29 Novembre 2022
Acqua

Aquanomics: il pesante impatto economico del rischio idrico al 2050

La ricerca “Aquanomics: l’economia del rischio idrico e la resilienza futura”, condotta dalla società globale di servizi professionali GHD, che per la prima volta quantifica a livello di PIL e di settore l’impatto di siccità, inondazioni e tempeste, rileva che per alcuni delle regioni chiave dell’economia mondiale le perdite potrebbero arrivare a 5,6 trilioni di dollari nel 2050.

Siccità, inondazioni e tempeste potrebbero comportare una perdita totale di 5,6 trilioni di dollari sul PIL in 7 paesi tra il 2022 e il 2050.

È quanto prevede la nuova ricerca “Aquanomics. The economics of water risk and future resilience” diffusa il 29 agosto 2022 da GHD, società globale di servizi di progettazione relativi ad acqua, energia, urbanizzazione.

Lo studio che calcola per la prima volta l’impatto del rischio idrico sul PIL nell’intera economia e a livello di settore, combina i dati assicurativi con la modellazione econometrica costruita da Cambridge Econometrics in tre fasi per stimare le perdite dirette, le perdite di settore e le perdite del PIL, attribuibili al rischio idrico (siccità, inondazioni e tempeste) tra il 2022 e il 2050.

Pur limitando l’analisi su 7 Paesi chiave dove si concentra l’attività di progettazione di GHD – Australia, Canada, Cina, Filippine, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti (3 regioni : Stati Uniti nordorientali, Stati Uniti sudorientali e Stati Uniti sudoccidentali), lo studio evidenzia come gli eventi legati al rischio idrico siano sempre più frequenti e gravi, rappresentando non solo una grave minaccia per le economie globali, ma per le comunità e gli ecosistemi naturali che dipendono da un ciclo dell’acqua equilibrato per la loro sopravvivenza.

L’acqua è la nostra risorsa più preziosa, sostiene le comunità e collega le industrie– ha affermato Rod Naylor, Global Water Leader di GHD – Tuttavia, i nostri sistemi idrici globali stanno già oggi subendo gli impatti e nei prossimi decenni saranno ulteriormente sfidati dai cambiamenti demografici e dello stile di vita. Poiché il cambiamento climatico provoca i maggiori disastri correlati all’acqua, la necessità di agire è ancora più forte. Maggiori investimenti, maggiore innovazione e una collaborazione radicale saranno fondamentali per affrontare questa duplice minaccia”.

Aquanomics rivela che il rischio idrico non sarà distribuito uniformemente tra i Paesi. In termini di perdite totali del PIL legate all’acqua tra il 2022 e il 2050, gli Stati Uniti saranno i più colpiti, con perdite previste di 3,7 trilioni di dollari su un totale di perdite previste per i 7 Paesi inclusi nello studio di 5,6 trilioni di dollari, che equivale ad una perdita media annua del PIL dello 0,5%. In termini di PIL, anche l’Australia e le Filippine sono ad alto rischio, con un calo economico medio annuo compreso tra lo 0,6% e lo 0,7%. Di contro gli Emirati Arabi Uniti, uno dei paesi più aridi del mondo, dovrebbero essere i meno colpiti, con perdite previste di 27 miliardi di dollari. Pur disponendo di infrastrutture idriche altamente avanzate, gli Emirati Arabi devono affrontare la vulnerabilità legata all’innalzamento del livello del mare, che potrebbe impattare sugli impianti critici di desalinizzazione.

Sempre in termini di profilo di rischio geografico Aquanomics illustra i punti di forza e le vulnerabilità in ogni paese, aiutando a identificare dove gli investimenti in interventi mirati possono mitigare più efficacemente gli impatti previsti.

La Cina, ad esempio, ha fatto enormi investimenti nelle infrastrutture idriche. Questi potrebbero ridurre i costi umani degli eventi alluvionali, ma il settore manifatturiero e quello della distribuzione del paese potrebbero perdere quasi 1,7 trilioni di dollari a causa di siccità e disastri legati all’acqua nei prossimi 30 anni. Le perdite potrebbero essere ulteriormente ridotte indirizzando l’acqua riciclata verso questi settori o ricollocando alcune industrie lontano dal rischio di inondazioni.

Sebbene le perdite finanziarie previste per il Regno Unito dovute al rischio idrico siano inferiori, la sua lunga costa e le infrastrutture obsolete sono vulnerabili alle inondazioni che solo tra il 2022 e il 2030 costerebbero 153 miliardi di dollari. L’ammodernamento o la sostituzione delle infrastrutture idriche può richiedere la realizzazione di sistemi per lo stoccaggio dell’acqua per ridurre il pompaggio o la modifica dei sistemi di fatturazione dei servizi pubblici per valutare accuratamente gli usi non essenziali dell’acqua.

Lo studio presenta anche il potenziale impatto futuro su cinque settori economici critici: agricoltura; bancario e assicurativo; energia e utilitiesbeni di consumo in rapido movimento (FMCG) e vendita al dettaglioproduzione e distribuzione. Secondo la modellistica Aquanomics, il settore manifatturiero e della distribuzione sarà il più pesantemente colpito dall’aumento del rischio idrico, affrontando perdite di produzione totali di 4.211 trilioni di dollari entro il 2050 (più della metà negli Stati Uniti), a causa di impatti come processi di produzione limitati, asset danneggiati e distribuzione interrotta. Nonostante il nesso tra i sistemi idrici ed energetici, si stima che il settore dell’energia e dei servizi pubblici sarà il meno colpito, con perdite di produzione totali previste di 237 miliardi di dollari.

