamento sul clima) dei gas serra di lunga durata. Secondo i dati dell’Agenzia federale statunitense che si occupa di studi oceanografici e meteorologici (NOAA), la CO2 rappresenta circa l’82% del forcing radiativo degli ultimi 10 anni.

 

Forcin radiativo atmosferico dal 1750 al 2017 (fonte NOAAA AGGI)
Forcing radiativo atmosferico dal 1750 al 2017 (fonte NOAAA AGGI)

 

Il Bollettino della WMO si aggiunge alle prove scientifiche fornite dalla Relazione speciale (ARs) dell’IPCC, diffusa lo scorso ottobre, dove si afferma che per mantenere il riscaldamento globale a +1,5 °C ed evitare drammatici rischi per il benessere umano, ,gli ecosistemi e lo sviluppo sostenibile, le emissioni nette di CO2 devono essere azzerate entro il 2050.

I dati della scienza sono inequivocabili – ha dichiarato il Segretario generale della WMO, Petteri TaalasSenza rapidi tagli della CO2 e degli altri gas ad effetto serra, i cambiamenti climatici avranno impatti sempre più distruttivi e irreversibili per la vita sulla Terra. La finestra di opportunità per agire è sul punto di chiudersi. L’ultima volta che la Terra ha sperimentato un livello simile di CO2 è stato tra 3 e 5 milioni di anni fa, allorché la temperatura era da 2 a 3 °C più calda e il livello del mare era più alto da 10 a 20 metri rispetto al oggi”.

I risultati chiave del Bollettino della WMO sui gas serra.

Bossido di carbonio (CO2). La CO2 è il gas serra persistente più abbondante nell’atmosfera. Nel 2017 le concentrazioni hanno raggiunto i 405,5 ppm, cioè il 146% in più rispetto ai valori del periodo pre-industriale (prima del 1750). L’aumento delle concentrazioni di CO2 dal 2016 al 2017 è simile ai tassi di accrescimento medio degli ultimi 10 anni. È stato però più debole dell’aumento record registrato tra il 2015 e il 2016, periodo durante il quale era stato osservato un potente episodio di El Niño, che aveva innescato degli episodi di siccità nelle regioni tropicali e aveva ridotto la capacità dei “pozzi”, come le foreste e la vegetazione, di assorbire la CO2. Il fenomeno El Niño non si è manifestato nel 2017.

Metano (CH4). Il metano, al secondo posto tra i più importanti gas serra persistenti, contribuisce con circa il 17% al forcing radiativo. Circa il 40% delle emissioni di CH4 nell’atmosfera sono di origine naturale (zone umide, termitai, ecc.) e circa il 60% sono di origine umana (allevamento del bestiame, risicoltura, sfruttamento dei combustibili fossili, discariche, combustione di biomasse, ecc.). Nel 2017, il CH4 atmosferico ha raggiunto un nuovo picco: 1.859 parti per miliardo (ppb), cioè il 257% del livello che aveva all’epoca preindustriale. Il suo tasso di accrescimento è stato quasi uguale a quello registrato in questi ultimi 10 anni.

Protossido di azoto (N2O). Le emissioni di Protossido di diazoto nell’atmosfera sono di origine naturale (circa il 60%) e umane (circa il 40%), perché provengono soprattutto da oceani, suoli, combustioni di biomasse, concimi e diversi processi industriali. Nel 2017, la concentrazione atmosferica di N2O era di 329,9 parti per miliardo, cioè il 122% di quel che era all’epoca preindustriale. Il Protossido di azoto svolge anche un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi emessi dal sole. Contribuisce a circa il 6% del forcing radiativo indotto dai gas serra persistenti.

Triclorofluorometano (CFC-11). Nel Bollettino una sezione speciale è dedicata al CFC-11 (freon, utilizzato come fluido refrigerante), un potente gas serra che contribuisce all’impoverimento dell’ozono stratosferico, regolamentato dal Protocollo di Montreal, Dal 2012, il suo tasso di diminuzione è calato, fino a raggiungere approssimativamente i due terzi di quello degli ultimi 10 anni. Questo rallentamento è molto probabilmente dovuto all’aumento delle emissioni associate alla produzione di CFC-11 nell’Asia orientale.

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