RegioniRisorse e rifiuti

Rifiuti urbani: crescono come raccolta differenziata e costi gestione

Dal Rapporto “Rifiuti Urbani 2022” dell’ISPRA si evidenzia che i rifiuti urbani sono tornati a risalire di pari passo con la ripresa dell’economia italiana, con una produzione di 502kgper abitante (+2,3%), che la raccolta differenziata raggiunge il 64% (+1%), che la situazione impiantistica presenta ancora pesanti differenze regionali e che i costi di gestione ha raggiunto i 194,5 euro/abitante, ma nei Comuni che hanno adottato il sistema di tariffazione puntuale è pari a 180,5 euro.  

Dopo l’emergenza sanitaria che ha segnato nel 2020 il contesto socioeconomico nazionale con l’adozione di misure di restrizione e la chiusura di diverse tipologie di esercizi, nel 2021 si assiste alla ripresa dell’economia italiana. Anchei dati sui rifiuti urbani riflettono tale tendenza: nel 2021, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta, infatti, a 29,6 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3%.
La crescita registratasi rileva ad ogni modo più contenuta rispetto agli indicatori socioeconomici quali il PIL e i consumi delle famiglie che registrano un incremento, rispettivamente, del 6,7% e del 5,3%.
L’aumento si riscontra in tutte le macroaree geografiche: le regioni del Sud fanno registrare la crescita percentuale più consistente (+2,9%), seguono le regioni del Centro (+2,5%) e quelle del Nord (+1,9%). In valore assoluto, il nord Italia produce quasi 14,2 milioni di tonnellate, il Centro oltre 6,3 milioni di tonnellate e il Sud oltre 9,1 milioni di tonnellate.

Sono questi alcuni dei dati salienti del Rapporto“Rifiuti Urbani 2022”dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), giunto alla XXIV edizione e presentato nel corso un evento in diretta streaming sul canale Ricicla TV che forniscei dati, aggiornati all’anno 2021 sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Contiene, inoltre, le informazioni relative al monitoraggio dell’ISPRA suicosti dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Viene anche fornita una ricognizione dellostato di attuazione della pianificazione territorialeaggiornata all’anno 2022.

Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del D.lgs. n. 152/2006 (il cosiddetto “Testo Unico dei Rifiuti”), attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

Ne emerge cheogni cittadino italiano produce 502 chilogrammi di rifiuti all’anno, il dato si riallinea al valore pre-pandemia. Laproduzione pro capite più elevata è quella dell’Emilia-Romagna, con 641 chilogrammi per abitante all’anno, stabile rispetto al 2020. Le altreregioni con un pro capite superiore a quello medio nazionalesonoValle d’Aosta,Toscana,Liguria, Marche,Umbria, Lazio eTrentino-Alto Adige. Ivalori minorisi registrano per laBasilicata(358 chilogrammi per abitante), ilMolise(386 chilogrammi) e laCalabria(411 chilogrammi).

Ad eccezione dellaValle d’Aostae dell’Emilia-Romagna, le cui produzioni sono rimaste pressoché stabile,tutte le regioni italiane hanno fatto rilevare un aumento dei rifiuti prodotti.
Tra le regioni settentrionali, i maggiori incrementi si osservano per ilTrentino-Alto Adige(+5,9%), laLiguria(+3,9%) e ilPiemonte(+2,9%); al Centro, per leMarche(+4,3%), ilLazio(+2,4%) e laToscana(+2,1%) e al Sud per laSardegna(+5%), laCalabria(+4,8%) e la Campania(+3,6%).

A livello provinciale i valori più altidi produzione pro capite di rifiuti si riscontrano per 3 province dell’Emilia-Romagna:Reggio Emilia, con 763 chilogrammi per abitante,Ravennacon 735 chilogrammi ePiacenzacon 720 chilogrammi. Le province con i valori più bassi sono tutte localizzate nel sud Italia:Potenzacon 337 kg,Ennacon 347 kg,Beneventoe Isernia entrambe con 370 kg. AlCentro, soloRieti eFrosinone, rispettivamente con 387 kg e 380 kg, mostrano una produzione inferiore a 400 kg per abitante.

