28 Luglio 2021
Circular economy Risorse e rifiuti Sostenibilità

Strategie di economia circolare per contrastare i cambiamenti climatici

Secondo il Rapporto “The Circulary Gap”, presentato al WEF di Davos, l’implementazione di strategie di economia circolare ridurrebbe non solo il consumo di risorse, che peraltro sta accelerando in modo insostenibile, ma avrebbe anche grandi potenzialità di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Il mondo potrebbe evitare i rischi dei pericolosi cambiamenti climatici se implementasse velocemente le strategie di economia circolare.

È questo il principale messaggio che viene dal Rapporto The Circularity Gap Report 2019” di Circle Economy, un think tank olandese sostenuto dall’UNEP e dal Global Environment Facility, che l’ha presentato all’annuale  World Economic Forum di Davos (22-25 gennaio 2019).

L’economia circolare è un sistema rigenerativo in cui l’input di risorse e gli sprechi, le emissioni e la dispersione di energia sono ridotti al minimo, rallentando, chiudendo e restringendo i circuiti di energia e materiale. Il risultato può essere raggiunto attraverso la progettazione, la manutenzione, la riparazione, il riutilizzo, la rigenerazione, la ristrutturazione e il riciclaggio di lunga durata.

Il Rapporto trae motivo della sua redazione dall’Emission Gap Report dell’UNEP, che monitora ogni anno, come richiesto dalle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), gli impegni politici assunti dai Paesi per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.

Il Rapporto di Circle Economy è altrettanto sconfortante di quello dell’UNEP, poiché solo il 9% dei 92,8 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili, metalli e biomassa che entrano nel l’economia viene riutilizzata annualmente, per lo più tramite compostaggio, riciclo o trattamento delle acque.

L’uso dei materiali e i cambiamenti climatici sono strettamente correlatiCircle Economy calcola che il 62% delle emissioni globali di gas serra, escluse quelle derivanti dall’uso del suolo e dalla silvicoltura (LULUCF), vengono rilasciate durante l’estrazione, la lavorazione e la produzione di beni per soddisfare le esigenze della società, con il 38% che viene emesso da distribuzione e uso di prodotti e servizi.

Eppure l’uso globale dei materiali sta accelerando ed è più che triplicato dal 1970 e con questo ritmo potrebbe raddoppiare entro il 2050, secondo quanto indicato nel Rapporto del Gruppo Internazionale per le Risorse (IRP) dell’UNEP.

Il Rapporto individua 4 azioni per colmare il gap.
1. Tradurre le tendenze globali in percorsi nazionali, regionali e commerciali. Ciò consentirà agli Stati, alle regioni, alle città, alle industrie e alle imprese di formulare strategie pratiche allineate al contesto locale, agli incentivi, ai mercati e ai mandati.
2. Sviluppare metriche decisionali e un quadro di misurazione. Ciò incoraggerà la definizione di obiettivi, le valutazioni e la revisione, che serviranno per valutare le prestazioni e tenere traccia dei progressi verso le ambizioni globali a più lungo termine, come gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030.
3.Facilitare l’apprendimento da pari a pari e il trasferimento delle conoscenze. Ciò accelererà la diffusione internazionale di politiche e pratiche efficaci di economia circolare, promuovendo un’etica collaborativa che aiuti a far crescere la comprensione e ad accelerare l’adozione.
4. Costruire una coalizione globale per un’azione che sia al contempo diversificata ed inclusiva. Ciò riunirà imprese, governi, ONG e accademici in prima linea per aumentare collettivamente capacità e possibilità, in modo da soddisfare meglio e in modo sostenibile le esigenze della società.Inoltre, poiché l’economia circolare ha visto un significativo aumento di interesse negli ultimi anni e continua a guadagnare terreno, su questa ondata di popolarità, sottolinea Circle Economy, molti usano il termine “economia circolare” o “principi circolari” senza spiegare veramente cosa significhi. Peraltro, anche quando il termine viene determinato, la definizione varia ampiamente a seconda dei problemi affrontati, del pubblico a cui l’autore si rivolge o della lente attraverso la quale lo stesso vede il mondo.

Nel tentativo di definire un linguaggio comune per l’economia circolare, Circle Economy  ha mappato i vari termini e definizioni utilizzati da oltre 20 organizzazioni – ONG, agenzie governative, università, consulenti, ecc. – lavorando sugli elementi dell’argomento. Dopo aver analizzato e raggruppato questi termini, sono emersi 7 elementi chiave che definiscono la maggior parte dei termini legati all’economia circolare e che sono interconnessi.

