Secondo un Rapporto speciale della Corte dei conti europea (ECA) gli effetti della crisi finanziaria e della pandemia hanno aiutato l’UE a raggiungere gli obiettivi in materia di energia e clima per il 2020, soprattutto quello sull’efficienza energetica, ma le comunicazioni sulle performance dell’UE e degli Stati membri sono poco trasparenti e i segnali sono poco incoraggianti sulle possibilità di conseguire gli obiettivi fissati al 2030.
L’UE ha raggiunto gli obiettivi per il 2020 in materia di energia e clima in parte grazie a fattori esterni, come gli effetti della pandemia di COVID-19, che hanno contribuito a ridurre le emissioni. Ma la scommessa dell’UE di tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 55 % rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 rischia di essere persa, dato che ben pochi segnali indicano che le azioni intraprese per conseguire gli obiettivi per il 2030 saranno sufficienti.
Sono le conclusioni dellaRelazione speciale“Obiettivi dell’UE in materia di energia e clima. Gli obiettivi al 2020 sono stati raggiunti, ma scarsi segnali indicano che le azioni intraprese per conseguire gli obiettivi per il 2030 saranno sufficienti”, che la Corte dei conti europea (ECA) pubblicata il 26 giugno 2023.
Nell’ottobre 2022 la Commissione europea ha comunicato che l’UE avevaraggiunto i tre obiettivi per il 2020 in materia di energia clima. Tuttavia gli auditor della Corte, osservano che questo successo non era dovuto solo all’azione per il clima dell’UE. Essi rilevano, ad esempio, chemolto probabilmente l’UE-27 non avrebbe raggiunto l’obiettivo di efficienza energetica per il 2020 senza la riduzione dei consumi energetici indotta dalla crisi finanziaria del 2009 e dalla pandemia di COVID-19. Nonostante ciò, la valutazione dell’UE sulla propria performance verde non indica chiaramente qual è l’impatto dei fattori esterni.
Gli auditor hanno anche riscontratouna scarsa trasparenza riguardo alle modalità con cui gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali vincolantigrazie ai meccanismi di flessibilità: alcuni Paesi dell’UE non hanno contribuito come previsto e hanno utilizzato altri mezzi per raggiungere gli obiettivi, comel’acquisto di quote di emissioni o di energie rinnovabili da altri Stati membriche avevano ampiamente superato i propri obiettivi. Gli auditor hanno trovatoinformazioni limitate sui costi effettivi sostenuti dal bilancio dell’UE, dai bilanci nazionali e dal settore privato per raggiungere gli obiettivi e attuare le azioni che hanno avuto successo. È quindi difficile per i cittadini e i portatori di interesse stabilire se l’UE abbia conseguito complessivamente i propri obiettivi con un buon rapporto costi/efficacia e trarre insegnamenti su come raggiungere i prossimi obiettivi per il 2030.
“Occorre maggiore trasparenza riguardo alla performance delle azioni attuate dall’UE e dagli Stati membri in materia di clima e di energia– ha dichiaratoJoëlle Elvinger, il Membro dell’ECA responsabile dell’audit –Riteniamo inoltre che si debba tener conto di tutte le emissioni di gas a effetto serra causate dall’UE, comprese quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale. Tanto più che l’UE si è impegnata a essere leader mondiale nella transizione verso la neutralità climatica”.
Gli auditor confermano che l’UE si posiziona bene rispetto ad altri paesi industrializzati nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, non contabilizza tutte le sue emissioni, che sarebberomaggiori di circa un decimo se si fosse tenuto conto anche di quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale.
Guardando al futuro, preoccupa soprattuttol’assenza di segnali che siano messi a disposizione sufficienti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi stabiliti per il 2030, in particolare da parte del settore privato che dovrebbe contribuire in misura significativa. La Commissione UE ha anche segnalato che i Paesi dell’UEmancano collettivamente di ambizione nel perseguire l’obiettivo dell’efficienza energetica per il 2030, dato che il corrispondente obiettivo per il 2020 si è già rivelato il più difficile da raggiungere. Alcune proposte miranti a rendere ancora più ambiziosi gli obiettivi per il 2030 (in particolare, le proposte “Pronti per il 55 %” eREPowerEUaccresceranno ulteriormente il fabbisogno di finanziamenti. Queste si basano inoltre su ipotesi che non tengono sufficientemente conto di problemi noti (come la dipendenza energetica dalla Russia) oppure, come precedenti audit hanno mostrato, che non si concretizzano come previsto (ad esempio, il fatto che gli Stati membri attuino integralmente le politiche esistenti).
Per rispondere ai cambiamenti climatici, l’UE si è posta obiettivi sempre più ambiziosi per lariduzione delle emissioni di gas a effetto serra, il maggiorricorso alle energie rinnovabilie lapromozione dell’efficienza energetica. In base alla normativa UE, gli Stati membri sono tenuti a presentare entro giugno 2023 i Piani nazionali per energia e clima (PNIEC) per il periodo 2021-2030 aggiornati, che rispecchino la maggiore ambizione degli obiettivi dell’UE, da finalizzare poi entro la metà del 2024.

La relazione dell’ECA intende aiutare la Commissione UE a valutare tali progetti di Piani e gli Stati membri a finalizzarli, dal momento chealmeno il 30% del bilancio 2021-2027, circa 87 miliardi di euro all’anno, cioè meno del 10% degli investimenti totali necessari per raggiungere gli obiettivi per il 2030, stimati approssimativamente a 1.000 miliardi di euro all’anno, è previsto a tal fine, mentre i restanti investimenti dovrebbero provenire da finanziamenti nazionali e privati.
In Allegato c’è la valutazione della Commissione sulla rendicontazione sul fabbisogno di investimenti e sulle relative fonti di finanziamento dei Piani nazionali per l’energia e il clima (PNIEC) da aggiornare entro il 30 giugno 2023 di5 Stati membri(Germania, Irlanda, Italia, Polonia e Svezia).
Per quanto riguardo il PNIEC dell’Italiasi legge che “Il piano fornisce informazioni sostanziali sul fabbisogno di investimenti, tra cui il fabbisogno annuo incrementale di investimenti per il periodo 2017-2030 in diversi settori e il loro impatto macroeconomico previsto. Secondo le stime del piano, tra il 2017 e il 2030 saranno necessari 183 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi cumulativi rispetto allo scenario delle politiche attuali (pari a un aumento del 18 %) per conseguire gli obiettivi stabiliti dal piano. La valutazione delle spese e delle fonti di finanziamento presentate a livello nazionale, regionale o dell’UE rimane parziale. Tuttavia, il piano non fornisce dettagli chiari sulla metodologia applicata per calcolare il fabbisogno di investimenti, non individua fattori di rischio e non elabora una strategia per colmare la carenza di investimenti. A causa della mancanza di informazioni a livello politico, è difficile verificare se sia possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti, in quanto le politiche valutate non stanno raggiungendo i traguardi. Il numero e il tipo di politiche potrebbero non essere sufficienti per raggiungere gli obiettivi, in particolare dopo il 2022, poiché per quel periodo le misure devono ancora essere iscritte in bilancio e approvate”.
