28 Gennaio 2022
Edilizia e urbanistica Territorio e paesaggio

A piedi nudi … nel cemento: il Rapporto 2019 sul consumo di suolo

Il Rapporto 2019 di ISPRA-SNPA conferma che in Italia il consumo di suolo non si arresta soprattutto nelle aree urbane ad alta densità dove solo nel 2018 si sono persi 24 mq. per ogni ettaro di area verde, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno.

Si passeggerà a piedi nudi nel cemento e sempre di meno nelle aree verdi cittadine”.

Con questo ironico incipit che rievoca la celebre commedia di Neil SimonA piedi nudi nel parco” del 1963, diventata sul grande schermo nel 1967 un successo planetario grazie all’interpretazione di Robert Redford e Jane Fonda, per la regia di Gene Saks, il Comunicato stampa di ISPRA –SNPA sintetizza in modo efficace la situazione del consumo di suolo in Italia quale emerge dal Rapporto 2019Consumo di suolo. Dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, presentato il 17 settembre 2019 al Senato della Repubblica per poi essere presentato presso il MAXXI il prossimo 21 settembre nel corso dell’evento “Abitare la scienza. Per un futuro più sostenibile“, arricchito da due esposizioni fotografiche: “l’Italia perde terreno” reportage di Angelo Antolino con immagini del consumo di suolo a cura di ISPRA e “Il verde in città per un futuro più sostenibile e resiliente“.

Lo spreco di suolo aumenta soprattutto all’interno delle città italiane, in particolare nelle aree urbane ad alta densità, dove solo nel 2018 si sono persi 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde.
In totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense.

La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate. A Roma, ad esempio, il consumo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale). Record a Milano dove la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari). In controtendenza Torino che inverte la rotta e inizia a recuperare terreno (7 ettari di suolo riconquistati nel 2018).

Il fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica: ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 mq. di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno, con la popolazione che, al contrario, diminuisce sempre di più. È come se, nell’ultimo anno, avessimo costruito 456 mq. per ogni abitante in meno.

Il consumo di suolo in città è anche correlato all’aumento delle temperature in città: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

A livello generale lo screening del territorio italiano assicurato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) segna in rosso altri 51 Kmq. di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 mq. ogni secondo. Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dall’obiettivo europeo, previsto al 2050 dal 7° Programma di Azione Ambientale, di consumo di suolo zero (il bilancio tra consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione).

Localizzazione dei principali cambiamenti dovuti al consumo di suolo tra il 2017 e il 2018. Fonte: elaborazioni ISPRA su cartografia SNPA

Roma, con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, è il comune italiano con la maggiore trasformazione, seguito da Verona (33 ettari), L’Aquila (29), Olbia (25), Foggia (23), Alessandria (21), Venezia (19) e Bari (18), tra i comuni con popolazione maggiore di 50.000 abitanti.

Tra i comuni più piccoli, si distingue Nogarole Rocca (VR) che ha sfiorato i 45 ettari di incremento. Più della metà delle trasformazioni dell’ultimo anno si devono ai cantieri (2.846 ettari), in gran parte per la realizzazione di nuovi edifici e infrastrutture e quindi destinati a trasformarsi in un nuovo consumo permanente e irreversibile.

Il Veneto è la regione con gli incrementi maggiori +923 ettari, seguita da Lombardia +633 ettari, Puglia +425 ettari, Emilia-Romagna +381 ettari e Sicilia +302 ettari. Rapportato alla popolazione residente, il valore più alto si riscontra in Basilicata (+2,80 mq /ab), Abruzzo (+2,15 mq /ab), Friuli-Venezia Giulia (+1,96 mq /ab) e Veneto (+1,88 mq /ab).

Il consumo di suolo, non necessariamente abusivo, cresce anche nelle aree protette (+108 ettari nell’ultimo anno), nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari) e nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ettari).

Negli ultimi sei anni secondo le prime stime l’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori.

Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo. Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore che minaccia il suolo e il territorio, che sono soggetti anche ad altri processi di degrado come la frammentazione, l’erosione, la perdita di habitat, di produttività e di carbonio organico, la desertificazione

Una prima stima delle aree minacciate è stata realizzata dall’ISPRA per valutare la distanza che ci separa dal l’obiettivo della Land Degradation Neutrality (15.3 Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati ed il suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno) previsto dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 kmq, quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 kmq. All’interno del Progetto europeo SOlL4LIFE che ha come obiettivo  principale quello di promuovere l’uso sostenibile ed efficiente del suolo in Italia e in Europa massimizzando l’erogazione di servizi ecosistemici (inclusi quelli produttivi) senza peggiorare e, dove necessario, migliorando, la matrice suolo nelle proprietà chimiche, fisiche e biologiche che la abilitano, ISPRA e SNPA stanno lavorando con le Regioni alla realizzazione di Osservatori Regionali sul consumo di suolo, ai quali spetterà il compito di supportare, con il monitoraggio del SNPA sul consumo di suolo, le attività di pianificazione sostenibile del territorio.

I dati del Rapporto presentato oggi – ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA, Stefano Laportaconfermano l’urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo, ormai non più differibile”.

Il Rapporto ISPRA sul Consumo di suolo in Italia e le schede dettagliate delle regioni, province e comuni, sono disponibili on line all’indirizzo www.isprambiente.gov.it

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