26 Ottobre 2021
Acqua Cambiamenti climatici Mari e oceani

Temperatura in Europa: di quanto aumenterà con il rallentamento delle correnti oceaniche?

Uno studio di ricercatori del CNR-ISAC e Politecnico di Torino, analizzando i modelli climatici utilizzati per fare previsioni sui cambiamenti climatici, ha rilevato che l’incertezza sulle previsioni dipende fortemente dalla risposta all’incremento dei gas serra antropici delle correnti oceaniche nel Nord Atlantico.

La scienza climatica non è più solo una ricerca intellettuale, ma è diventata una sfida sociale di grande interesse per il pubblico in generale e per i responsabili politici, dati i grandi impatti socio-economici dei cambiamenti climatici sulla vita quotidiana.

Uno Studio condotto da ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino, dal titolo Future climate change shaped by inter-model differences in Atlantic Meridional Overturning Circulation response e pubblicato il 16 giugno 2021 su Nature Communications.

È stato già dimostrato che la circolazione delle correnti atlantiche, in particolare della Corrente del Golfo, determina variazioni nella distribuzione delle temperature e delle piogge, tuttavia la novità presentata in questo nuovo studio è che l’incertezza nelle previsioni climatiche è dovuta alla rappresentazione semplificata, che varia da modello a modello, dei complessi fenomeni fisico-chimici del sistema Terra, ma non si sa con precisione quali di questi fenomeni sia il responsabile. Il team ha dimostrato che la maggior parte delle discordanze nel predire i cambiamenti climatici sull’Europa è collegato alle correnti oceaniche nel Nord Atlantico.

Il team ha messo a confronto le previsioni fornite da 30 modelli climatici di ultima generazione che includono nel loro codice numerico tutto ciò che si sa riguardo al sistema climatico, che verranno incluse nel prossimo Rapporto (AR6) dell’IPCC previsto per il 2022, scoprendo che le incertezze nella previsione dei cambiamenti climatici in Europa dipendono fortemente dalla riduzione della velocità delle correnti oceaniche nel Nord Atlantico: la stima va da un minimo di circa il 18% rispetto alla media del periodo pre-industriale, fino ad un declino molto più drastico, di circa il 74%. Inoltre i ricercatori hanno trovato che le variazioni climatiche future sull’Europa dipendono fortemente da quanto queste correnti si indeboliranno.

Nei modelli in cui la diminuzione delle correnti del Nord Atlantico è minore, il riscaldamento in Europa è maggiore – ha spiegato Katinka Bellomo, del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutturedel Politecnico di Torino da questo giugno, proveniente dal CNR-ISAC, e autrice principale dello studio – Questo significa che se fossimo in grado di dire con precisione come le correnti oceaniche cambiano quando sono forzate dalle emissioni di gas serra, allora potremmo drasticamente ridurre l’incertezza nelle previsioni climatiche per l’Europa. Grazie alle campagne di osservazioni che vengono svolte attualmente nel Nord Atlantico, ora siamo in grado di capire meglio la dinamica degli oceani. Quindi è importante continuare in questa direzione visto che sembra molto plausibile che a breve saremo in grado di produrre modelli molto più precisi” .


Rappresentazione delle principali correnti oceaniche appartenenti alla circolazione termoalina nel Nord-Atlantico (Fonte: http://editors.eol.org/eoearth/wiki/File:OCP07_Fig-6.jpg Autore: R. Curry, Woods Hole Oceanographic Institution/Science/USGCRP)

“Questo lavoro fornisce inoltre informazioni importanti sui possibili cambiamenti nella circolazione atmosferica e su impatti climatici in Europa a seguito dell’attraversamento di un “tipping point” nella circolazione oceanica Atlantica – ha aggiunto nota Jost von Hardenberg, Docente al Politecnico di Torino e coautore dello studio – Si tratta di un argomento di grande attualità, che il nostro gruppo sta investigando attraverso lo sviluppo di modelli numerici”.

La ricerca – a cui hanno partecipato anche Susanna Corti del CNR-ISAC e Michela Angeloni del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e CNR-ISAC – è stata finanziata dalla Commissione UE nell’ambito dei Progetti Horizon 2020 TiPES (Tipping Points in the Earth System) e CRESCENDO (Coordinated Research in Earth Systems and Climate: Experiments, kNowledge, Dissemination and Outreach).

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