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Spreco alimentare: in leggero calo ma peso economico elevato

di Anna Rita Rossi

Il 25 settembre 2025, alla vigilia della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (29 settembre), è stata presentata a Roma un’anteprima la XIII edizione del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher International, che mostra come, nonostante il leggero calo, lo spreco alimentare in Italia sia ancora sopra la media europea.

In vista della VI edizione della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari(International Day of Awareness for Food Loss and Waste- IDAFLW) che si celebra il29 settembree che quest’anno ha per tema”Basta sprechi alimentari! Per le persone e il pianeta”, per sollecitaremisure urgenti e collettive per garantire un futuro alimentare sostenibile per tutti, è stato presentato in anteprima a Roma il 25 settembre 2025 nel corso di unevento dedicato l’Osservatorio Waste Watcher International ha presentato a Roma in anteprima il Rapporto specialesugli sprechi alimentari (Cross Country e Italia) con dati aggiornati ad agosto 2025, e confocus sul legame tra crisi climatiche, conflitti internazionali e comportamenti alimentari.

L’indagine si basa sul comportamento degli italiani nel mese di agosto 2025, attraverso l’indagine promossa dallaCampagna pubblica Spreco Zerocon ilDipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari(DISTAL) dell’Università di Bologna, elaborati daIpsos.

A livello mondiale, lo spreco alimentare raggiunge dimensioni impressionanti: ogni anno si perdono o sprecano 1 miliardo e 50 milioni di tonnellate di cibo, pari a circa un terzo della produzione totale. Questo fenomeno è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e comporta uno spreco di risorse enorme: il 28% dei terreni agricoli coltivati e il 25% dell’acqua dolce vengono utilizzati per produrre alimenti che non arriveranno mai a tavola. Le conseguenze sociali sono paradossali:mentre si dissipano 3,5 miliardi di pasti al giorno, 673 milioni di persone soffrono la fame e 2,3 miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare

Il quadro continentale conferma le contraddizioni
“Nell’Unione europea si sprecano 59 milioni di tonnellate di cibo all’anno, equivalenti a 132 kg pro capite– ha affermato l’economista e fondatore di Last Minute Market, Andrea Segrè –L’Italia, con 139 kg, si colloca poco sopra la media europea, segnale di una minore attenzione delle famiglie. Il peso economico rimane assai rilevante: oltre 14 miliardi di euro buttati ogni anno lungo la filiera agroalimentare. La politica europea ha recentemente compiuto un passo avanti con la revisione della Waste Framework Directive, che introduce obiettivi vincolanti: -10% di spreco nell’industria alimentare e -30% nei consumi finali (famiglie e ristorazione) entro il 2030. Obiettivi importanti, ma meno ambiziosi rispetto al traguardo fissato dall’Agenda ONU 2030, che chiede di dimezzare sprechi e perdite alimentari in tutta la filiera. Una differenza che segnala il rischio di un impegno non all’altezza delle sfide globali, soprattutto a livello domestico”. 

Ogni cittadino italiano spreca in media 555,8 grammi di cibo ogni settimana (-18,7% rispetto al 2024), ovvero oltre 28,9 kg l’anno. Il dato, in calo di 95 grammi rispetto al 2015, mantiene peròl’Italia sopra la media europea e lontana dal traguardo di 369,7 grammi settimanali fissato per il 2030. alimentare rispetto alla media 2021-2023.

Nella settimana di rilevazione, la quantità media di cibo buttato per persona è stata pari a 555,8 grammi, contro i 683,3 grammi registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di un calo significativo (-19%), anche se ogni individuo continua a gettare via oltre mezzo chilo di alimenti a settimana, che nell’arco dell’anno diventano quasi 29 kg. I prodotti più sprecati sono quelli freschi e deperibili: frutta (22,9 g), verdure (21,5 g), pane fresco (19,5 g), insalata (18,4 g) e ortaggi come cipolle, aglio e tuberi (16,9 g). Questa graduatoria evidenzia quanto la gestione dei prodotti a breve conservazione resti una sfida domestica, legata alla pianificazione dei pasti e alle pratiche di conservazione.

Profili familiari 
I profili familiari mostrano notevoli differenze. I nuclei senza figli risultano i più spreconi (+14%), mentre chi ha bambini registra un -17% rispetto alla media. Dal punto di vista socioeconomico, sprecano di più le famiglie appartenenti al ceto medio-basso (+4%) e al ceto popolare (+2%), con un dato particolarmente rilevante: tra quest’ultimo gruppo si osserva un aumento del 25% rispetto al 2024. 