L’andamento della produzione dei rifiuti urbani nei16 Comuni con popolazione residente al di sopra dei 200 mila abitanti mostra un incremento, tra il 2020 e il 2021, del2,8%, legato agli effetti della post-pandemia. La ripresa del pendolarismo e dei flussi turistici hanno avuto un ruolo particolarmente significativo nell’aumento del dato di produzione, che risulta più elevato rispetto al valore registrato su scala nazionale (+2,3%).CataniaePalermomostrano incrementi pari, rispettivamente, al 5,8% e al 5,1%, seguite daGenova,RomaeNapoli, rispettivamente, con aumenti del 4,1%, del 4% e del 3,6%.MilanoePratofanno entrambe rilevare un incremento del 3,4%. SoloTrieste,BarieBolognafanno registrarecali, rispettivamente del 5%, 3,8% e 2%. Verona rimane con una produzione sostanzialmente stabile (-0,9%).

La percentuale diraccolta differenziatasi attesta al64%della produzione nazionale, con una crescita di 1 punto rispetto al 2020. In termini quantitativi, dopo la lieve flessione registrata nel 2020 (-0,9%), la raccolta differenziata torna a crescere aumentando di circa 720 mila tonnellate (da 18,2 milioni a quasi 19 milioni di tonnellate). A livello di macroarea, le percentuali di raccolta rispetto alla produzione totale sonopari al 71% per le regioni settentrionali, al60,4% per quelle del Centroe al55,7% per le regioni del Mezzogiorno.

Nel 2021,a livello regionale raggiungono o superano l’obiettivo del 65%, fissato dalla normativa per il 2012, 9 regioni:Veneto(76,2%),Sardegna(74,9%),Lombardia(73%),Trentino-Alto Adige(72,6%),Emilia-Romagna(72,2%),Marche(71,6%),Friuli-Venezia Giulia(67,9%),Umbria(66,9%) ePiemonte(65,8%). Sono prossime all’obiettivo l’Abruzzo (64,6%), la Toscana (64,1%) e la Valle d’Aosta (64%). La Basilicata, la cui percentuale mostra un incremento di oltre 6 punti, si colloca al 62,7%, mentre il Molise, la Puglia e la Liguria si attestano, rispettivamente, al 58,8%, al 57,2% e 55,2%. Per Molise e Puglia si registrano crescite delle percentuali di raccolta di 3,3 e 2,7 punti, rispettivamente. La Campania raggiunge il 54,6%, il Lazio il 53,4% e la Calabria, con una crescita di 1,5 punti, il 53,1%.Al di sotto del 50% si colloca solo la Sicilia(46,9%) che, tuttavia, fa registrare un aumento di 4,7 punti rispetto alla percentuale del 2020 (42,3%). In particolare, in questa regione, nel quinquennio 2017-2021, la percentuale di raccolta differenziata è più che raddoppiata.

Analogamente ai precedenti anni, alivello provincialei livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano perTreviso, che nel 2021 si attesta all’88,6%, seguita daMantova(86,4%),Belluno(83,8%) eReggio Emilia(82,1%). Superiori o prossimi all’80% sono anche i tassi di Pordenone (80,9%), Novara, Parma (entrambe 79,5%) e Nuoro (79,1%).Percentuali di raccolta differenziata inferiori al 40%si osservano, invece, per le province diPalermo(33,3%, nel 2020 29,4%),Crotone(35,5%, a fronte del 32,7% del 2020) eReggio di Calabria(38,4%, 37,8% nel 2020).

Tra lecittà metropolitane, lapercentuale più elevatadi raccolta differenziata si rileva aCagliaricon il 74,4%, in crescita rispetto al 73,7% del 2020;Veneziasi colloca al 73,2% e al di sopra del 65% risultanoFirenze,MilanoeBologna(rispettivamente 68,9%, 68,5% e 67%). Superiore al 60% è la percentuale di raccolta di Torino (61,3%), mentre Bari si attesta al 58,4%. La Città metropolitana di Roma Capitale raggiunge il 51,4%. Ilvalore più basso, si registra perPalermo(33,3%), che, in ogni caso, fa rilevare una crescita di 3,7 punti rispetto al 2020 (29,4%).

IComuni capoluogocon percentuali di raccolta differenziata più elevatesono:Como(91,9%),Treviso(87,5%),Ferrara(87,3%),Pordenone(86,3%) eBelluno(85,6%).
Tra le città di maggiori dimensioni (più di 200 mila abitanti) i maggiori livelli di raccolta si osservano perPrato,VeneziaeMilano, con percentuali pari, rispettivamente, al 72,6%, 65,2% e 62,5%; seguono Padova, con il 61,3% e Bologna, 57,2%. Verona, Firenze e Torino raggiungono, rispettivamente, il 54,5%, 53,5% e 53,3%. Roma, in leggera crescita rispetto al 2020, si attesta al 45%, Trieste e Genova, rispettivamente, al 41,7% e al 39,9%, Bari e Napoli, infine, si collocano al 38,3% e 37,5%. Per quanto riguarda le città della Sicilia, si rileva per Messina un’ulteriore crescita dal 29,2% al 32,1%. Palermo e Catania fanno rilevare percentuali pari, rispettivamente, al 13,6% e 11,3%.

