5 Dicembre 2021
Risorse e rifiuti Sostenibilità

ETRMA: in Europa si ricicla il 94% degli PFU, ma in Italia l’89%

L’Associazione europea dei costruttori di pneumatici e articoli in gomma (ETRMA) ha pubblicato i dati consolidati relativi al 2019 di gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) da cui si rileva che in UE+ Norvegia, Serbia Svizzera, Regno Unito e Turchia, il 94% degli Pneumatici fuori uso (PFU) è stato raccolto, riciclato per il recupero di materie prime secondarie o avviato a recupero energetico, ma in Italia (89%) ha pesato il fenomeno dei quantitativi stoccati o in attesa di trattamento.

In Europa (UE-27 più Norvegia, Serbia Svizzera, Regno Unito e Turchia) nel 2019 gli pneumatici fuori uso (PFU) raccolti, riciclati o avviati a recupero energetico sono stati 3,45 milioni di tonnellate (-3% sul 2018), pari al 94% dell’immesso al consumo, percentuale non diversa da quella degli anni precedenti (92-95%).

Lo comunica l’European Tyre and Rubber Manufacturers’ Association (ETRMA) che rappresenta l’industria europea degli pneumatici, le cui aziende associate rappresentano il 70% delle vendite globali, e che collabora con le istituzioni dell’UE per rafforzare la sostenibilità e la circolarità del comparto.

Gli PFU vengono raccolti e il loro trattamento è organizzato nei Paesi europei prevalentemente in regime di responsabilità estesa del produttore (EPR). Il materiale recuperato dagli PFU costituisce risorsa importanti per settori quali l’edilizia, l’automotive e il cemento.

Degli PFU recuperati nel 2019 , 1,88 milioni di tonnellate (oltre il 50%) sono state rigenerate in forma di materiale e 1,37 milioni di tonnellate (40%) sono state avviate a recupero energetico, mentre la restante parte è stata suddivisa tra pirolisi, fonderie e altro fine vita. 

Per quanto concerne il riciclo vero e proprio, l’ETRMA sottolinea che 1,34 milioni di tonnellate sono state inviate al processo di granulazione458.000 tonnellate sono state inglobate nel processo di formazione del cemento, 82.300 tonnellate sono state utilizzate nel settore dell’ingegneria civile

La quantità degli PFU stoccati o sconosciuti, e in attesa di trattamento, è stata della metà rispetto ai livelli del 2018.

Dalla tabella allegata si evidenzia che in Italia gli PFU sottoposti a trattamento nel 2019 sono stata pari all’89% di quelli emersi (-5% rispetto alla media europea), la quantità avviata a recupero energetico è stata pari a quella riciclata, ma è rilevante il quantitativo (32.000 tonnellate) stoccato/sconosciuto.

La differenza tra l’arising degli PFU, ovvero il quantitativo di pneumatici fuori uso di cui viene effettivamente fatta richiesta di raccolta, e la quantità degli PFU contabilizzata, ossia la quantità di pneumatici per cui è stato pagato il contributo ambientale necessario per coprire i costi di gestione a fine vita, è un fenomeno conosciuto per l’Italia dove, a causa dei flussi illegali degli pneumatici che entrano nel mercato, non ci sono le coperture finanziare ordinarie sufficienti per gestire in continuità il 100% delle richieste di servizio inviate dai punti di ricambio degli pneumatici (o punti di generazione degli PFU) e che si debba ricorrere, a discrezione degli operatori di gestione degli PFU, a interventi straordinari (raccolta oltre al target di gestione) per cercare di dare risposte concrete alle necessità degli operatori del cambio gomme.

Tant’è che il MATTM (ora MiTE) è dovuto intervenire alla fine dello scorso anno con una Direttiva per disporre che tutte le forme associate alla gestione degli PFU e i sistemi individuali di gestione con immesso superiore alle 200ton, raccolgano e gestiscano quantità ulteriori del 15% rispetto alle quantità prescritte, avvalendosi del contributo ambientale rideterminato per le nuove quantità.

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