30 Novembre 2021
Società

Nobel per la Pace conferito al Programma Alimentare Mondiale (WFP)

La più grande organizzazione del mondo in ambito umanitario vince meritatamente il Nobel per la Pace, ricordandoci che la sicurezza alimentare, la pace e la stabilità vanno di pari passo.

di Francesca Galiazzo

Il World Food Programme (Programma Alimentare Mondiale) è il vincitore del premio Nobel per la Pace 2020. L’Agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Roma, è stata premiata per “Le sue azioni mirate a contrastare la fame nel mondo, per migliorare le condizioni di pace nelle aree colpite da conflitti e per agire come una forza trainante nell’adoperarsi per la prevenzione dell’uso della fame come un’arma di guerra – ha dichiarato Berit Reiss-Andersen, Presidente del Comitato norvegese, poiché il Nobel per la Pace a differenza degli altri premi Nobel, viene assegnato in Norvegia, e non in Svezia – Finché non avremo un vaccino medico, il cibo sarà il miglior vaccino contro il caos”. 

La WFP è la più grande organizzazione umanitaria al mondo impegnata nell’affrontare la fame e nell’intervenire nei Paesi in situazione di emergenza. L’anno scorso ha fornito assistenza alimentare ad un numero record di 97 milioni di persone, e continua ad impegnarsi in questo campo, specie con la pandemia di Covid-19 in corso e i correlati effetti che potrebbero inasprire le condizioni di vita di molte popolazioni.

Le crisi alimentari ,già diffuse in varie regioni del mondo,  sono destinate ad accentuarsi dal momento che il Covid-19 costituisce un fardello aggiuntivo che pesa su sistemi sociali e politici già fragili, aggravando i rischi preesistenti tra cui conflitti, crisi economiche, disastri naturali, estremi climatici, malattie di animali e piante, impattando sui sistemi agro-alimentari e sull’insicurezza alimentare, seppur con peso diverso a seconda delle aree regionali e dei gruppi di popolazione coinvolti.

Come ci ricorda la FAO alla vigilia della Celebrazione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre 2020), circa 135 milioni di persone in 55 Paesi soffrono di fame acuta e hanno bisogno urgente di cibo, nutrizione e assistenza per i mezzi di sussistenza, e quasi 690 milioni di persone sono denutrite, 10 milioni in più dal 2019, e la pandemia di Covid-19 potrebbe far crescere questo numero di 83 o 132 milioni di persone, in base all’andamento della crescita economica.

In quanto testimone della stretta interconnessione tra fame e conflitti, il Programma ha sempre sostenuto il ruolo determinante della pace per eliminare la fame nel mondo e l’importanza di rendere il cibo uno strumento di pace, come ha riconosciuto anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella Risoluzione 2417/2018 , adottata all’unanimità, che ha richiamato l’attenzione sullo stretto legame tra conflitto armato e insicurezza alimentare.

Invero, il legame tra fame e conflitti armati viene definito, dal Comitato del Nobel per la Pace, un “circolo vizioso”: le guerre sono causa di forte insicurezza alimentare, una condizione che, a sua volta, può innescare ostilità latenti che impediscono di porre fine alla fame.

Attraverso un videomessaggio il Direttore esecutivo del WFP, David Beasley, attualmente in Niger, ha reso omaggio ai suoi colleghi che combattono la fame e la malnutrizione in prima linea, spesso in località pericolose e difficili da raggiungere: “Sono presenti nei luoghi più impervi, in guerra, nei conflitti, con condizioni climatiche estreme […] perciò meritano questo Premio”.

Ha poi specificato che il lavoro svolto è anche frutto delle collaborazioni con i Governi, con Organizzazioni locali e internazionali e con i partner del settore privato che si dedicano alla stessa causa.

Le condizioni climatiche avverse e le pressioni economiche hanno acuito la difficile situazione, una pandemia globale con un terribile impatto sulle economie e sulle comunità sta portando altri milioni di persone sull’orlo della fame – Beasley ha poi aggiunto che – Il Premio Nobel per la Pace dovrebbe ispirare tutti noi a lavorare più duramente per continuare a salvare le vite e a raggiungere l’obiettivo ‘Zero Hunger’” (“Fame Zero” è l’Obiettivo.2  dell’Agenda ONU al 2030 per lo Sviluppo Sostenibile).

Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, dopo essersi congratulato con il Direttore esecutivo e con l’intero staff del Programma Alimentare Mondiale, ha aggiunto: “In un mondo di abbondanza, è inconcepibile che centinaia di milioni di persone vadano a letto ogni notte affamati. Altri ancora sono ora sull’orlo della carestia a causa della pandemia di Covid-19. Le donne e gli uomini del WFP affrontano il pericolo e le distanze per fornire il sostentamento salvavita a coloro che sono devastati dai conflitti, ai bambini e alle famiglie […] La solidarietà è necessaria per affrontare non solo la pandemia, ma anche altre prove globali del nostro tempo”. 

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