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Plastiche in mare e in agricoltura, allarme dal mondo della Ricerca

Nel corso della sessione“Ricerca e innovazione per un futuro sostenibile” del Forum Internazionale PolieCo sull’Economia dei Rifiuti (Ischia, 30 settembre – 1° ottobre 2022), gli interventi di Silvestro Greco, Vicepresidente della Stazione ZoologicaAnton Dohrndi Napoli, e di Claudia Campanale, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr- Irsa) hanno messo in evidenza i rischi anche per la salute umana per la diffusione di nano e microplastiche in mare e nei campi.

Se fino a questo momento sapevamo che nei mari italiani ci sono circa 129mila frammenti di plastica galleggiante per chilometro quadrato, ora grazie ad un rapporto presentato ad aprile 2022 dal WWF e dall’Istituto AWI abbiamo anche il dato dei frammenti di microplastiche sul fondo marino. Il più allarmante è per ilmare Tirreno, sul cui fondo si trova la più alta concentrazione di microplastiche, equivalente a 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. Ilmar Mediterraneo è uno dei mari più inquinati al mondo, oramai le microplastiche sono anche nel nostro sangue e nella placenta, il che vuol dire che ogni bambino prima ancora di nascere ha delle microplastiche in corpo”.
La denuncia è stata pronunciata, nel corso del Forum Internazionale PolieCo sull’Economia dei rifiuti, daSilvestro Greco, Vicepresidente della Stazione ZoologicaAnton Dohrndi Napoli, tra i più importanti enti di ricerca nei settori della biologia marina e dell’ecologia.

Secondo uno studio dell’Università di Cagliari, in ognigambero rosso e scampoha aggiunto Greco –ci sono circa47 frammenti di plasticadi vario tipo. Ogni anno nel Mediterraneo è come se venissero scaricati 700 container di plastica. Il primo paese che contribuisce è l’Egitto col 32 %, poi Italia col 15% segue Turchia col 10%. Una complessità che dovrebbe imporci di fermarci. Il tema non è salvare la Terra, perché vivrà benissimo senza di noi, il tema è la sopravvivenza della nostra specie visto cheogni settimana mangiamo 5 grammi di plastica, l’equivalente di una carta di credito. Tutto questo ha un diretto rapporto col nostro modello di sviluppo”.

La dose è stata rincarata daClaudia Campanale, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr- Irsa) di Bari, secondo la quale “La presenza nell’ambiente di microscopiche particelle di plastica è stata recentemente rilevata in qualsiasi compartimento ambientale”.

Lemicro e nanoplastiche inquinanti– ha affermato Campanale –sono presenti in particolare nei suoli destinati all’agricoltura intensivadove spesso viene utilizzata lapratica della pacciamatura, ossia il posizionamento di teli per aumentare la resa agricola ma la ricerca sulle microplastiche nell’ambiente terrestre è attualmente in una fase ancora embrionale”.

La maggior parte delle indagini effettuate– ha aggiunto la ricercatrice –ha coinvoltoplastiche convenzionaliderivanti da combustibili fossili mentre studi sulla presenza dimicroplastiche “bio-based”nell’ambiente terrestre e dell’assorbimento di sostanze chimiche su microplastiche di origine biologica, sono quasi totalmente assenti”.

A tal proposito, attraverso un accordo di collaborazione tra ilPolieCoed ilCnr Irsasarà effettuato unostudiodegli impatti negativi sull’ambiente, in particolare sul suolo e negli ambienti acquatici, di beni in asserita bioplastica ad uso agricolo.

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