Al contrario, famiglie del ceto medio, residenti nei piccoli comuni (-2%) e nelle grandi città (-9%) appaiono più attente nella gestione del cibo. Queste differenze dimostrano che lo spreco è un fenomeno tutt’altro che uniforme: a influenzarlo sono la composizione familiare, il reddito, il livello di istruzione e la complessità organizzativa della vita quotidiana.

Le diversità geografiche 
La geografia dello spreco rivela differenze marcate– ha osservatoLuca Falasconi dell’Università diBologna-DISTAL e curatore del rapporto –Il Sud si conferma l’area più critica, con 628,6 grammi pro capite alla settimana (+13% rispetto alla media nazionale), dove a finire nel cestino sono soprattutto pasta cruda, salse, pizza fatta in casa, legumi, formaggi e pesce. Il Nord si attesta a 515,2 grammi (-7%), mentre il Centro registra i valori più bassi, con 490,6 grammi a settimana (-12%). Questo quadro dimostra che lo spreco alimentare non è legato solo ai comportamenti individuali, ma riflette anche stili di consumo, abitudini familiari e contesti socioculturali. Per questo motivo, le politiche di prevenzione dovranno necessariamente tenere conto delle specificità territoriali”.

La gestione domestica 
Quando si chiede alle famiglie di spiegare le cause dello spreco, emergono soprattutto fattori legati alla gestione domestica: la frutta e la verdura che si deteriorano troppo in fretta (37%), la dimenticanza degli alimenti in frigo o dispensa (31%, in calo di 6 punti) e la paura di restare senza scorte (31%, -1 punto). Seguono motivazioni legate al momento dell’acquisto: offerte troppo numerose (29%) o prodotti già poco freschi al momento della vendita (29%, -8 punti). Altri motivi ricorrenti sono l’incapacità di conservare bene il cibo (-6%), la scarsa propensione a consumare gli avanzi, gli acquisti eccessivi o errori nel calcolo delle quantità. In sintesi, lo spreco nasce soprattutto da un mix di disattenzioni, cattive abitudini e carenza di competenze pratiche nella gestione della cucina.

Serve più educazione e supporto
Il quadro che emerge conferma che, nonostante i progressi, resta ancora molto da fare.  Lo spreco domestico continua a essere il risultato di comportamenti quotidiani, abitudini radicate e difficoltà organizzative. Per ridurlo in modo strutturale servono interventi mirati: dall’educazione alimentare alla promozione di strumenti pratici di supporto, fino a strategie di comunicazione differenziate per territorio e gruppo sociale. Solo così sarà possibile trasformare i segnali positivi in un cambiamento duraturo, riducendo il peso dello spreco sulle famiglie, sull’ambiente e sull’economia.

Il contesto internazionale influenza fortemente le scelte dei consumatori
La difficile situazione internazionalecon guerre, dazi e cambiamenti climatici hanno spinto il 37% degli italiani a privilegiare prodotti made in Italy e il 22% a orientarsi su alimenti locali e a chilometro zero. Due italiani su tre dichiarano di aver rafforzato l’attenzione all’ambiente, mentre uno su due guarda all’impatto ambientale dei prodotti acquistati. Il caldo anomalo dell’estate, inoltre, ha reso più urgente il consumo immediato di alimenti deperibili.

Generazione antispreco
Il vero motore del cambiamento è la Generazione Z (nati tra 1997 e 2012), circa 9 milioni di italiani. I dati li incoronano campioni di sostenibilità: sprecano il 22% in meno dei boomers e il 15% in meno dei Millennials, con un calo domestico del 12% nell’ultimo anno, superiore alla media nazionale (-8%). Gli Z sfruttano anche il digitale per gestire meglio il cibo: il 72%usa app per spesa e pianificazione pasti, il 61% ha scaricato loSprecometro, il 45% partecipa acommunity online di cucina anti avanzi. Inoltre, il 41% predilige prodotti locali e stagionali, il 17% riduce il consumo di carne, oltre metà riutilizza gli scarti. L’educazione alimentare ha un ruolo decisivo: il 64% dei giovani coinvolti in progetti scolastici dichiara di aver ridotto lo spreco domestico

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