17 Ottobre 2021
Consumi e risparmio Energia

Energia: +24% i consumi e +25% le emissioni di CO2

L’Analisi del II trimestre 2021 del sistema energetico italiano, diffusa da ENEA, conferma che fattori climatici, ripresa economica e stimoli fiscali senza precedenti hanno determinato un forte aumento dei consumi di energia e, in parallelo, delle emissioni di anidride carbonica, con ripercussioni sulla transizione energetica del nostro Paese.

In Italia i consumi di energia primaria sono in forte ripresa tendenziale (+24%, nel II trimestre, +10% nel I semestre).
Nel 2021 si profila un recupero di oltre la metà dei consumi persi nel 2020.
Deciso rimbalzo anche per le emissioni di CO2 (+25%) dopo il crollo dello scorso anno.
 Forte peggioramento congiunturale dell’indice della transizione energetica, che torna sui minimi della serie storica.
Risalita dei prezzi dell’energia per famiglie e imprese, sebbene frenata dall’intervento del regolatore.
Aumento del deficit commerciale nelle tecnologie low carbon.

Sono gli aspetti più salienti che emergono dall’Analisi del II trimestre 2021 del sistema energetico italiano che l’ENEA ha pubblicato il 9 settembre 2021, e che esamina i fattori che lo caratterizzano per valutare le tendenze relative alle 3 dimensioni della politica energetica: decarbonizzazione, sicurezza e costo dell’energia, definiti nel loro insieme “trilemma energetico”.

L’analisi è in linea con l’obbligo previsto dal 2017 per gli Stati membri dell’UE, di svolgere attività di monitoraggio della transizione energetica che comporta un ampio spettro di sfide, legate agli obiettivi di politica energetica e ambientale, all’instabilità dei mercati energetici e al cambiamento tecnologico. Pertanto l’Analisitrimestraledell’ENEA pone l’attenzione sugli aspetti che consentono di individuare le criticità attuali e di anticipare quelle in divenire anche in relazione agli obiettivi – di medio e lungo termine – stabiliti dall’UE.

A fine anno – ha sottolineato Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi – dovremmo aver recuperato oltre il 60% dei consumi di energia ‘persi’ nel 2020, mentre stimiamo un ritorno ai livelli pre-pandemia tra il 2022 e il 2023, stando alle attuali previsioni di crescita economica”.

L’incremento dei consumi è stato particolarmente accentuato ad aprile (+36%) per le temperature più rigide rispetto allo stesso mese 2020, mentre il clima più caldo di giugno ha comportato un maggior ricorso al raffrescamento, con conseguente aumento della domanda di energia (+15%). Tra i settori, i trasporti hanno contribuito alla crescita dei consumi per una quota di oltre il 50% nel trimestre.

Rispetto alle fonti energetiche utilizzate, i combustibili fossili registrano forti incrementi: dopo il crollo del II trimestre 2020, la domanda di petrolio ha segnato un +30%, quella di gas naturale un +21%, mentre per le fonti rinnovabili e il carbone si registrano rispettivamente un -1% e un -2%. Le importazioni di elettricità risultano quasi quadruplicate.

Il forte incremento delle emissioni è da attribuirsi soprattutto ai trasporti (per una quota di oltre il 60%) e in misura inferiore al settore civile, all’industria e alla generazione elettrica.
L’aumento delle emissioni e l’innalzamento degli obiettivi UE al 2030 hanno comportato un nuovo sostanziale allontanamento dalla traiettoria di decarbonizzazione prevista – ha spiegato Gracceva – Per quanto riguarda il 2022, sarà difficile andare oltre a una stabilizzazione delle emissioni sui livelli attesi per fine 2021”.

Dal quadro complessivo emerge un ulteriore peggioramento dell’indice ISPRED, (Indice SicurezzaPRezzi dell’Energia e Decarbonizzazione) elaborato da ENEA per misurare l’andamento della transizione energetica nel nostro Paese. Nel periodo aprile-giugno, l’ISPRED è diminuito del 28% sul trimestre precedente e del 39% rispetto al II trimestre 2020, collocandosi ai minimi della serie storica.
Il calo del nostro indice sintetico è legato per la gran parte all’aumento delle emissioni che hanno peggiorato le prospettive di decarbonizzazione – ha sottolineato Gracceva – Ma assistiamo anche a persistenti difficoltà nel settore della raffinazione, che incidono sulla sicurezza energetica, e all’aumento dei prezzi dell’energia, soprattutto nel settore elettrico, che hanno raggiunto i massimi decennali per i consumatori domestici. Peraltro, la recente fortissima crescita dei prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità si è traslata in misura ancora parziale sui prezzi dei consumatori finali”.

L’Analisi trimestrale approfondisce anche le prospettive nazionali del settore delle tecnologie low carbon che registra un crescente deficit commerciale, passato da 700 milioni di euro del 2019 a 1,15 miliardi del 2020 (+65%), mentre nei primi cinque mesi del 2021 è già pari a 900 milioni di euro (80% di quello dell’intero 2020). Le voci di import che pesano di più sono i generatori eolici, gli accumulatori agli ioni di litio, ma soprattutto la mobilità a basse emissioni, quali i veicoli BEV (Battery Electric Vehicles) e PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicles), che da sola rappresenta il 60% del deficit dello scorso anno e quasi il 50% del deficit dei primi cinque mesi del 2021.

Di segno opposto è invece l’andamento del settore solare termico, con particolare riferimento alle esportazioni di componenti per accumulatori e sistemi eolici (esclusi i generatori), nonché delle celle fotovoltaiche. Fra gli elementi positivi, si evidenziano anche i primi segni di vitalità delle esportazioni di veicoli elettrici e ibridi, nonostante la forte dipendenza dall’estero del comparto. Nel 2020 il valore delle esportazioni di veicoli elettrici è passato da 15 a 268 milioni di euro, mentre nei primi cinque mesi del 2021 sono stati raggiunti i 350 milioni di esportazioni, soprattutto verso Francia e Germania. Per i veicoli ibridi si è passati da poco più di 2 milioni di euro del 2019 a 27 milioni del 2020, a circa 20 milioni nei primi cinque mesi del 2021.

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