25 Settembre 2021
Acqua Risorse e consumi

Acque reflue trattate per un’agricoltura italiana resiliente e sostenibile

Un Convegno svoltosi nell’ambito di Ecomondo 2020, edizione digitale, ha evidenziato che, nonostante il consumo idrico dell’agricoltura nel nostro Paese sia tra i più elevati dell’area mediterranea, solo 15.000 ettari sono irrigati con acque reflue trattate su un totale di 3.300.000 ettari.  

I sistemi di approvvigionamento idrico a scopo irriguo svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare, la salute umana, la crescita economica e diversi valori aggiunti ecosistemici. D’altro canto, l’impatto dei cambiamenti climatici sulla disponibilità di acqua influenza sempre più negativamente l’agricoltura irrigua, che rappresenta oltre il 50% dei consumi idrici italiani (circa il 70% a livello mediterraneo).

Oggi la siccità e i periodi di carenza idrica sono ancora più frequenti, con evidenti ricadute economiche, sociali ed ambientali. Per far fronte a questo grande problema, nell’ambito di una pianificazione idrica integrata, occorre ricorrere all’utilizzo combinato e ottimizzato delle principali infrastrutture idriche (come dighe, bacini idrici, grandi acquedotti), insieme a pratiche sostenibili di gestione delle risorse idriche (ad es. Irrigazione intelligente / di precisione) e al riutilizzo sicuro di acque non convenzionali (acque reflue trattate).

Per affrontare questi problemi presentando politiche e strumenti aggiornati, casi di studio, conoscenze e soluzioni, si è svolto a Ecomondo 2020, edizione digitale, il Convegno “Approvvigionamento idrico sostenibile e resiliente in agricoltura: il ruolo delle grandi infrastrutture idriche e del riuso delle acque reflue depurate”.

Ribadiamo la necessità di avviare un confronto fra tutti gli stakeholders in vista della scadenza del 2024, indicata dall’Unione Europea per armonizzare le normative nazionali con il Regolamento Comunitario sui Requisiti Minimi dell’Acqua di Riuso che, dopo 6 anni di gestazione, è già attuativo, prevedendone l’obbligatorietà in campo agricolo – ha affermato nel suo intervento Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – La scadenza comunitaria sarà un’importante occasione di verifica sulla gestione integrata della risorsa idrica e l’uso delle acque reflue va interpretato come una risorsa aggiuntiva al fabbisogno idrico dell’agricoltura, senza gravare di ulteriori costi il settore che produce cibo, cioè una funzione indispensabile, come ci ricordano la pandemia e le difficoltà che ne conseguono. Serve quindi una gestione del processo depurativo, che sia condivisa, nonché controllata nell’interesse del territorio e delle sue comunità”.

Dopo due anni di iter co-legislativo, il Regolamento UE/2020/741 sul riutilizzo delle acque trattate a fini irrigui in agricoltura, adottato dalla Commissione UE nel 2018, , grazie anche alla pressione esercitata dalla nuova Commissione con l’adozione del Green Deal europeo e il correlato nuovo Piano d’azione per l’economia circolare.

Secondo il Laboratorio Servizi Pubblici Locali di REF Ricerche, Società indipendente che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi conoscitivi e decisionali, che ha recentemente pubblicato il contributo Riuso delle acque depurate in agricoltura: una scelta indifferibile”, il riuso delle acque reflue può assicurare benefici ambientalieconomici e sociali, che “maturano non solo a favore degli utilizzatori finali, ma anche della collettività e degli ecosistemi naturali […]. L’Italia è tra i Paesi che potrebbero trarre i maggiori benefici dal riutilizzo, e le tecnologie di depurazione applicabili sono mature”.

Ad oggi, in Italia su oltre 3.300.000 ettari irrigati, le acque depurate sono utilizzate solo a servizio di 15.000 ettari circa, oltre la metà dei quali in Emilia-Romagna.

Per invertire questa tendenza c’è la necessità di intervenire sull’intera filiera a cominciare dagli impianti di depurazione che in Italia tuttora mancano, come evidenziato peraltro dalle continue procedure d’infrazione avviate nei confronti del nostro Paese in questi anni, alcune delle quali sono sfociate anche in condanne della Corte di giustizia europea.
C’è bisogno di impianti di trattamento dei fanghi che residuano dai processi di depurazione e per i quali non c’è ancora il Decreto di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste).
Insomma sono necessari investimenti e pianificazione.

Nella sua ultima relazione sullo stato di applicazione e i programmi per l’applicazione (a norma dall’articolo 17) della direttiva 91/271/CEE del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane, la Commissione UE ha osservato che gli investimenti nelle infrastrutture per le acque reflue, necessari per conseguire la conformità alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, rappresentano la parte più consistente del totale delle spese supplementari, e che il livello attuale di spesa, in molti Stati membri, è troppo esiguo per raggiungere la conformità e mantenerla a lungo termine.

Peraltro, i costi di investimento per l’installazione e il rinnovo di impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue (euro/abitante/anno) dell’Italia, sulla base dei programmi presentati, sono tra i più  i più bassi, superiori solo a quelli di Lettonia e Portogallo.

Secondo l’OCSE che ha calcolato gli investimenti necessari per raggiungere la piena conformità alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane per i 27 Stati membri e il Regno Unito, sono necessari un totale cumulativo supplementare di 253 miliardi di euro tra il 2020 e il 2030.

Spese supplementari pro capite per i sistemi delle acque reflue e per quelli delle acque potabili (in volume) entro il 2030 (euro/abitante)

Non ci può essere un’economia circolare senza gli investimenti infrastrutturali necessari alla sua realizzazione, e i Fondi messi a disposizione dal Programma Next Generation EU costituiscono un’occasione irripetibile per sostenere i costi per la realizzazione degli impianti necessari.

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