 

  1. Dare priorità alle risorse rigenerative, garantendo che le risorse rinnovabili, riutilizzabili e non tossiche siano come materiali ed fonti energetiche in modo efficiente.
  2. Mantenere la durata di quel che si è prodotto, attraverso la manutenzione, la riparazione e l’aggiornamento per allungare la vita dei prodotti e dare loro una seconda vita attraverso strategie di recupero, quando applicabili.
    3. Utilizzare i rifiuti come fonte di risorse secondarie, eliminando gli sprechi attraverso il riuso e il riciclaggio.
  3. Ripensare il modello di business, tenendo conto delle opportunità per creare maggiore valore e allineando gli incentivi attraverso modelli di business basati sull’interazione tra prodotti e servizi
  4. Progettare per il futuro, considerando la prospettiva dei sistemi durante il processo di progettazione, utilizzare i materiali giusti, progettare per una durata adeguata e progettare per un uso futuro esteso.
  5. Incorporare le tecnologie digitali, tracciando e ottimizzando l’uso delle risorse e rafforzando le connessioni tra gli attori della catena di fornitura attraverso piattaforme digitali online e tecnologie che forniscono approfondimenti (ndr: sempre a Davos, il giorno seguente è stato presentato il Rapporto  di Ellen MacArthur Foundation e Google, che esamina come l’applicazione della Intelligenza Artificiale possa migliorare e consentire l’innovazione dell’Economia Circolare).
  6. Collaborare per creare valore aggiunto, lavorando insieme lungo tutta la filiera, all’interno delle organizzazioni e con il settore pubblico, per aumentare la trasparenza e creare valore comune.
  7. Collaborare per creare valore aggiunto, lavorando insieme lungo tutta la filiera, all’interno delle organizzazioni e con il settore pubblico, per aumentare la trasparenza e creare valore comune.

Un mondo a +1,5 °C non può che essere un mondo circolare – ha affermato l’Amministratore delegato di Circle Economy, Harald FriedlIl riciclaggio, la maggior efficienza nelluso delle risorse e i modelli di business circolari offrono enormi opportunità per ridurre le emissioni. Un approccio sistemico nellapplicazione di queste strategie potrebbe spostare gli equilibri nella battaglia contro il riscaldamento globale. Finora le strategie sui cambiamenti climatici dei Governi si sono concentrate sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla lotta alla deforestazione, ma hanno trascurato il grande potenziale dell’economia circolare. Dovrebbero essere riprogettate le catene di rifornimento fino in fondo ai pozzi, nei campi, nelle miniere e nelle cave dove le nostre risorse hanno origine in modo da consumare meno materie prime. Ciò non solo ridurrà le emissioni, ma favorirà anche la crescita rendendo le economie più efficienti”.

Nel Rapporto vengono formulate anche delle Raccomandazioni ai Governi per passare velocemente da un’economia lineare “Prendi, Produci, Usa e Butta” ad un’economia circolare che massimizzi l’utilizzo delle risorse esistenti, riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini e, al contempo svolgono un’azione di mitigazione dei cambiamenti climatici. Tra queste:
Abolire gli incentivi che incoraggiano l’uso eccessivo delle risorse naturali, come i sussidi per l’esplorazione, l’estrazione e il consumo dei combustibili fossili.
Aumentare le tasse sulle emissioni, ma anche quelle sull’estrazione delle risorse e sulla produzione di rifiuti, ad esempio, implementando una tassa sul carbonio gradualmente crescente.
Ridurre le tasse su lavoro, conoscenza e innovazione, e investire in questi settori. Una riforma fiscale in cui l’onere aggiunto sui prodotti ad alta intensità di risorse viene immediatamente compensato con una riduzione delle imposte sul lavoro, incoraggerà i settori ad alta intensità di lavoro di un’economia circolare, come i sistemi di recupero e riciclaggio.

Solo comprendendo le esigenze che vengono soddisfatte dai prodotti e materiali, si possono esplorare nuovi modi per sostituire quelli ad alta intensità di carbonio con alternative low carbon, migliorare l’utilizzo delle risorse esistenti e fornire prodotti come servizi.

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