2 Dicembre 2022
Cambiamenti climatici

Climate TRACE: l’inventario delle emissioni dettagliato e immediato

Alla COP27 in corso a Sharm el-Sheikh, Al Gore ha presentato Climate TRACE, l’inventario delle emissioni globali che permette ai negoziatori di superare le diffidenze e le lacune correlate agli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV), rivelando che le emissioni del settore petrolifero e del gas potrebbero essere fino a tre volte superiori a quanto riportato.

Alla COP27 di Sharm el-Sheikh è stato presentato il 9 novembre 2022 un nuovo inventario in grado di descrivere in dettaglio le emissioni di ogni gas serra di 72.612 impianti sparsi in tutto il mondo di 20 settori, tra cui centrali elettriche, acciaierie e giacimenti di petrolio e gas, includendo anche le fonti emissive che possono spostarsi tra Paesi, come le navi mercantili.

L’iniziativa Climate TRACE (Tracking Real-Time Atmospheric Carbon Emissions) che porta lo stesso nome della coalizionedi istituzioni accademiche e organizzazioni no profit di ricerca, tra cui CarbonPlan, Earthrise Alliance, Hudson Carbon, OceanMind, Rocky Mountain Institute, Transition Zero e WattTime e di aziende informatiche e di condivisione di dati quali Blue Sky Analytics e Hypervine, è stata presentata dal suo fondatore Al Gore, l’ex Vicepresidente degli Stati Uniti ai tempi della Presidenza di Bill Clinton, nonché Premio Nobel per la Pace del 2007 e vincitore dell’Oscar per il film-documentario “Una scomoda verità” (An Inconvenient Truth) sul problema del riscaldamento globale e sul ruolo dalle lobby petrolifere che, pilotando i media, hanno insinuato nel pubblico il dubbio sulla fondatezza scientifica dell’emergenza,

Uno degli aspetti più problematici e controversi dell’Accordo di Parigi per il clima è il monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV) delle emissioni, sia perché vengono presentate un anno dopo il monitoraggio, e i Paesi in via di sviluppo ogni due anni, sia perché non tutti i Paesi hanno un inventario.

Alla fine di ottobre 2022, nessun Paese aveva presentato all’UNFCCC un rendiconto completo delle proprie emissioni per il 2021, mentre ben 52 negli ultimi 10 anni non hanno presentato alcun inventario.

La crisi climatica, a volte, può sembrare una sfida problematica, in gran parte perché abbiamo una comprensione limitata della provenienza delle emissioni – ha affermato Al Gore – Questo database è in grado di fare un’accurata ripartizione di chi è responsabile e di cosa e la precisione ci consente di concentrarci su specifiche fonti di emissioni, offrendoci l’opportunità di concentrare gli sforzi per ottenere i profondi tagli all’inquinamento da gas serra di cui abbiamo bisogno per prevenire gli effetti più catastrofici della crisi climatica“.

Obiettivo dichiarato di Climate TRACE è di aiutare i paesi e le aziende alla ricerca di modi efficaci e mirati per la decarbonizzazione, soprattutto per quei Paesi che non hanno disponibilità economica per il monitoraggio delle emissioni di gas serra, e di fornire ai negoziatori del clima uno strumento fondamentale e indipendente per affrontare la crisi in corso.

Climate TRACE sfrutta le innovazioni nella tecnologia satellitare e la potenza dell’intelligenza artificiale (AI) e dell’apprendimento automatico (ML) per individuare le fonti esatte delle emissioni di gas a effetto serra, passando al setaccio i dati raccolti da oltre 11.000 sensori e 300 satelliti, nonché da informazioni pubbliche e commerciali.

Secondo Climate TRACE “in nessun settore il potere di questo approccio al monitoraggio delle emissioni è più evidente che nel petrolio e nel gas“. Più della metà (26) delle 50 fonti di emissioni più elevate elencate su Climate TRACE sono giacimenti per l’estrazione di petrolio e gas, le cui emissioni vengono contabilizzate lungo la catena del valore, incluse quelle per la trasformazione e il trasporto dei prodotti. Mentre il 60% dei 500 impianti con le emissioni più elevate, sono centrali elettriche.

Secondo Climate TRACE, le emissioni del settore petrolifero e del gas sono state sottostimate e che la loro impronta complessiva potrebbe essere fino a tre volte superiore a quella riportata. Tale sottostima in gran parte è dovuta alla scarsa tracciabilità delle emissioni di metano derivanti da fuoriuscite e flaring, pratica ancora diffusa da molti dei Paesi che hanno sottoscritto l’anno scorso il Global Methane Pledge lanciato dal Presidente USA e dalla Presidente della Commissione UE alla COP26 di Glasgow per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030, compresi gli Stati Uniti. 

L’inventario mostra le emissioni a livello di struttura, consentendo ai negoziatori di insediarsi nei siti più inquinanti dei singoli Paesi e aiutandoli a individuare da dove dovrebbero provenire le riduzioni delle emissioni. Mettere un parco solare in un posto potrebbe spostare significativamente più emissioni che localizzarlo da qualche altra parte, e l’inventario consente ai negoziatori di identificare esattamente dove si potrebbe investire più efficacemente.

Possiamo continuare la cultura della morte che attanaglia la nostra dipendenza dai combustibili fossili, scavando forme di vita morte da precedenti ere e bruciandole in modo sconsiderato in modi che danno ulteriori mortiaveva affermato due giorni prima Al Gore, intervenendo all’apertura della COP27 – Le maledizioni che stiamo continuando a prediligere sono sempre più evidenti”.

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