Un nuovo rapporto che ha occupato 3 anni di ricerca di Circle Economy, Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), Gruppo Banca Mondiale (WB) e Programma Interagenziale dell’ONU (UN PAGE), ha stimato che fino al 5,8% dell’occupazione globale (agricoltura esclusa) svolge attività di economia circolare, supportando sia i mezzi di sussistenza che gli obiettivi ambientale, e raccomanda che i lavoratori che oggi sostengono la circolarità siano posti al centro delle politiche future.
Tra 121 e 142 milioni di persone, ovvero circa il 5-5,8% dell’occupazione globale al di fuori dell’agricoltura, lavorano in attività come la riparazione, il riciclaggio, il commercio dell’usato e la gestione dei rifiuti, evidenziando come la circolarità si dimostri una fonte significativa di posti di lavoro che supportano sia i mezzi di sussistenza che gli obiettivi ambientali.
È quanto rileva il Rapporto “Employment in the Circular Economy. Leveraging circularity to create decent work”, lanciato nel corso di un evento trasmesso in streaming il 4 dicembre 2025, frutto di 3 anni di lavoro di Circle Economy, organizzazione internazionale che mira a guidare una transizione circolare che offra benefici ambientali, economici e sociali, Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), World Bank Group, e la collaborazione di UN PAGE (Partnership for Action on Green Economy), programma interagenziale che riunisce le competenze di 5 Agenzie delle Nazioni Unite (ILO, UNEP, UNDP, UNIDO e UNITAR), che offre la prima stima completa della portata, della struttura e delle caratteristiche dell’occupazione nell’economia circolare.
Il Rapporto copre 177 Paesi ed esamina l’occupazione nell’economia circolare sia quella formale informale, fornisce ai decisori dati e consulenza politica per definire politiche in materia di economia circolare, lavoro e transizione giusta. Ne emerge che tra 121 e 142 milioni di persone, ovvero circa tra 5-5,8% dell’occupazione globale al di fuori dell’agricoltura, lavorano in attività come la riparazione, il riciclaggio, il commercio dell’usato e la gestione dei rifiuti, dimostrando che la circolarità si dimostra una fonte significativa di posti di lavoro che supportano sia i mezzi di sussistenza che gli obiettivi ambientali.
“Questo rapporto è la prima analisi globale dell’occupazione nell’economia circolare – ha affermato Esther Goodwin Brown, Responsabile della Circular Jobs Initiative di Circle Economy – Tuttavia, questo studio è solo il primo passo. Dimostra che ci sono significative lacune nei dati che dobbiamo colmare, in particolare per riconoscere e valorizzare meglio il contributo dei lavoratori nell’economia informale e nel settore agricolo. Non vediamo l’ora di continuare la nostra collaborazione con i partner per colmare queste lacune e sviluppare modelli che possano meglio orientare la progettazione dell’economia circolare e delle politiche socio-economiche“.
La maggior parte dei posti di lavoro nell’economia circolare si trova nel Sud del mondo. Le Americhe (6,4%) e l’Asia e il Pacifico (5,8%) registrano le quote più elevate, riflettendo una solida tradizione di riparazione e riutilizzo, nonché un’efficienza delle risorse guidata dalla necessità. Tuttavia, oltre 74 milioni di lavoratori circolari operano nell’economia informale, spesso senza tutela legale, reddito stabile o ambienti di lavoro sicuri.
Attualmente, 3 settori dominano l’occupazione circolare: riparazione e manutenzione, produzione e gestione dei rifiuti. Al contrario, i settori che svolgeranno un ruolo centrale nel progresso della circolarità nel prossimo decennio, tra cui l’edilizia e l’estrazione mineraria, mostrano livelli molto bassi di pratiche circolari. La metodologia li classifica come settori parzialmente circolari, con un uso limitato di materiali secondari e un basso contributo al recupero dei materiali. Ciò segnala un’importante opportunità per un’azione politica mirata in aree in cui la circolarità è ancora in fase emergente.


“Con questo rapporto, gettiamo una nuova luce sulle imprese e sui lavoratori che ogni giorno, in ogni Paese e in ogni settore delle nostre economie, forniscono servizi essenziali per le nostre società e il nostro pianeta – ha affermato Casper Edmonds, Responsabile dell’Unità Estrattiva, Energia e Produzione dell’ILO – Alcuni sono all’avanguardia nell’innovazione. Ma per molti, la circolarità non è una scelta, ma un modo per sopravvivere. Se combiniamo gli investimenti nella circolarità con misure per promuovere il lavoro dignitoso, acceleriamo una transizione giusta e ricca di posti di lavoro verso l’economia circolare“.
Un risultato chiave del rapporto è il suo nuovo quadro di misurazione globale. Raggruppa i settori in categorie completamente circolari e parzialmente circolari, integra i dati sull’occupazione di 177 paesi con tabelle input-output globali e analisi dei flussi di materiali, e include per la prima volta il lavoro informale. Questo approccio fornisce una base di riferimento coerente che i paesi possono utilizzare per valutare i progressi e identificare le priorità politiche.
Sulla base dei risultati, per garantire una transizione giusta verso l’economia circolare, il Rapporto raccomanda di:
– Promuovere la circolarità attraverso appalti pubblici e investimenti in settori ad alto potenziale come la produzione manifatturiera e l’edilizia.
– Sostenere le imprese sostenibili attraverso l’accesso ai finanziamenti, servizi di sviluppo aziendale e programmi di rafforzamento delle capacità.
– Sviluppo di programmi educativi inclusivi con particolare attenzione ai giovani, ai lavoratori informali e alle donne.
– Applicare gli standard di sicurezza e salute sul lavoro, estendere la protezione sociale ai lavoratori informali e sostenere i diritti fondamentali del lavoro.
– Rafforzare gli ecosistemi di dati a livello locale, nazionale e internazionale per monitorare e valutare le attività dell’economia circolare e le relative tendenze occupazionali.
Il messaggio centrale è che milioni di persone mantengono già in uso i materiali e riducono gli sprechi attraverso il loro lavoro quotidiano. Garantire che questi lavoratori abbiano accesso a un lavoro sicuro, protetto e dignitoso è essenziale per una transizione giusta. Con l’espansione delle strategie di economia circolare da parte dei Paesi, i lavoratori che oggi sostengono la circolarità devono essere posti al centro delle politiche future.
