30 Novembre 2022
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Green New Deal Italiano: 170 opere prioritarie e 11 emergenze nazionali

Con il Dossier “Green New Deal Italiano” Legambiente ha selezionato le opere pubbliche, opere grandi, medie o piccole che sono bloccate o procedono a rilento e che realizzate consentirebbero di aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità.

Alla faccia delle polemiche sull’ambientalismo “del no”, Legambiente ha presentato il 15 gennaio 2020 il Dossier “Green New Deal Italiano: 170 opere prioritarie; 11 priorità nazionali di intervento”, quale contributo al Governo e al dibattito pubblico per aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità, individuando i diversi e numerosi ostacoli da rimuovere.

L’Associazione del Cigno verde ha selezionato 170 opere pubbliche, suddivise per Regioni e per tipologia di intervento (Bonifiche, Depurazione, Energia, Infrastrutture, Messa in sicurezza, Mobilità dolce, Mobilità urbana, Rifiuti, Rigenerazione, Trasporti), che sono bloccate o procedono a rilento, opere grandi, medie o piccole che consentirebbero agli italiani di vivere meglio. I criteri adoperati per la loro selezione sono, infatti, quelli dell’utilità per i cittadini e i territori, del miglioramento della sicurezza sismica, idrogeologica e sanitaria, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia, della transizione energetica.Tutte raccontano, comunque, di un’Italia fatta di inadempienze, rimpalli e contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, perdita di finanziamenti da parte della pubblica amministrazione locale, commissari straordinari nominati e revocati.

Vista la crisi climatica e i limiti di bilancio è necessario scegliere le priorità, e cambiare metodo perché finora si è agito sugli effetti senza prendere di petto le cause – ha sottolineato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – Gli interventi che mettiamo in evidenza sono coerenti con la lotta ai cambiamenti climatici farebbero aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità: interventi che danno concretezza agli ingenti investimenti che si prevedono a livello nazionale ed europeo per il Green New Deal. Alla luce del Piano presentato dalla Commissione europea con lo stanziamento di mille miliardi di euro per le politiche ambientali e climatiche, una parte importante di queste risorse deve finanziare il Green New Deal italiano, dando priorità a queste 170 opere”.

Green New Deal opere prioritarie

Per le opere di cui è stato possibile avere il dato economico, gli investimenti già stanziati che aspettano di essere ben spesi sono pari a 15.871 milioni di euro mentre gli investimenti che aspettano di essere finanziati sono pari a 14.190 milioni di euro.

Questo Dossier individua i diversi e numerosi ostacoli da rimuovere una volta per tutte, e intervenendo sui processi ordinari e non superando vincoli e regole che negli anni hanno saputo evitare disastri – ha dichiarato Maria Maranò della segreteria di Legambiente e curatrice del Rapporto – Non serve smontare le regole che pongono argini agli scempi, all’illegalità, all’infiltrazione mafiosa, al lavoro nero e dequalificato. Sono circa 20 anni che si interviene con leggi speciali per sbloccare i cantieri, dai nomi salvifici – Legge Obiettivo (governo Berlusconi), Sblocca centrali (Berlusconi), Sblocca Italia (Renzi), Sblocca Cantieri (Conte 1) – che si accompagnano solitamente con una moltiplicazione di commissari straordinari; ma la realtà ha dimostrato che gli effetti di queste norme, quando non fanno danno, sono poco efficaci”.

Il Dossier individua anche 11 emergenze nazionali in attesa di risposte concrete:
1. La ricostruzione post terremoto;
2. Il risanamento dei siti industriali inquinati;
3. La bonifica delle discariche abusive;
4. Il deposito per le scorie radioattive a media e bassa attività;
5. Le discariche per i rifiuti contenenti amianto;
6. Gli impianti di depurazione;
7. Portare l’innovazione nei piccoli comuni;
8. L’evasione delle vecchie pratiche di condono e l’abbattimento degli ecomostri abusivi;
9. Lo smantellamento delle piattaforme offshore non produttive;
10. Gli interventi di adattamento e riduzione del rischio idrogeologico;
11. I digestori anaerobici per la produzione di biometano e compost di qualità.

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