28 Settembre 2021
Inquinamenti e bonifiche Malattie e cure Salute Territorio e paesaggio Veneto

AQLI 2020: l’inquinamento atmosferico è più grave del Covid-19

L’annuale aggiornamento da parte di EPIC dell’Air Quality Life Index (AQLI) che converte l’inquinamento atmosferico da particolato in aspettativa di vita, conferma che, nonostante i progressi in alcuni Paesi, a livello globale la vita media continua ad accorciarsi di quasi due anni per effetto della cattiva qualità dell’aria che se fosse contrastata con misure robuste come quelle introdotte durante pandemia, consentirebbe alle persone di condurre una vita più lunga e sana.

La sfida del COVID-19 sottolinea più che mai nella storia recente quanto sia importante proteggere la salute pubblica. Tuttavia, mentre in tutto il mondo si cerca di correre per trovare un vaccino in grado di tenere sotto controllo la pandemia, l’inquinamento atmosferico continua a ridurre di quasi 2 anni l’aspettativa di vita di miliardi di individui, costringendoli a vivere in cattiva salute.

È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento pubblicato il 28 luglio 2020 dell’Air Quality Life Index (AQLI), un Indice messo a punto dall’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago (EPIC) che converte l’inquinamento atmosferico da Particolato (PM) nel suo impatto sull’aspettativa di vita, rivelando che esso rappresentava il rischio maggiore per la salute umana prima del Covid-19 e che senza una politica pubblica forte e sostenuta lo sarà anche dopo.

Sebbene la minaccia del coronavirus sia grave e meriti ogni minima attenzione che sta ricevendo – forse di più in alcuni luoghi – considerare la gravità dell’inquinamento atmosferico con un vigore simile consentirebbe a miliardi di persone in tutto il mondo di condurre una vita più lunga e più sana – ha affermato Michael Greenstone, Professore di economia della Milton Friedman e ideatore di AQLI – La realtà è non esiste alcun effetto improvviso che possa alleviare l’inquinamento atmosferico. La soluzione sta in una solida politica pubblica. L’AQLI dice ai cittadini e ai responsabili delle politiche in che modo l’inquinamento da particolato che sta colpendo loro e le loro comunità può essere utilizzato per misurare i benefici delle politiche di riduzione dell’inquinamento“.

L’AQLI 2020 rileva che l’inquinamento da particolato riduce l’aspettativa di vita globale di quasi due anni, rispetto a come sarebbe se la qualità dell’aria rispettasse le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questa situazione perdura da due decenni ed è rimasta tale poiché i miglioramenti in alcuni Paesi – come la Cina sono stati controbilanciati dal peggioramento delle condizioni in altri, come India, Pakistan, Bangladesh e Nepal, dove vive un quarto della popolazione mondiale che potrebbe vedere la vita abbreviata in media di 5 anni, dopo essere stata esposta a livelli di inquinamento che ora sono del 44% più alti di quanto non fossero due decenni fa.

L’inquinamento da Particolato è anche una preoccupazione significativa nel Sud-est asiatico, dove le fonti tradizionali di inquinamento come veicoli, centrali elettriche e industria si combinano con gli incendi delle foreste. Di conseguenza, l’89% dei 650 milioni di persone nel Sud-est asiatico vive in aree in cui l’inquinamento da particolato supera le linee guida dell’OMS, con metropoli in crescita – come Jakarta, Singapore, Ho Chi Minh e Bangkok – che ne portano il peso maggiore.

La buona notizia – ha aggiunto Greenstone – è che ora esiste un track record di Paesi che decidono di agire e di riuscire a pulire l’aria“.

Un esempio particolarmente probante viene dalla Cina, dal momento che il Paese ha iniziato una “guerra contro l’inquinamento” già nel 2013. Da allora, tre quarti delle riduzioni dell’inquinamento nel mondo sono dovute alla Cina che ha tagliato l’inquinamento da particolato di quasi il 40%. Se queste riduzioni perdureranno, i cittadini cinesi possono aspettarsi di vivere circa 2 anni in più rispetto al periodo precedente le riforme aggressive.

Anche gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone hanno sperimentato con successo la riduzione dell’inquinamento grazie alle forti politiche seguite alle richieste dell’opinione pubblica di cambiamento. La progressione dei successi, tuttavia, evidenziano ulteriormente la portata e la velocità dei progressi della Cina. Ci sono voluti diversi decenni e recessioni economiche negli Stati Uniti e in Europa per ottenere le stesse riduzioni dell’inquinamento che la Cina ha realizzato in 5 anni, pur continuando a far crescere la sua economia. Nonostante questi progressi, ci sono ancora parti degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone e soprattutto della Cina, dove l’inquinamento compromette significativamente la salute umana.

Poiché oggi i Paesi cercano di bilanciare i doppi obiettivi di crescita economica e qualità ambientale, la lezione storica che ne deriva è che la politica può ridurre l’inquinamento atmosferico in un’ampia varietà di contesti politici – ha concluso Greenstone – L’AQLI chiarisce che i benefici si misurano in vite più lunghe e più sane“.

In particolare, lo studio dell’inquinamento in Europa, si sottolinea nel Rapporto, racconta una storia di successo dopo una serie di riforme politiche che hanno permesso ai suoi cittadini di essere esposti al 41% in meno di inquinamento da particolato rispetto a due decenni fa, guadagnando 9 mesi di aspettativa di vita. Le aree storicamente più inquinate hanno visto guadagni ancora maggiori. Nella regione del Veneto settentrionale, ad esempio, i residenti hanno guadagnato 2,3 anni di aspettativa di vita e nella Slesia della Polonia meridionale 2 anni. L’Italia nel suo complesso avrebbe guadagnato 0,4 anni di vita.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.