6 Dicembre 2022
Cambiamenti climatici

COP27: una edizione quasi fallimentare

Doveva essere la COP dell’attuazione , ma la 27a Conferenza delle parti sul cambiamento climatico (COP27) come unico risultato tangibile è la costituzione di un futuro Fondo “Loss&Damage”, “essenziale, ma non è una risposta se la crisi climatica cancella dalla mappa un piccolo stato insulare o trasforma un intero Paese africano in deserto” (Guterres).

Neppure due giornate di lavoro supplementari per giungere allo Sharm el-Sheikh Implementation Plan condiviso sono servite ad evitare una edizione assai deludente della Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro elle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici – UNFCCC-COP27 (Sharm el-Sheikh, 6 -20 novembre 2022), che si annunciava già in salita per la questione dirimente del “Loss&Damage, ovvero sugli aiuti finanziari per le perdite e i danni subiti dai Paesi vulnerabili per gli impatti dei cambiamenti climatici di cui sono in minima parte responsabili.  

Alla fine un compromesso su un meccanismo risarcitorio è stato trovato, grazie anche all’azione svolta dal Vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, ma nessun progresso si è realizzato sulle cause che determinano gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici, dal momento che nelle decisioni finali non si parla di graduale eliminazione di tutti i combustibili fossili (solo il carbone viene nominato) e di veloce implementazione delle fonti rinnovabili, con il rischio quindi che vengano spesi soldi inutilmente.

Né poteva andare diversamente, dal momento che i negoziati si basano sul consenso di tutti gli attori e gli Stati petroliferi e gasieri hanno fatto chiaramente intendere che per un accordo sull’istituzione del Fondo, non dovevano essere intaccati i grandi profitti, come quelli realizzati nell’ultimo anno, derivanti dai combustibili fossili. Senza contare che il Fondo “Loss&Damage” prenderà corpo alla prossima COP28 che si svolgerà negli Emirati Arabi (Dubai, 30 novembre – 12 dicembre 2023), e dopo quanto accaduto con il Fondo per il Clima da 100 miliardi di dollari all’anno, deciso nel 2009 e che non è stato ancora completamente onorato dai Paesi sviluppati, c’è scarsa fiducia sulla possibilità di una adeguata attuazione.

Inoltre, l’aggiornamento dei Piani nazionali di riduzione delle emissioni che si doveva concludere entro il prossimo anno quando ci sarà il Global Stocktake, il processo “per fare il punto sull’attuazione dell’accordo di Parigi, con l’obiettivo di valutare i progressi collettivi globali verso il raggiungimento dello scopo dell’accordo e dei suoi obiettivi a lungo termine” (art. 14) dell’Accordo di Parigi (2015), proseguirà fino al 2030.

Alla sessione conclusiva il Presidente della COP27, il Ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, ha enfatizzato i risultati raggiunti: “Il lavoro che siamo riusciti a svolgere qui nelle ultime due settimane e i risultati che abbiamo raggiunto insieme sono una testimonianza della nostra volontà collettiva, come comunità di nazioni, di esprimere un messaggio chiaro che risuona forte oggi, qui in questa stanza e in tutto il mondo: la diplomazia multilaterale funziona ancora… nonostante le difficoltà e le sfide dei nostri tempi, le divergenze di opinioni, il livello di ambizione o apprensione, rimanendo impegnati nella lotta contro i cambiamenti climatici. siamo stati all’altezza della situazione, abbiamo assunto le nostre responsabilità e abbiamo preso le decisioni politiche importanti e decisive che milioni di persone in tutto il mondo si aspettano da noi”.

Abbiamo appena adottato – ha proseguito il Presidente della COP27 –  lo storico programma di lavoro sull’ambizione e l’attuazione della mitigazione che contribuirà enormemente a mantenere l’1.5 °C a portata di mano, e confido che sappiamo tutti cosa è necessario fare per assicurarci di non andare mai oltre“.

Ma gli applausi sono stati tiepidi.

E traspare delusione nelle dichiarazioni finali del Segretario generale delle Nazioni Unite.
Il pianeta è ancora in rianimazione – ha affermato António Guterres Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora e questo problema a questa COP non è stato affrontato. Il fondo per le perdite e i danni è essenziale, ma non è una risposta se la crisi climatica cancella dalla mappa un piccolo stato insulare o trasforma un intero Paese africano in deserto”.

Il Segretario delle Nazioni Unite ha anche inviato un messaggio alla società civile e agli attivisti che si erano impegnati per mantenere alta l’attuazione dell’agenda per tutta la durata della Conferenza: “La COP27 si conclude con molti compiti e poco tempo a disposizione. Siamo già a metà strada tra l’Accordo di Parigi sul clima e la scadenza del 2030. Abbiamo bisogno di tutte le mani sul timone per guidare la giustizia e l’ambizione. Ciò include anche l’ambizione di porre fine alla guerra suicida contro la natura che sta alimentando la crisi climatica, portando le specie all’estinzione e distruggendo gli ecosistemi. La Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del mese prossimo costituisce il momento per adottare un ambizioso quadro globale sulla biodiversità per il prossimo decennio, attingendo al potere delle soluzioni basate sulla natura e al ruolo fondamentale delle comunità indigene. Infine, la giustizia e l’ambizione richiedono la voce essenziale della società civile. La fonte di energia più vitale al mondo è il potere della gente. Ecco perché è così importante comprendere la dimensione dei diritti umani dell’azione per il clima. I difensori del clima, guidati dalla voce morale dei giovani, hanno mantenuto attiva l’agenda nei giorni più bui. Devono essere protetti. A tutti loro dico che condividiamo la vostra frustrazione. Ma ora abbiamo bisogno di voi più che mai. A differenza delle storie della penisola del Sinai, non possiamo aspettarci un miracolo dalla cima di una montagna, Sarà necessario che ognuno di noi combatta in trincea ogni giorno. Insieme, non dobbiamo abbandonare la lotta per la giustizia e l’ambizione climatica. Possiamo e dobbiamo vincere questa battaglia per le nostre vite”. 

In copertina:  L’immagine di finte lapidi allestite a Glasgow nel 2021 nel corso della COP26 per simboleggiare i fallimenti delle Conferenze sul Clima (Foto di Paul Ellis /AFP)

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