5 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Diffondere il Rapporto SRCCL dell’IPCC perché non faccia la fine del Rapporto Charney

Al vigilia della pubblicazione del Rapporto speciale su Cambiamenti Climatici e Terra del Gruppo Intergovernativo dell’ONU, un editoriale della Presidente dell’Accademia delle Scienze statunitense ricorda che le attuali risultanze scientifiche dei cambiamenti climatici in atto erano state anticipate in un Rapporto di 40 anni fa, che se fosse stato preso in considerazione dai policy maker dell’epoca non ci troveremmo oggi ad affrontare una delle sfide più grandi, forse la più grande.

La 50ma Sessione dell’Intergovernmental Panel on Climate Changhe (IPCC) di Gruppo di esperti dell’ONU che valuta i risultati scientifici degli studi sui cambiamenti climatici, ha concluso ieri i lavori (Ginevra, 2-6 agosto 2019), a cui hanno preso parte oltre  100 scienziati provenienti da 52 Paesi , per definire il testo del Rapporto speciale Climate Change and Land (SRCCL) su cambiamenti climatici, desertificazione, degrado del territorio, gestione sostenibile dei suoli, sicurezza alimentare e flussi di gas a effetto serra sugli ecosistemi terrestri.

Questo Rapporto affronta tutte e tre le Convenzioni delle Nazioni Unite – Clima, Biodiversità e Desertificazione – ha dichiarato Hoesung Lee alla cerimonia di apertura della Sessione – quindi riconosce le correlazioni di queste sfide globali“.

Dopo la pubblicazione ad ottobre 2018 del Rapporto speciale sul Riscaldamento globale a +1,5 °C (SR15) ed in attesa del Rapporto speciale sull’Oceano e la Criosfera in un Clima che cambia (SROCC) previsto per la fine di settembre, dopo la 51ma Sessione dell’IPCC (Principato di Monaco, 20- 28 settembre 2019), il contenuto del Rapporto SRCCL, la cui ultima bozza, salvo modifiche intervenute nel corso dei lavori dei 3 Gruppi dell’IPCC a Ginevra presso la sede del World Meteorological Organization (WMO), era stata distribuita ai Governi per un commento sul Sommario per i responsabili politici, era stato anticipato ufficiosamente da qualche organo di stampa, del cui contenuto l’IPCC aveva preso subito le distanze, dichiarando in una nota stampa che solo il Rapporto che sarebbe stato presentato nel corso della Conferenza stampa l’8 agosto 2019 alle ore 10.00 avrebbe avuto i caratteri dell’ufficialità.

Spero che questo rapporto – aveva sottolineato Lee – aumenti la consapevolezza di tutte le persone sulle minacce e le opportunità poste dai cambiamenti climatici sulla terra in cui viviamo e che ci nutre“.

In attesa di conoscerne il contenuto e di darne relativa comunicazione, segnaliamo che il 2 agosto 2019 su un editoriale apparso su Science dal titolo “Time’s up CO2” a firma di Marcia Mc Nutt, Presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA (NASEM), in occasione della celebrazione del 40° Anniversario del Rapporto Charney (dal nome del suo coordinatore il meteorologo di fama mondiale Jules G. Charney) il Rapporto del 1979 dal titolo “Carbon dioxide and climate: A scientific assessment” del National Research Council, come si chiamava il NASEM, in cui si dimostrava l’impatto dell’umanità sui cambiamenti climatici, e a cui i leader politici del tempo non diedero o non vollero dare credito, come fanno ancora oggi altri nei confronti dei più aggiornati Rapporti di conferma dell’origine antropica dei cambiamenti climatici in atto.

Nel 1979, senza avere un’idea di quali rivoluzioni avrebbero potuto rimodellare l’economia mondiale che i loro nipoti avrebbero ereditato o in che modo la biosfera avrebbe potuto dar luogo a feedback, il comitato Charney si concentrò su ciò che potevano stimare: l’effetto radiativo della CO2 in atmosfera; il feedback negativo dalle nuvole; e la capacità degli oceani di assorbire il calore atmosferico – scrive la Mc Nutt – Da allora, la nostra comprensione scientifica degli impatti dei cambiamenti climatici è cresciuta ben oltre il semplice aumento della temperatura superficiale e abbiamo approfondito le nostre conoscenze sui ruoli di nuvole, oceani, aerosol e altri gas serra non CO2. In particolare, la scienza che attribuisce i cambiamenti nella frequenza e nella gravità degli eventi meteorologici estremi ai fattori che guidano i cambiamenti climatici ha acquisito credibilità”.

Quattro decenni dopo, il tempo sta per scadere per controllare i gas a effetto serra. Cos’altro possono fare gli scienziati per sollecitare le azioni necessarie per evitare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici? – si chiede la Presidente della NAMES – Sia che l’evento estremo sia un’ondata di calore, un’inondazione, una siccità, un incendio o un uragano, dimostrando al pubblico in che modo i cambiamenti climatici stanno amplificando gli impatti negativi di questi eventi può stimolare un’azione più rapida, prima ancora che il riscaldamento più catastrofico si abbatta su di noi. I sondaggi di opinione rivelano che la maggioranza degli americani è preoccupata per il caldo estremo, le inondazioni, la siccità o la mancanza di acqua. Tuttavia, anche coloro che considerano i cambiamenti climatici come un’importante questione nazionale lo classificano sempre in fondo alla lista, dopo l’assistenza sanitaria, i posti di lavoro e l’economia. I geo-scienziati devono collaborare con gli operatori sanitari, gli economisti e gli ingegneri per mettere in relazione gli impatti mutevoli di eventi estremi e le loro conseguenze ai cambiamenti climatici mentre gli effetti sono ancora in una fase iniziale. Questo approccio potrebbe convincere le persone che i cambiamenti climatici riguardano la salute, l’occupazione e l’economia”.

Ma se alcune frange di scienziati si ostinano ancora a metter in dubbio la causa antropica dei cambiamenti climatici, offrendo sponda ai decisori politici che non vorrebbero cambiare alcunché, almeno durante i loro mandati, non sarà facile convincere le persone che si deve agire prontamente, specie se anche i mezzi di informazione non danno adeguata copertura mediatica ai risultati dei Rapporti scientifici che vengono pubblicati.  

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