Il rapporto “Gli Italiani e le esperienze enoturistiche” di Roberta Garibaldi, Presidente AITE (Associazione italiana turismo enogastronomico) e realizzato in collaborazione con ASCOVILO (Associazione Consorzi del vino della Lombardia), restituisce una fotografia aggiornata dell’evoluzione dei comportamenti, delle aspettative e delle modalità di fruizione degli enoturisti italiani, evidenziando come il vino sia oggi non solo prodotto, ma leva culturale, relazionale e territoriale.
L’enoturismo italiano entra in una nuova fase evolutiva, caratterizzata da una crescita significativa della domanda e da una profonda trasformazione dei comportamenti dei viaggiatori.
Lo sottolinea il nuovoRapporto“Gli Italiani e le esperienze enoturistiche” curato da Roberta Garibaldi, Docente all’Università degli Studi di Bergamo e Presidente di AITE(Associazione Italiana Turismo Enogastronomico), e realizzato con la collaborazione di conASCOVILO(Associazione Consorzi del vino della Lombardia) eThe Data Appeal Company(Data Appeal), leader globale nella data intelligence per il turismo, e presentato a conclusione diCalici di Stelle, l’evento che si tiene ogni anno dal 24 luglio al 16 agosto nelle cantine delMovimento Turismo del Vino, nei borghi e nelle piazze più belle d’Italia, e che celebra il connubio tra il fascino dell’universo e la passione per il vino, trasformando le location più suggestive d’Italia in palcoscenici sotto le stelle.
“ Idati dello studio riportano al centro le esperienze nei luoghi di produzione: la partecipazione alle visite ai produttori (dalle cantine ai caseifici, dai frantoi ai pastifici) dei turisti italiani negli ultimi tre anni è passata dal 60% nel 2021 al 77% nel 2025, segnando un rafforzamento deciso dell’interesse verso il contatto diretto con i produttori– ha sottolineato Garibaldi –L’analisi dei comportamenti dei turisti italiani restituisce un elemento particolarmente significativo: per la prima volta, al primo posto tra le esperienze enoturistiche più diffuse si colloca la visita a una cantina a conduzione familiare, seguita dall’acquisto di vini a prezzi vantaggiosi. Questo sorpasso indica una trasformazione rilevante della domanda, sempre più orientata alla relazione e all’incontro con le persone, anche in un contesto fortemente digitalizzato”.

Accanto alle visite in cantina, emerge con forza l’interesse verso esperienze più complete e articolate. Crescono ledegustazioni in cantina(+15%), con unadomanda sempre più orientata all’abbinamento cibo-vino rispetto alla semplice degustazione.
Parallelamente, si osserva una trasformazione nei comportamenti di fruizione:diminuito il numero di cantine visitate durante i viaggi enoturistici(3 o più nel 2026,-12%rispetto al 2024),la cantina diventa sempre più una tappa nel viaggio, indipendentemente dalla destinazione e motivazione principale, più che la meta esclusiva di una vacanza dedicata.
Ladimensione umanaemerge come fattore determinante anche nella fidelizzazione: tra le principali motivazioni per tornare a visitare una cantina già conosciuta,i turisti italiani indicano l’accoglienza e la professionalità del personale come elementi centrali,citati dal 68% dei visitatori. Accanto a questo, emergono due ulteriori driver strategici di visita:
– lafacilità di prenotazione e organizzazione dell’esperienza, rilevante per il 66% dei turisti;
– lapossibilità di vivere proposte enoturistiche differenti rispetto alla visita precedente, indicata dal 64% dei turisti, che evidenzia come la semplificazione dei processi e la capacità di rinnovarsi rappresenta oggi i principali livelli di competitività per le imprese.
Allo stesso tempo, si affermano criteri di scelta coerenti sia per la destinazione enoturistica sia per la cantina da visitare: labellezza del paesaggio rurale, ilrapporto qualità-prezzoe laprossimità geograficaguidano le decisioni dei turisti in entrambi i casi. Quest’ultimo fattore, indicato dal65% dei turisti nella scelta della destinazione e dal 63% per la cantina,apre opportunità significative per lo sviluppo di esperienze legate alvino di prossimità, capacità di intercettare non solo i flussi di pernottamento, ma anche il pubblico locale.

Sul fronte della spesa, emerge una domanda articolata per fasce di prezzo:
– il36% dei turisti è orientato ad esperienze sotto i 20 euro;
–il31% tra 21 e 40 euro;
–il16% tra 41 e 60 euro;
–mentre il segmento premium oltre i 60 euro si attesta intorno al 18%.
Diversa la percezione del valore per alcune esperienze più complesse come lavendita turistica, con solo il 14% dei turisti disposti a spendere tra i 40 ei 60 euro, segno di un potenziale ancora inespresso.
In questo scenario,l‘enoturismo si conferma una leva strategica per lo sviluppo del turismo italiano, con ampi margini di crescita legati alla valorizzazione delle esperienze, alla prossimità territoriale e all’integrazione tra innovazione tecnologica e dimensione umana. La sfida per i prossimi anni saràaccompagnare questa evoluzione con modelli di offerta e digovernance capaci di intercettare una domanda sempre più sofisticata, consapevole e orientata alla qualità.
“Il potenziale di sviluppo– ha concluso Garibaldi– risiede nella differenziazione delle proposte, nella leggibilità e nell’allineamento tra esperienza, racconto e prezzo”.
