In vista dell’adozione da parte della Commissione UE di nuovo “Quadro integrato per la resilienza climatica e la gestione dei rischi in Europa”, per il quale è stata avviata una Consultazione pubblica, è stato pubblicato lo Studio, condotto dalla società di consulenza Ricardo e dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti climatici (CMCC), sugli investimenti necessari per l’adattamento climatico dei Paesi membri.
Gli Stati membri dell’UE dovrebbero investire circa 70 miliardi di euro all’anno fino al 2050 nell’adattamento climatico: circa 30 miliardi di euro sono necessari per le infrastrutture, 21 miliardi di euro per gli ecosistemi e 12 miliardi di euro per la sicurezza alimentare. Francia, Italia, Germania e Spagna presentano i maggiori fabbisogni di investimenti, anche a causa delle loro dimensioni. L’Italia da sola dovrebbe investire oltre 10 miliardi l’anno, lo 0,4% del PIL.
Lo rileva lo Studio “Assessment of EU and Member States adaptation investment needs. Study on the macro-economic impacts of the climate transition” (Valutazione delle esigenze di investimento per l’adattamento dell’UE e degli Stati membri. Studio sugli impatti macroeconomici della transizione climatica) pubblicato il 23 gennaio 2026 e commissionato a Ricardo, Società globale di consulenza strategica ambientale, e al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) dall’Agenzia europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente (CINEA, in vista della predisposizione da parte della Commissione UE di un nuovo Quadro integrato per la resilienza climatica e la gestione dei rischi in Europa, prevista per la seconda metà del 2026 e per il quale è stata avviata una Consultazione pubblica (scadenza 23 febbraio 2026).
Lo scopo della valutazione è fornire una stima solida e basata su prove concrete del fabbisogno di investimenti – rappresentato dal costo di attuazione delle azioni di adattamento – necessari per adattarsi ai rischi climatici in Europa. Con l’intensificarsi degli impatti climatici, comprendere la portata e la distribuzione del fabbisogno di investimenti per l’adattamento diventa sempre più importante per la pianificazione delle politiche, l’allocazione del bilancio e la definizione delle priorità strategiche. L’analisi supporta il lavoro complessivo della Commissione IUE sull’adattamento e la resilienza, nell’orientare gli Stati membri nello sviluppo di risposte coerenti ed economicamente vantaggiose ai rischi climatici e negli sforzi per integrare l’adattamento nei quadri fiscali, anche alla luce delle Raccomandazioni della Corte dei Conti europea (ECA).
I risultati si basano su una metodologia in 4 fasi documentata in relazioni dettagliate, pubblicate insieme allo studio per garantire trasparenza e replicabilità:
1. Identificazione dei rischi climatici, sulla base dei Piani e delle Strategie nazionale e dell’European Climate Risk Assessment (EUCRA);
2. Identificazione delle misure di adattamento e loro mappatura ai rischi;
3. Identificazione dei dati sui costi per una rosa ristretta di misure di adattamento;
4. Adattamento dei dati sui costi al livello e alle caratteristiche degli Stati membri.

Lo studio rileva che sono necessari 70 miliardi di euro annui da investire nell’adattamento, di circa 30 miliardi di euro sono necessari per le infrastrutture, 21 miliardi di euro per gli ecosistemi e 12 miliardi di euro per la sicurezza alimentare.
Il fabbisogno di investimenti varia significativamente tra gli Stati membri. I Paesi più grandi come Francia, Italia, Germania, Spagna e Svezia rappresentano la maggior parte degli investimenti, mentre gli Stati membri più piccoli devono affrontare requisiti assoluti molto inferiori. Le differenze sono anche determinate dai contesti nazionali: i paesi mediterranei hanno un fabbisogno di investimenti proporzionalmente maggiore per la prevenzione degli incendi boschivi e l’adattamento delle colture, le nazioni costiere come Paesi Bassi e Italia devono far fronte a una maggiore domanda di protezione costiera, e i paesi dell’Europa centrale e orientale registrano un fabbisogno di investimenti relativo maggiore per il ripristino del suolo e la resilienza agricola.
“In questo contesto, l’Italia si trova ad affrontare il fabbisogno di riqualificazione più elevato, con un valore attuale netto stimato di 33 miliardi di euro al 2050, rispetto ai circa 18-19 miliardi di euro di Francia e Germania – vi si legge – Ciò riflette l’enfasi che l’Italia ha posto sulle strategie nazionali di ristrutturazione delineate nel Piano Nazionale Energia e Clima (PNEC).
Si stima che il settore alimentare necessiti di 11,5 miliardi di euro all’anno in investimenti per l’adattamento, con un valore attuale netto cumulativo di circa 200 miliardi di euro entro il 2050. Il fabbisogno di investimenti è concentrato in un numero limitato di Stati membri con grandi sistemi agricoli, in particolare Francia, Italia, Spagna, Germania, Paesi Bassi e Polonia. Questi 6 paesi insieme rappresentano circa due terzi del fabbisogno totale del settore.
Anche l’adattamento legato all’acqua emerge come una priorità centrale. L’ammodernamento degli impianti di trattamento delle acque reflue rappresenta quasi un quarto del fabbisogno di investimenti settoriali, concentrato in alcuni Paesi come l’Italia, il cui fabbisogno di investimenti è considerevolmente più elevato rispetto ad altri Stati membri (714 milioni di euro all’anno rispetto ai 132 milioni di euro della Spagna e 131 milioni di euro della Francia). Ciò suggerisce che il cambiamento climatico sta intensificando le sfide infrastrutturali esistenti e che le politiche di adattamento in ambito sanitario non possono essere separate dalle strategie per la qualità dell’acqua e l’igiene.
In termini di gravità, il rischio di danni a infrastrutture ed edifici dovuti a cambiamenti climatici a lenta insorgenza e a eventi climatici estremi è stato classificato come critico da 15 Stati membri, sostanziale da 8 Stati membri e limitato da 3 Stati membri, con la gravità limitata assegnata a Bulgaria, Estonia e Finlandia.
Il rischio di interruzione dell’elettricità dovuta agli impatti del caldo e della siccità sulla produzione di energia e sul picco della domanda è stato classificato come catastrofico da Italia e Croazia, critico da 5 Stati membri, sostanziale da 12 Stati membri e limitato da 5 Stati membri.
L’interruzione diffusa del trasporto marittimo è stata valutata come critica da Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Italia, Portogallo e Spagna, e l’interruzione diffusa del trasporto terrestre è stata classificata come critica da 7 Stati membri (Austria, Ungheria, Italia, Malta, Portogallo, Croazia e Slovacchia).
Lo studio sottolinea che l’attuale offerta di finanziamenti per l’adattamento è insufficiente e che investire nell’adattamento offre benefici collaterali, tra cui la mitigazione del cambiamento climatico.
Sebbene lo studio rappresenti un importante passo avanti nella comprensione della portata e della natura delle esigenze di investimento per l’adattamento, viene sottolineata la necessità di dati migliori sui costi di adattamento.
Anche le esigenze di investimenti per l’adattamento e i rischi climatici dovrebbero essere meglio integrati nella pianificazione di bilancio nazionale, dato il ruolo primario che il settore pubblico svolgerà nell’attuazione delle misure di adattamento.
Infine, lo studio sottolinea che sono necessari ulteriori lavori per valutare le esigenze in una serie di scenari climatici, gli obiettivi di resilienza desiderati e i rischi residui, nonché per valutare i rapporti costi-benefici delle misure di adattamento.
Immagine di copertina: Fonte, Unione Europea, 2025