Il rapporto sottolinea che la maggior parte dei paesi esaminati nello studio ha grandi economie tecnologicamente avanzate, con risorse che, se dispiegate rapidamente, possono ridurre i costi previsti. Sapere che il rischio è distribuito in modo non uniforme all’interno di queste regioni può anche implicare che le nazioni con economie più piccole e meno opzioni tecnologiche dovranno affrontare una scala di rischio simile, con maggiori sfide nel raggiungimento della resilienza.

La diversità del rischio idrico significa che non esiste una soluzione valida per tutti per migliorare la resilienza al rischio idrico. Gli sforzi di adattamento e mitigazione nelle regioni che devono affrontare una grave scarsità d’acqua differiranno da quelli applicati nelle aree in cui il rischio maggiore è rappresentato da inondazioni e tempeste.

In passato, la risposta comune alle sfide idriche era “costruire in grande”, creando sistemi centralizzati di dimensioni fino a cinque volte le dimensioni del fabbisogno attuale e destinati a funzionare allo stesso modo per oltre un secolo.

Un modo per costruire la resilienza è tramite nuove infrastrutture, ma non sempre è la risposta adeguata -ha proseguito Nailor – Dobbiamo concentrarci sull’ottimizzazione delle risorse esistenti per funzionare meglio, ad esempio attraverso la digitalizzazione, e sullo sviluppo di soluzioni integrate. Con il cambiamento climatico che sposta gli obiettivi così rapidamente, non si tratta più di spendere trilioni di dollari per interventi infrastrutturali su larga scala che rimangono fissi per 100 anni; il settore deve adottare un approccio più agile, implementando soluzioni che funzionino nel tempo per ridurre al minimo i rischi”.

Il report indica la necessità di concentrazione su 3 principi sinergici:
Adattamento: creare resilienza in nuovi progetti. Il settore deve adattarsi rapidamente all’evoluzione del rischio. L’adozione di un modello di gestione adattativo che utilizzi investimenti più piccoli e anche temporanei, con orizzonti a 5, 10 e 20 anni, consentirà una maggiore flessibilità nel rispondere al cambiamento. Riconoscendo l’incertezza delle sfide future, è necessario un approccio più integrato e basato sui sistemi per valutare costantemente l’ambiente in evoluzione, rispondendo in modo da ottimizzare sia gli investimenti che i risultati per le comunità e le economie.

– Ottimizzazione: migliorare e riadattare la resilienza e le prestazioni dell’infrastruttura esistente con tecnologie avanzate e approfondimenti basati sui dati. Il miglioramento della reattività dei sistemi idrici può potenzialmente essere un punto di svolta. I dispositivi e i sensori intelligenti consentono alle utility di monitorare le risorse in tempo reale, consentendo interventi operativi e di manutenzione predittivi e secondo necessità, come la gestione in tempo reale delle inondazioni. Ciò consente di risparmiare denaro differendo i nuovi investimenti e di prendere decisioni su come dirigere e adattare gli investimenti futuri. Per settori come l’agricoltura, le pratiche di irrigazione basate su una gestione intelligente delle risorse possono ridurre l’acqua necessaria per la produzione, nonché gli sprechi nello stoccaggio e nel trasporto delle risorse idriche. Questo è fondamentale nell’industria più assetata del mondo, poiché la produzione alimentare rappresenta quasi il 70% dei prelievi idrici globali.

– Priorità alla rigenerazione e all’uso di soluzioni basate sulla natura attraverso l’adozione di un’economia circolare. Concentrarsi sul riciclaggio dell’acqua e lavorare con i processi naturali migliorerà la sostenibilità a lungo termine delle infrastrutture idriche e ridurrà i costi. I vantaggi per le comunità e i clienti possono includere un servizio più affidabile, una maggiore fiducia nelle catene di approvvigionamento locali, una ripresa più rapida da disastri legati all’acqua e la continua capacità di assicurare in modo conveniente case e aziende.

Il modo con cui verranno date risposte all’aumento del rischio idrico sarà fondamentale per la salute, la prosperità e la qualità della vita future, conclude il rapporto. Agire per trasformare i sistemi idrici non è qualcosa che può essere ritardato o assunto in modo isolato; l’azione collaborativa deve essere intrapresa oggi. Abbracciare questa realtà aiuterà a evitare le gravi perdite economiche previste, preparandoci per un futuro idrico più sano, più prospero e più resiliente.

“La resilienza dell’acqua sta diventando una sfida importante ovunque, poiché siccità, inondazioni, tempeste, ondate di caldo e incendi diventano più frequenti e gravi – ha osservato Ania Grobicki, collaboratrice di Aquanomics, ex Vicedirettore per gli affari esterni del Green Climate Fund ed ex segretario esecutivo della Global Water Partnership delle Nazioni Unite – Maggiori dati e approfondimenti sugli impatti dei rischi idrici sono essenziali per il mondo degli affari, la comunità idrica, i governi e la società in generale per prendere buone decisioni sulla costruzione della resilienza idrica”. 

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