Biodiversità e conservazione Manifestazioni e celebrazioni

Zone umide 2026: celebrare il patrimonio culturale

Per la Giornata mondiale delle zone umide (WWD) che si celebra ogni anno il 2 febbraio, la Segreteria della Convenzione sulle Zone Umide ha scelto come tema  per il 2026 “Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale” per sottolineare il ruolo senza tempo delle conoscenze tradizionali nel sostenere gli ecosistemi delle zone umide e preservare l’identità culturale, evidenziando i legami profondi con tradizioni e pratiche culturali delle comunità di tutto il mondo.  

Il 2 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale delle Zone Umide (World Wetlands Day-WWD) per ricordare la data di adozione nel 1971 della Convenzione internazionale relativa alle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, meglio nota come Convenzione di Ramsar, dal nome della città iraniana sul Mar Caspio, dove si tenne la storica Conferenza Internazionale., convocata per rispondere all’esigenza di invertire il processo di trasformazione e distruzione delle zone umide (paludi e acquitrini, torbiere, bacini naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i 6 metri), ambienti primari per la vita degli uccelli acquatici che devono percorrere particolari rotte migratorie attraverso diversi Stati e Continenti per raggiungere ad ogni stagione i differenti siti di nidificazione, sosta e svernamento.

La Convenzione di Ramsar definisce zone umide “le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri”. 

Sebbene rappresentino solo il 6 % circa della superficie terrestre, la diversità della vita sostenuta dalle zone umide è sproporzionatamente elevata, con circa il 40% di tutte le specie animali e vegetali conosciute che vivono o si riproducono nelle acque interne

Il tema di quest’anno, “Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale“, vuole sottolineare il ruolo senza tempo delle conoscenze tradizionali nel sostenere gli ecosistemi delle zone umide e preservare l’identità culturale, evidenziando i legami profondi con tradizioni e pratiche culturali delle comunità di tutto il mondo.

L’uomo ha convissuto con le zone umide fin dalla preistoria, sfruttandone i benefici e prevenendone le conseguenze indesiderate – ha dichiarato la Segretaria generale della Convenzione sulle Zone Umide Musonda Mumba nel suo messaggio per la Giornata – Nel corso del tempo, un prezioso patrimonio di conoscenze tradizionali è stato dedotto, condiviso e successivamente evoluto. La campagna della Giornata mondiale delle zone umide 2026 riconosce che le conoscenze tradizionali collegano la saggezza del passato al presente e alla futura gestione di questi ecosistemi vitali”.

Per raggiungere l’obiettivo generale per il 2030 di invertire la perdita di biodiversità, secondo ilKunming-Montreal Global Biodiversity Framework”, è fondamentale riconoscere il ruolo che le acque interne naturali svolgono come habitat critici e nel mantenimento dei processi che sono alla base della biodiversità

La regione mediterranea è unica per il suo particolare tipo di clima e la lunghissima storia di sfruttamento umano. Per migliaia di anni, le zone umide intorno al bacino del Mediterraneo hanno fornito alle persone non solo servizi essenziali come acqua, cibo, materiali e trasporti, ma hanno anche svolto un ruolo fondamentale nelle loro attività sociali e culturali.

Secondo lo Studio “Action for culture in Mediterranean wetlands” esistono forti legami tra gli abitanti locali e le zone umide, evidenziati dal fatto che le popolazioni mediterranee non solo le utilizzavano, ma vi vivevano e vi vivono ancora, come negli arcaici insediamenti lacustri. Anche Venezia e Tunisi, due grandi città del Mediterraneo, sono costruite in zone umide. Queste scelte insediative dimostrano come le comunità locali del bacino del Mediterraneo abbiano sviluppato forti legami culturali con i siti umidi. Purtroppo, nell’ultimo secolo si è assistito alla perdita di oltre la metà di queste aree, con conseguente drastico degrado delle loro funzioni e perdita di valore. Nonostante i numerosi tentativi di contrastare questa tendenza, il degrado e la perdita non sono ancora stati arrestati o invertiti.

Nell’ambito della Giornata, MedWet (Mediterranean Wet Zones Initiative) che riunisce 27 Paesi mediterranei e peri-mediterranei che sono Parti della Convenzione Ramsar e che si pone l’obiettivo di garantire e sostenere l’efficace conservazione delle funzioni e dei valori delle zone umide del Mediterraneo e l’uso sostenibile delle loro risorse e dei loro servizi, ha lanciato la campagna #CultureForWetlands per celebrare e riconoscere il patrimonio culturale e le conoscenze tradizionali come parte integrante del futuro delle zone umide del Mediterraneo.

In Italia le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar sono ad oggi 61, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 78.385 ettari. Inoltre sono stati emanati i Decreti Ministeriali per l’istituzione di ulteriori 5 aree e, al momento, è in corso la procedura per il riconoscimento internazionale.

Numerose iniziative sono in programma anche in Italia. In particolare Legambiente organizza oltre 60 eventi, dal 30 gennaio  al 13 febbraio 2026  (Qui il calendario e le località)., dove sono previsti escursioni guidate, birdwatching e momenti formativi con lezioni, proiezioni, approfondimenti, azioni di volontariato.

Un evento celebrativo nazionale, organizzato dal MASE, FAO, ISPRA, Regione Lazio e Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, prevede una sessione istituzionale mattutina presso la sede della FAO ed una sessione pomeridiana presso la Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, a pochi chilometri a nord di Roma. Inoltre, è prevista una visita guidata al Lago di Nazzano, uno dei primi Siti Ramsar a essere istituiti nel nostro Paese (Qui il Programma). È possibile partecipare all’evento, sia in presenza che da remoto, compilando il modulo di registrazione al link https://forms.office.com/e/bRSMfpRpWY.

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