L’organicosi conferma la frazionepiù raccolta in Italia. Rappresenta il39% del totale. Il 69,6% della frazione organica è costituito dalla frazione umida da cucine e mense (5,1 milioni di tonnellate), il 26,1% (1,9 milioni di tonnellate) dai rifiuti biodegradabili provenienti dalla manutenzione di giardini e parchi, il 3,6% (265 mila tonnellate) dai rifiuti avviati al compostaggio domestico e lo 0,7% (circa 51 mila tonnellate) dai rifiuti dei mercati.
Carta e cartonerappresentanoil 19,1% del totale; segue ilvetrocon il 11,9% e laplasticache rappresenta l’8,8% del totale raccolto e che continua a mostrare una crescita dei quantitativi intercettati in modo differenziato(+6,4%), con un ammontare complessivamente raccolto su scala nazionale pari a quasi 1,7 milioni di tonnellate. Il95% dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è costituito da imballaggi.

Irifiuti avviati ad impianti che effettuano il recupero di materia costituiscono il 50% del totale dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata. Il riciclaggio dei rifiuti urbani, calcolato secondo le nuove metodologie stabilite dalla normativa europea, si attesta al48,1% a fronte di un obiettivo del 55% da conseguirsi nel 2025, del 60% nel 2030 e del 65% da raggiungersi nel 2035.

Gliimpianti di gestione dei rifiuti urbani, operativi nel 2021, sono657: 349 al Nord, 116 al Centro e 192 al Sud. Sono dedicati al trattamento dellafrazione organicadella raccolta differenziata356 impianti(293 impianti di compostaggio, 42 impianti per il trattamento integrato aerobico /anaerobico e 21 impianti di digestione anaerobica),124 sono impianti per il trattamento meccanico o meccanico biologico,126 sono impianti di discaricacui si aggiungono37 impianti di incenerimentoe14 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Va rilevatoche l’aumento della raccolta differenziata ha determinato negli anni una crescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica, manon tutte le regioni dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti. T

L’anno 2021 è caratterizzato da unulteriore progresso del settore del trattamento della frazione organica da raccolta differenziata. La quantità totale recuperata (8,3 milioni di tonnellate), denota, nel confronto con il 2020, un incremento di 188 mila tonnellate(+2,3%). La quota dei rifiuti organici, in particolare, passa da circa 6,6 milioni di tonnellate a circa 6,8 milioni di tonnellate (pari all’81,6% del totale trattato), evidenziando una crescita di 190 mila tonnellate, pari al 2,9%. Taleandamento interessa tutte le aree del Paese, con una maggiore rilevanza, in termini quantitativi, nelle regioni del Nord che evidenziano una crescita di circa 123 mila tonnellate (+ 2,8%). Più contenuta, ma superiore in termini percentuali, la crescita nelle regioni centrali (circa 33 mila tonnellate, pari al 4,2%); costante appare la progressione anche nelle regioni del Meridione, dove si assiste ad un aumento di oltre 34 mila tonnellate, pari al 2,5%.

Irifiuti urbani smaltiti in discarica, pari a quasi 5,6 milioni di tonnellate, mostrano rispetto al 2020, unariduzione del 3,4%e costituiscono il19% del totale prodotto. Si evidenzia, in particolare, un decremento riferibile al Sud (-5,8%), pari, in termini assoluti, a circa 151 mila tonnellate. Diminuzioni significative si rilevano, anche, al Centro dove il decremento è pari a circa 37 mila tonnellate (-2,1%) da ascrivere ai miglioramenti in termini di raccolta differenziata. Non si rilevano variazioni significative al Nord, dove si registra una leggera diminuzione dello 0,7%, pari a circa 11 mila tonnellate.
Nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 52%,passando da 11,7 milioni di tonnellate a 5,6 milioni di tonnellate.Il numero degli impianti operativi(126) è rimasto, nel complesso,stabilerispetto alla precedente rilevazione (131 impianti nel 2020).

Il18,3% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito(5,4 milioni di tonnellate), evidenziando rispetto al 2020, unincrementodi circa 85 mila tonnellate, pari all’1,6%.Su 37 impianti operativi, 26 si trovano al Nord, in particolare in Lombardia (13 impianti) e in Emilia-Romagna (7 impianti).

