1 Dicembre 2022
Consumi e risparmio Energia

Consumi energetici: in aumento con caldo, ma costi contenuti da taglio emissioni

Secondo uno Studio condotto da ricercatori CMCC, Università Ca’ Foscari di Venezia, EIEE e LSHTM, a causa delle ondate di calore, la domanda globale di elettricità aumenterà del 7% entro il 2050 e del 18% entro il 2100, con importanti aumenti dei costi dei nostri sistemi energetici se non si implementeranno politiche aggressive di mitigazione dei cambiamenti climatici

L’energia necessaria per l’adattamento ai cambiamenti climatici comporterà investimenti e costi energetici più elevati di quanto si stimasse precedentemente. Ridurre drasticamente e rapidamente le emissioni climalteranti avrebbe quindi il vantaggio – finora trascurato dal dibattito pubblico e dalle negoziazioni sul clima – di evitare una gran parte dei consumi e dei costi energetici dovuti all’adattamento.

È quanto evidenziato dallo Studio Increased energy use for adaptation significantly impacts mitigation pathways”, pubblicato il 24 agosto 2022 su Nature Communications da ricercatori della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e di LSHTM – London School of Hygiene & Tropical Medicine.

Il nuovo studio fa luce su un aspetto ancora poco esplorato dell’analisi delle politiche climatiche necessarie per la transizione energetica. Le esigenze di adattamento ai cambiamenti climatici riducono l’efficacia delle misure di mitigazione delle emissioni, rendendo necessaria una loro revisione che tenga conto dei già evidenti cambiamenti del clima.

L’articolo esamina come l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto abbia un impatto rilevante sui consumi energetici e quindi sul raggiungimento degli obiettivi di mitigazione e sui loro costi economici. La stima del fabbisogno energetico per l’adattamento ai cambiamenti climatici ha delle importanti implicazioni per la transizione verso la sostenibilità e la decarbonizzazione delle economie.

Adattarsi ai cambiamenti climatici modificando i nostri consumi energetici, come abbiamo fatto in passato, aumenterà la domanda globale di elettricità del 7% entro il 2050 e del 18% al 2100 – ha sottolineato Francesco Pietro Colelli, della Fondazione CMCC, Dottorando   primo autore dello studio – Considerando che la nostra produzione di elettricità deriva ancora essenzialmente da gas, carbone, e petrolio, c’è il rischio che molti degli investimenti energetici delle prossime decadi siano quindi indirizzati ai combustibili fossili, a scapito delle rinnovabili. Secondo le nostre stime, questo significherebbe ricorrere a circa 30-35 nuovi grandi impianti a gas e 10-15 nuovi grandi impianti a carbone e petrolio ogni anno da qui al 2050”.

Integrando il “ciclo di feedback energetico di adattamento” nel modello World Induced Technical Change Hybrid (WITCH), un modello progettato per valutare le politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, lo studio è uno dei primi a integrare completamente il fabbisogno energetico per l’adattamento endogeno nei percorsi di mitigazione, in modo che la progettazione delle politiche climatiche sia direttamente influenzata da fabbisogno energetico di adattamento.

Approccio integrato al ciclo di retroazione dell’energia per la mitigazione. Il cerchio rappresenta la struttura integrata del World Induced Technical Change Hybrid (WITCH).

In Europa, l’aumento della domanda di elettricità per il raffrescamento degli ambienti sarà più che compensato dalla diminuzione della domanda di combustibili per il riscaldamento, portando in sostanza ad un risparmio energetico da qui a fine secolo. Ciononostante, da qui al 2050, e considerando le attuali politiche per il clima, saranno comunque necessari ulteriori 235 miliardi di euro di investimenti e spese operative per la generazione e la trasmissione di elettricità per il raffrescamento degli ambienti.

Adattarsi alle ondate di calore attraverso l’uso di aria condizionata richiederà anche investimenti aggiuntivi nelle reti e nella produzione di energia – ha spiegato Enrica De Cian, della Fondazione CMCC ed Economista alla Ca’Foscari, coautrice dello studio e a capo del progetto europeo ENERGYA dedicato a questo tema – I costi globali per la fornitura di elettricità da qui a fine secolo, comprensivi dei costi di generazione, reti, e combustibili, calcolati in termini di valore attuale, aumenteranno del 21%. I costi aggiuntivi saranno trasferiti ai consumatori attraverso l’aumento del prezzo dell’elettricità, che potrà crescere dal 2 al 6% a seconda della regione considerata. Politiche di mitigazione ambiziose possono tuttavia dimezzare l’aumento dei costi del sistema energetico indotti dall’adattamento, a seconda dell’ambizione degli obiettivi climatici. La riduzione delle spese energetiche per l’adattamento compensa i maggiori costi necessari per la decarbonizzazione, tanto da comportare un beneficio economico netto in termini di costi del sistema energetico in scenari ben al di sotto dei 2 gradi di riscaldamento“.

L’adattamento ai cambiamenti climatici induce variazioni nei mercati energetici che si traducono in una variazione delle emissioni di gas serra cumulative intorno al 7% da oggi al 2100 – ha aggiunto Colelli – Come conseguenza della variazione delle emissioni, politiche di mitigazione ambiziose comporteranno un aumento del prezzo globale del carbonio tra il 5% e il 30%“.

Questo aspetto, hanno concluso i ricercatori, può avere importanti implicazioni per i negoziati internazionali sui cambiamenti climatici.

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