17 Gennaio 2022
Società

Patti educativi territoriali: per costruire uguaglianza ed equità educative

Forum DD ha presentato il Rapporto “Patti Educativi Territoriali e percorsi abilitanti” che esplora la natura, le finalità e i cambiamenti generati da 15 patti e alleanze educative attivi sul territorio nazionale, con l’obiettivo di avanzare proposte per costruire un’agenda politica sull’uguaglianza e sull’equità in educazione (intesa come uguaglianza di opportunità). 

Due anni di pandemia ci hanno ricordato e messo in risalto l’importanza costituzionale della scuola come luogo non solo centrale nella funzione educativa, di costruzione delle competenze e degli apprendimenti ma anche spazio privilegiato per la costruzione di relazioni tra pari e con gli adulti e per costruire le capacità necessarie all’esercizio consapevole dei propri diritti e doveri di cittadini e cittadine. Al tempo stesso la chiusura delle scuole e l’utilizzo della didattica a distanza ha finito per colpire in modo duro proprio le carriere scolastiche più fragili, le figlie e i figli dei poveri; le alunne e gli alunni con differenti abilità o con background migratorio. Il Covid-19 ha sottolineato e allargato tutte le disuguaglianze pre-esistenti, comprese quelle educative.

Povertà e divari educativi nascono e si alimentano in una sorta di interazione in negativo tra fattori economici, culturali, sociali e di contesto, alla cui complessità la scuola, pur nella sua centralità, da sola non riesce ad affrontare e che per questo ha bisogno della costruzione di alleanze di senso e prospettiva tra scuola e territorio, in uno scambio di reciproco apprendimento. In altre parole, la scuola ha bisogno di una comunità educante attorno a sé con cui lavorare in modo coordinato e condiviso.

Questa modalità di lavoro che coinvolge diverse scuole, organizzazioni di cittadinanza attiva e istituzioni locali, è già una modalità di lavoro in diversi luoghi d’Italia, e all’analisi di alcune di queste esperienze di alleanza educativa si è concentrato il lavoro di ricerca e azione del RapportoPatti Educativi Territoriali e percorsi abilitanti. Un’Indagine Esplorativa”, realizzato, con il contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Paolo Bulgari, dal Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD), l’Alleanza tra Associazioni, Ong, studiosi e ricercatori che si prefigge di avviare processi virtuosi per ridurre le disuguaglianze nell’accesso e nella qualità dei servizi essenziali e nella partecipazione alle decisioni, e  presentato il 1° dicembre 2021 nel corso di un evento, trasmesso in diretta streaming sul sito e sulla pagina facebok del ForumDD. 

La ricerca “Patti Educativi Territoriali e percorsi abilitanti” esplora la natura, le finalità e i cambiamenti generati da 15 patti e alleanze educative attivi sul territorio nazionale, con l’obiettivo di avanzare proposte per costruire un’agenda politica sull’uguaglianza e sull’equità in educazione (intesa come uguaglianza di opportunità), che parta da alcune esperienze territoriali, che possano orientare l’azione di chi può contribuire a determinare le politiche educative e le risorse con cui realizzarle per raggiungere l’obiettivo comune di una maggiore giustizia sociale

I Patti e le Alleanze educative selezionate sono eterogenei, per soggetti coinvolti, tipo di intervento, finanziamenti, obiettivi, livello di formalità, contesto di riferimento, ecc. Per questo, il percorso di ricerca ha privilegiato un taglio esplorativo, di indagine/inchiesta, per documentare e approfondire tale varietà, con l’obiettivo di arrivare a definire cosa sono/possono essere i Patti Educativi Territoriali e le Alleanze Educative, evitando prescrizioni o generalizzazioni: Si so esplorate, utilizzando un approccio induttivo, tre principali dimensioni: a) anatomia e progettualità; 2) sostenibilità e attuazione; 3) cambiamenti generati. 

Rispetto al tema dell’anatomia e della progettualità, è emerso che i Patti e le Alleanze educative intervengono in particolar modo su competenze non cognitive e trasversali, creando opportunità e diverse prospettive di vita in contesti che ne sono spesso privi. Un elemento centrale a tutti i casi studiati è quello della co-progettazione degli obiettivi e degli interventi, la quale impegna tutti i soggetti coinvolti ed è intesa anche come spazio di apprendimento collettivo. L’evoluzione delle esperienze si caratterizza spesso per il susseguirsi di fasi di sperimentazione e fasi di formalizzazione e condivisione di obiettivi, strategie, metodo di lavoro. Le progettualità sono, inoltre, occasioni per il formarsi o il consolidarsi della comunità educante, secondo configurazioni e scale territoriali variabili.

Per quanto riguarda la sostenibilità delle esperienze indagate, è emerso che le risorse economiche arrivano prevalentemente da enti erogatori privati e sono prevalentemente legati a bandi tematici e progetti specifici, meno alla formazione di presìdi territoriali (materiali e immateriali) stabili e continuativi. Oltre alle risorse economiche, tuttavia, l’indagine ha messo in luce quanto la sostenibilità si poggi e sia condizionata dal fattore umano, ovvero la presenza di persone motivate all’interno delle varie istituzioni, aperte a scambi e sinergie. Da questo punto di vista, il turn over di docenti/dirigenti scolastici e la rigidità degli iter burocratici rappresentano fattori di rischio per la continuità nel tempo delle azioni.

Con riferimento ai cambiamenti generati, i Patti e le Alleanze educative portano innovazioni nei contesti scolastici, nelle competenze non disciplinari degli studenti, nelle politiche educative territoriali. In particolare, tra i risultati principali si evidenziano le sperimentazioni didattiche grazie al confronto docente/educatore e la riforma di politiche e strumenti istituzionali.

I Patti e le Alleanze educative possono essere sperimentazioni territoriali che producono conoscenza e apprendimenti istituzionali, per la definizione di più appropriate e integrate politiche ordinarie. Queste sperimentazioni portano innovazione all’interno delle scuole (formazione docenti), negli enti del Terzo settore, negli enti locali, nei soggetti for profit coinvolti, e possono diventare anche laboratori in cui sviluppare una nuova cultura valutativa, definire strumenti di monitoraggio continuo, dar voce ai beneficiari (in particolar modo agli/alle studenti/studentesse). Infine, tali esperienze sono in grado di produrre presìdi territoriali stabili per le comunità locali che necessitano di riconoscimento e consolidamento, anche attraverso finanziamenti destinati non a progetti ma a soggetti, in modo continuativo.

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