Cambiamenti climatici

COP29: “polizza assicurativa” con rate da 300 miliardi di $

La COP29, protrattasi ai tempi supplementari per evitare un clamoroso fallimento, si è conclusa con un nuovo pacchetto finanziario (NCQG) di 300 miliardi di dollari all’anno da parte delle nazioni ricche per aiutare i Paesi in via di sviluppo a proteggere le loro popolazioni e le loro economie dai disastri climatici, il triplo del precedente obiettivo, ma ben al di sotto dei 1.300 chiesti che faranno parte di una roadmap al 2035 da definire alla COP30 in Brasile, che deriverebbero comunque, non da sussidi, ma da fonti pubbliche e private e banche bilaterali e multilaterali.

È stato un viaggio difficile, ma abbiamo raggiunto un accordo – ha dichiarato Simon Stiell, Segretario esecutivo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) al termine della Conferenza delle Parti (COP29) di Baku, protrattasi fino alle prime ore del 24 novembre 2024 per trovare un compromesso sul New Collective Quantified (NCQG) – Questo nuovo obiettivo finanziario è una polizza assicurativa per l’umanità, in mezzo al peggioramento degli impatti climatici che colpiscono ogni paese. Ma come qualsiasi polizza assicurativa, funziona solo se i premi vengono pagati per intero e in tempo. Le promesse devono essere mantenute per proteggere miliardi di vite. Questo accordo manterrà in crescita il boom dell’energia pulita, aiutando tutti i paesi a condividere i suoi enormi benefici: più posti di lavoro, crescita più forte, energia più economica e pulita per tutti. Nessun paese ha ottenuto tutto ciò che voleva e lasciamo Baku con una montagna di lavoro da fare”. 

Era stata etichettata come la COP della Finanza e, di fatto, l’aspetto finanziario è risultato il negoziato più spinoso e dirimente, come peraltro testimoniano gli applausi e fischi con cui i delegati hanno salutato l’annuncio dell’adozione del NCQG da parte del Presidente della COP29, Mukthar Babayev.

È stato deciso che per aiutare i Paesi in via di sviluppo a proteggere le loro popolazioni e le loro economie dai disastri climatici, i finanziamenti dei Paesi sviluppati passeranno 100 miliardi a 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035, con l’obiettivo che si possa raggiungere 1,3 trilioni di dollari entro tale data che dovranno arrivare da una vasta gamma di fonti, pubbliche e private, bilaterali e multilaterali, il cui percorso (“Roadmap Baku-Belém a 1,3T”) dovrà essere definito alla COP30.

I Paesi più poveri hanno stimato il fabbisogno per l’adattamento climatico e la transizione energetica in 1.3 trilioni di dollari all’anno, cifra peraltro vicina al trilione di dollari riconosciuta necessaria anche dal Rapporto dell’High Level Expert Group on Climate Finance delle Nazioni Unite, ma di tale somma solo 300 miliardi di dollari arriveranno nella forma di cui hanno più bisogno ovvero sovvenzioni e prestiti a basso interesse dal mondo sviluppato, mentre il resto dovrà provenire da investitori privati ​​e da una serie di potenziali nuove fonti di denaro, come possibili imposte sui combustibili fossili e sui frequent flyers ovvero sui chi viaggia almeno 2 volte l’anno in aereo, che devono ancora essere concordate.

Di certo i timori sulle prospettive economiche globali, per l’elezione alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump che ha sembra descritto i cambiamenti climatici come una “bufala” e promesso in campagna elettorale di uscire dall’Accordo di Parigi, nonché le previsioni elettorali in Australia e Canada che danno per vincitori i partiti conservatori, hanno spinto i Paesi in via di sviluppo ad accettare il pacchetto leggermente migliorato predisposto dalla Presidenza azera,  dopo che il Vertice ha rischiato il fallimento, con l’uscita dall’aula dei Paesi più vulnerabili e l’India aveva espresso con forza la sua contrarietà alla precedente bozza di testo.

Tra le altre decisioni raggiunte alla COP29 ci sono:
– l’Accordo sui mercati del carbonio, previsti dall’Art. 6dell’Accordo di Parigi, che fornisce chiarezza su come i Paesi autorizzeranno il commercio di crediti di carbonio tra paesi e un meccanismo di accreditamento del carbonio, con la rassicurazione su come funzioneranno i registri che lo monitoreranno e che l’integrità ambientale sarà garantita in anticipo attraverso revisioni tecniche in un processo trasparente.

– I passi avanti fatti sulla Rendicontazione trasparente con la presentazione dei primi rapporti biennali
biennali sulla trasparenza (BTR) e il completamento degli strumenti di reporting dell’Enhanced Transparency Framework (ETF).

– L’istituzione di un programma di supporto per l’implementazione dei Piani nazionali di adattamento (NAP) per i Paesi più poveri (Least developed countries) e il riconoscimento della leadership dei Popoli indigeni e delle comunità locali nell’affrontare la crisi climatica.

“La Cop29 a Baku è stata una delle COP più difficili che ricordi – ha postato Mary Robinson, ex-Presidente dell’Irlanda ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, e attuale Presidente di The Elders, l’organizzazione internazionale non-governativa fondata da Nelson Mandela nel 2007 formata da figure pubbliche come ex uomini di stato, pacifisti, attivisti per i diritti umani, che lavorano per la pace, la giustizia, i diritti umani e un pianeta sostenibile – È stata molto vicina al fallimento e si è conclusa con un accordo deludente. Ma è un accordo su cui il mondo può costruire nel 2025. L’accordo di Parigi è vivo e stiamo facendo progressi, ma non abbastanza velocemente“.

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