22 Ottobre 2021
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Microplastiche: la stima delle immissioni annuali del Po in Adriatico

Uno Studio sperimentale condotto dall’Università di Ferrara volto quantificare e caratterizzare le particelle di plastica immesse dal Po nel mare Adriatico ha stimato che il grande fiume scarica ogni anno circa 145 tonnellate di microplastiche, con ripercussioni sugli ecosistemi marini e sull’economia dell’area.

Ogni anno il Po immette in Adriatico circa 145 tonnellate di microplastiche.

La stima emerge dallo Studio Temporal variation of floatable plastic particles in the largest Italian river, the Po”, pubblicato sulla rivista scientifica del settore “Marine Pollution Bulletin”, condotto da un gruppo di ricercatori coordinati dal Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie dell’Università di Ferrara.

Lo Studio fa parte di un più ampio progetto teso a fornire un quadro aggiornato riguardo all’inquinamento da plastiche e microplastiche nel settore nord-occidentale del mare Adriatico, un’area dove la pesca e l’acquacoltura costituiscono dei settori trainanti delle economie locali.

Tramite una slitta di tipo “Manta” che viene posizionata ogni mese sulla superficie di una sezione del fiume Po presso Santa Maria Maddalena sono stati raccolti e classificati i materiali trasportati dalle acque. In totale, sono state raccolte 5063 particelle di plastica, l’80,6% delle quali erano microplastiche (<5 mm). La caratterizzazione mediante spettroscopia FT-IR ha evidenziato 7 polimeri, di cui polietilene (PE), polipropilene (PP) e polistirene (PS) rappresentavano rispettivamente il 40,5%, 25,7% e 14,9%

La più alta concentrazione di plastica è stata registrata a dicembre, mentre la più bassa ad agosto, per una stima di carico annuo di particelle di plastica galleggianti trasportate dal fiume Po di 145 tonnellate. 

È una quantità importante, ma fortunatamente molto inferiore a quanto riportato per altri fiumi, come il Danubio o altri fiumi asiatici e africani, dove il contesto geo-socio-economico è però molto diverso – ha dichiarato Michele Mistri, Coordinatore del corso di laurea di Tecnologie agrarie e Acquacoltura del Delta dell’Università di Ferrara – hanno partecipato anche alcune studentesse e studenti in tirocinio presso i nostri laboratori, prima del lockdown. È stata un’esperienza importante, che ha permesso alle ragazze e ai ragazzi di prendere confidenza con la ricerca di base in campo e in laboratorio su di un tema quanto mai di attualità: il problema derivante dalla presenza di microplastiche è il rischio del loro trasferimento e accumulo lungo la catena alimentare. Se da un lato il potenziale effetto sanitario è ancora poco noto, ancor meno noto è il livello di accumulo di microplastiche nella rete trofica marina, e quantificarne l’input veicolato dal principale fiume italiano è il primo passo verso la comprensione delle dinamiche di accumulo”.

Un precedente Studio condotto da ricercatori di università britanniche e norvegesi e pubblicato online sullo stesso Marine Pollution Bullettin, ha stimato che il danno economico determinato dalle plastiche in mare può arrivare fino a 33.000 dollari a tonnellata.

Grazie ai contributi per la ricerca erogati da Unife, dal Flag Costa Emilia Romagna e dalla Regione Veneto tramite gli strumenti Feamp – ha chiosato Mistri – abbiamo iniziato, già da qualche anno, a monitorare plastiche e microplastiche dapprima sulle spiagge emiliano-venete, poi, con il contributo dei pescatori di Goro, Scardovari, Pila e Chioggia, sui fondali dell’Adriatico settentrionale. Contemporaneamente abbiamo analizzato i contenuti stomacali di numerose specie ittiche tipiche dell’area, dalle acciughe alle passere, per finire, appunto, con la quantificazione delle microplastiche che, tramite il Po, vengono riversate in mare. Una volta terminata la raccolta, l’analisi e l’elaborazione, tutti questi dati potranno costituire un’utile base di partenza per definire misure di sorveglianza, prevenzione e mitigazione dell’inquinamento marino da rifiuti plastici”.

In copertina: La slitta di tipo “Manta” posizionata sulla superficie del fiume Po per raccogliere e classificare i materiali veicolati (Fonte: Unife)

Eleonora Giovannini

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