5 Dicembre 2021
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Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

25 novembre 2017 giornata internazionale contro violenza sulle donne

Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere quello che sei. Non è amore, se ti picchia. Non è amore se ti umilia. Non è amore se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piace. Non è amore se non rispetta la tua volontà. Non è amore se ti impedisce di studiare o di lavorare. Non è amore se ti tradisce. Non è amore, se colpisce i tuoi figli. Il nome è abuso. E tu meriti l’amore. Molto amore”.

Sono le parole usate da Noemi Durini nel suo ultimo post su Facebook prima che la sua vita fosse spezzata dal suo fidanzato, che il Presidente del Senato Pietro Grasso ha ricordato, aprendo il 23 novembre 2017 i lavori del Seminario “Fermare la violenza contro le donne. Insieme si può fare”, organizzato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, alla vigilia del 25 novembre 2017 Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (International Day for the Elimination of Violence against Women), che avvia la Campagna ONU che si concluderà il 10 dicembre 2017 “Giornata per i Diritti Umani”. Il “ponte” tra due date vuole proprio sottolineare il fatto che la violenza contro le donne è una vera e propria violazione dei diritti umani.
Si può aderire alla Campagna attraverso i canali Facebook  e Twitter, e condividendo sui social network gli hashtag #16days e #orangetheworld, postando foto e video riguardanti il proprio contributo in questa battaglia culturale.

Nel corso del Seminario, svoltosi nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato, è stato diffuso il Dossier  con i primi dati elaborati in modo sistematico dalla Commissione e forniti durante le audizioni, soprattutto da IstatMinistero dell’Interno Forze dell’Ordine.

È un tema che tutti noi vorremmo appartenesse al passato ma, purtroppo, non è così – ha affermato il Presidente Grasso – La cronaca è tristemente colma di storie dove uomini di tutte le età usano la violenza, nelle sue diverse forme, contro le donne. L’ho già detto in passato ma ci tengo a ribadirlo: tutto ciò che limita una donna nella sua identità e libertà è una violenza di genere. Quello che desta ancor più allarme è che per ogni storia di cui abbiamo notizia ce ne sono molte altre dove il dolore e la violenza vengono avvolti dal silenzio, dalla vergogna, dall’impunità”.

Dai dati emerge che 6 milioni e 788 mila donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre (31,5%) riferiscono di aver subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, dallo strattonamento o molestia fino allo stupro e che gli autori delle violenze più gravi sono prevalentemente i partner attuali o gli ex: 2 milioni e 800 mila donne ne sono state vittime.

Nel Dossier si indica anche come il 10% delle donne dichiari di aver subito una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni.
Ma sono le donne straniere a denunciare di più: il 17% contro l’11% delle italiane e a richiedere l’aiuto dei centri antiviolenza.
Il maggior numero di vittime – una su tre – ha più di 64 anni. Il 19% delle donne assassinate ha tra i 35 e 44 anni, il 18% è tra i 45 e i 54. In rapporto alla popolazione femminile residente, il maggior numero di omicidi avviene in Umbria (7,8%), in Calabria (6,8%) e in Campania (6,5%).

In termini assoluti, secondo il Rapporto di EURES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali) che registra 11 donne uccise nei primi 10 mesi del 2017, il numero più alto di femminicidi è avvenuto in Lombardia, seguita da Veneto, Campania ed Emilia-Romagna. Nel Rapporto si evidenzia che il 76,7% dei femminicidi è maturato in un contesto familiare e affettivo con una forte connotazione negativa data da possesso, gelosia, isolamento e disagio. Il numero dei femminicidi in Italia tra il 2015 e il 2016 è passato da 142 a 150 (+5,6%). L’aumento del fenomeno è avvenuto soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro.

Nel 2016 è il Nord ad essere l’area più interessata con 78 femminicidi (il 52%) e un incremento del 30% rispetto alle 60 vittime del 2015. Sono in aumento anche i casi al Centro (+30%), dove le vittime sono passate da 20 a 26 (il 17,3%). Sono invece in forte calo i casi al Sud, che sono scesi da 62 a 46 (-25,8%), diminuendo anche la relativa incidenza sul dato nazionale (dal 43,7% del 2015 al 30,7%).

Al Nord, dunque, si registra il rischio maggiore, con un indice pari a 5,5 femminicidi ogni milione di donne residenti, a fronte di 4,3 al Sud e di 4,2 al Centro (4,8 complessivamente in Italia).
In Lombardia si sono registrate 25 vittime nel 2016, contro i 17 casi del Veneto, regione che fa segnare un forte aumento rispetto ai 7 del 2015. Segue poi la Campania (nonostante un calo dei casi, passati 31 a 16), e quarta l’Emilia-Romagna (13).

Dal 2000 al 2016 la quasi totalità degli autori di femminicidio è un uomo (91,9%) e nello stesso periodo sono da aggiungere 184 prostitute uccise. Oltre un quarto delle donne uccise in Italia nel 2016 (38 vittime, pari al 25,3%) risulta di nazionalità non italiana, con un incremento del 40,7%.

L’aumento dei casi complessivamente registrato nel 2016 (+5,6%), è quindi attribuibile alla sola componente straniera, mentre diminuiscono leggermente i femminicidi di donne italiane (da 115 a 112, pari a -2,6%). L’8% di femminicidi con vittime italiane è stato commesso da stranieri, il 92% da italiani.

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