La normativa europea prevede ambiziosi obiettivi di riciclaggio al 2025 e al 2030 per i rifiuti di imballaggio che rappresentano uno dei principali flussi monitorati. Nell’ottica di assicurare condizioni uniformi di misurazione dei nuovi obiettivi sull’effettiva quantità dei rifiuti d’imballaggio ritrattati per ottenere nuovi prodotti, materiali o sostanze, sono state definite, a livello europeo, stringenti metodologie di calcolo. Ilrecupero complessivo dei rifiuti di imballaggio rappresenta l’82,6% dell’immesso al consumo, in lieve calo rispetto al 2020.Tutte le frazioni merceologiche,ad eccezionedellegnoe dellaplastica, presentano unadiminuzione della percentuale di recupero. Con l’applicazione delle nuove metodologie di calcolo gliobiettivi previsti per il 2025 sono praticamente già raggiunti per tutte le frazioni di imballaggio, ad eccezione della plastica. Per incrementare il riciclaggio di quest’ultima, tra le linee di azione su cui intervenire vi è lo sviluppo di nuove tecnologie di trattamento, soprattutto per quelle tipologie di rifiuti che sono attualmente difficilmente recuperabili mediante processi di tipo meccanico. È inoltre necessarioridurre i gap esistenti a livello territorialee in tale ambito importanti misure sono contenute sia nel Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (PNGR) che nel Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che prevedefondi per il potenziamento dei sistemi di riciclaggio della plastica mediante riciclo meccanico e chimicoin appositi “Plastic Hubs”. Anche nell’ambito della definizione di unaStrategia nazionale sulle plastiche, sottolinea l’ISPRA, sarà necessario affrontare la problematica in modo coerente garantendo, da una parte, ilcontrollo della dispersione nell’ambientee, dall’altra, unamaggiore valorizzazione.

A tal proposito, ricordiamo che la Commissione UE ha adottato il secondo Pacchetto legislativo dedicato all’economia circolare, che comprende anche una proposta diRegolamentoche modifica la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, conobiettivi di prevenzione a livello UE.

Nel 2021 sono stateesportate 659 mila tonnellate di rifiuti urbanie ne sono stateimportate 219 mila. L’Austria, il Portogallo e la Spagna si confermano i Paesi cui sono destinati i maggiori quantitativi di rifiuti urbani. Le due regioni che maggiormenteesportano sono la Campania e il Lazio. I rifiuti prevalentemente inviati fuori dai confini nazionali sono quelliprodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti(26,3% del totale esportato) e destinati in Spagna, Portogallo e Germania, seguiti dalcombustibile solido secondario(CSS) con il 23,9%, destinato a Cipro, Portogallo, Austria e Grecia.
Gli impianti localizzati sul territorio nazionaleimportano principalmente vetro(29,3%),oli e grassi commestibili(14,8%),abbigliamento(14,3%),metallo(14%),plastica(13%) e, in minor misura, carta e cartone e legno che costituiscono, rispettivamente, il 4,9% e il 3,7% del totale importato. Il vetro arriva soprattutto dalla Svizzera ed è destinato ad impianti di recupero e lavorazione situati perlopiù in Lombardia. La plastica, proveniente principalmente dalla Francia, è importata in Piemonte e Lombardia. L’abbigliamento, invece, è importato in massima parte dalla Campania e dalla Toscana e gestito presso aziende che ne effettuano il recupero.

Ilcosto medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è pari a 194,5 euro/abitante(nel 2020 era 185,6) inaumento di 8,9 euro ad abitante. Icosti più elevati si rilevano al Centrocon 230,7 euro/abitante, segue il Sud con 202,3 euro/abitante, mentre al Nord il costo è pari a 174,6 euro/abitante. Tra lecittàche presentano ilmaggior costosi segnalanoVeneziacon 389,8 euro ad abitante,Cagliaricon 307 euro ad abitante eFirenzecon 299,4 euro ad abitante. Icosti minorisi rilevano perCatanzaro, 160,3 euro ad abitante,Campobasso, 165,2 euro e Trento con 177,3 euro.
In relazione ai Comuni che hanno adottato, nel 2021, ilsistema di tariffazione puntualesi è riscontrato un costo annuo pro capite pari a180,5 euro.
PerTrento,CagliariePotenza, unici Capoluoghi di regione che hanno adottato il sistema di tariffazione puntuale, si è rilevato un costo pro capite rispettivamente di 177,3, 307 e di 231,4 euro

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