Un Rapporto dell’UNEP fornisce lo stato delle conoscenze sulle sostanze chimiche nella plastica e, in base a convincenti prove scientifiche, chiede un’azione urgente per affrontarle come parte dell’azione globale contro l’inquinamento da plastica.
Più di 13.000 sostanze chimiche sono associate alla plastica e alla produzione di plastica. Di queste, 3.200 sono potenzialmente preoccupanti in quanto associati a cancerogenicità, mutagenicità, tossicità riproduttiva, interferenza endocrina e/o ecotossicità per gli organismi acquatici. Tuttavia, solo 7.000 sostanze chimiche associate alla plastica sono state sottoposte a screening per le loro proprietà pericolose. Delle rimanenti sostanze chimiche non si sa abbastanza per essere classificate come preoccupanti o meno.
È quanto emerge dalRapporto“Chemicals in Plastics: A Technical Report” dell’UNEP(Programma Ambiente delle Nazioni Unite), frutto della collaborazione con iSegretariatidelleConvenzioni di Basileasul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento, di Rotterdamsulla procedura di previo assenso informato per alcuni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale,e di Stoccolmasugli inquinanti organici persistenti, nonché dei principali autori facenti parte delGruppo internazionale sull’inquinamento chimico(IPCP) e di contributi di esperti chiave, e al supporto finanziario dei Governi diNorvegia,SveziaeSvizzera.
Il Rapporto mira a informare sui problemi dell’inquinamento da plastica correlati alle sostanze chimiche e fornisce opzioni per affrontarli. Intende, inoltre, sostenere il processo di negoziazione per sviluppare ilTrattatolegalmente vincolante per porre fine all’inquinamento da plastica, secondo quanto approvato dall’Assemblea Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA-5.2) nel marzo 2022.
Il Rapporto fornisce una panoramica su:
–sostanze chimiche nella plastica, evidenziando 10 gruppi chimici e correlati settori d’uso;
–esposizione degli esseri umani e degli ecosistemi a queste sostanze chimiche;
–sostituzione di sostanze chimiche e plastica con prodotti e alternative più sostenibili;
–gestione dei rifiuti di plastica in un’economia circolare.
Sulla base degli ultimi studi, più di 13.000 sostanze chimiche sono state identificate come associate alla plastica e alla sua produzione in un’ampia gamma di applicazioni. Particolarmente preoccupanti, a causa della loro elevata tossicità e del potenziale di migrazione o di rilascio dalla plastica, sono10 gruppi di sostanze chimiche(in base alla chimica, agli usi o alle fonti), tra cuispecifici ritardanti di fiamma, alcunistabilizzanti UV, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS),ftalati,bisfenoli,alchilfenoliealchilfenoli etossilati,biocidi, alcunimetalliemetalloidi,idrocarburi policiclici aromatici(IPA) e molte altre sostanze aggiunte non intenzionalmente (NIAS).
Tra i settori d’uso collegato ad elevato rischio di esposizione a sostanze chimiche, il Rapporto individua gliimballaggi, compresi imateriali a contatto con gli alimenti, igiocattolie altri prodotti per bambini, apparecchiature elettriche ed elettroniche,veicoli,tessuti sinteticie materiali correlati,mobili,materiali edili,dispositivi medici,prodotti per la cura della persona e per la casa,agricoltura,acquacoltura e pesca.

Le sostanze chimiche preoccupanti nella plastica possono avere un impatto sulla nostra salute e sul nostro ambiente: numerosi dati scientifici sui potenziali impatti negativi di circa 7.000 sostanze associate alla plastica mostrano che più di 3.200 di esse hanno una o più proprietà pericolose che destano preoccupazione.
Donne e bambinisono particolarmente sensibili a queste sostanze chimiche tossiche. Le esposizioni possono avere effetti negativi gravi o di lunga durata su diversi periodi chiave della vita di una donna e possono avere un impatto sulle generazioni successive. Le esposizioni durante lo sviluppo fetale e nei bambini possono causare, ad esempio, disturbi dello sviluppo neurologico/neurocomportamentali. Anche gli uomini non vengono risparmiati, con le ultime ricerche che documentano sostanzialieffetti dannosi sulla fertilità maschilea causa delle attuali esposizioni combinate a sostanze chimiche pericolose, molte delle quali sono associate alla plastica.
Lesostanze chimiche pericolose possono essere rilasciate dalla plastica durante l’intero ciclo di vita, non solo durante l’estrazione di materie prime, la produzione di polimeri e la fabbricazione di prodotti in plastica, ma anche durante l’uso di prodotti in plastica e alla fine del loro ciclo di vita, in particolarequando i rifiuti non sono gestiti correttamente, trovando la loro strada nell’aria, nell’acqua e nel suolo.
Un recenteStudiocondotto da ricercatori di ENEA e CNR ha rilevato i meccanismi attraverso i quali lemicroplastiche entrano e si trasferiscono all’interno della catena alimentare con effetti diretti anche sull’integrità del patrimonio geneticoe, di conseguenza, potenzialmente pericolose a lungo termine su popolazioni, comunità e interi ecosistemi.

Per quanto riguarda leazioni“per ridurre gli impatti chimici dell’inquinamento da plastica“, gli autori hanno sottolineato la necessità di misure (normative) coordinate a livello globale per far fronte alla minaccia del confine planetario. Inoltre, l’UNEP afferma che la produzione e il consumo di plastica dovrebbero essere ridotti e che la plastica dovrebbe essere priva di sostanze chimiche pericolose.
In particolare, gli autori hanno enfatizzato la necessità di svolgere valutazioni per evitare le cosiddette “regrettable substitutions” ovvero quandoda una sostanza pericolosa nota si passa a una sostanza pericolosa non ancora nota. Inoltre, si chiede di rafforzarele capacità e di migliorare la trasparenza lungo l’intera catena del valore della plastica (ad esempio,la divulgazione dell’identità chimica e delle quantità da parte dei produttori), nonché nelle valutazioni dei pericoli, dell’esposizione e dei rischi.
Sulle base delle prove esistenti, l’UNEP chiedeun’azione urgente per affrontare le sostanze chimiche nella plastica come parte dell’azione globale contro l’inquinamento da plastica, per proteggere la salute umana e l’ambiente e la transizione verso un’economia circolare priva di sostanze tossiche e sostenibile.

